Archivi per ottobre 2006

Fantasma

24 ottobre 2006

La casa ha 2 porte d’ingresso identiche, con la stessa maniglia di ottone: appena entro nella prima, la seconda scompare. Il buio mi acceca e la puzza di muffa mi fa mancare il respiro, ma sento strani rumori che provengono da chissà dove.

Lascio che gli occhi si abituino ai contorni sconosciuti e scorgo un divano di velluto, vecchio ed antiquato, coi cuscini a ricche decorazioni ed una bambola bionda sdraiata in maniera scomposta. Un vassoio sul tavolo raccoglie bucce d’arancia ormai secche, e c’è della cenere sul vetro. Le voci tacciono, poi riprendono. Mi batte il cuore, ma avanzo verso quella che so essere la cucina, le piastrelle bianche quasi risplendono in confronto al grigio in cui sono immerso e ne sono attratto inesorabilmente.

La pentola di rame è pulita, c’è un barattolo con il sale grosso ed uno straccio ancora umido. Fiori secchi crollano da un vaso scheggiato sul tavolo del tinello, dove trionfa un centrotavola ad uncinetto di colore turchese. Lo sfioro con le dita e cadono 2 petali di giglio, i fanali di un’auto tracciano macchie gialle sulla parete e mi accorgo che le imposte che danno sul terrazzino sono aperte.

Mi affaccio ed il freddo mi avvilisce. Vedo la notte e la solitudine e mi scendono le lacrime agli occhi, le voci riprendono consistenza e torno in casa, mi avvio verso la camera da letto. C’è un quadro in corridoio, una cornice pretenziosa ed una posizione scomoda, la porta della camera è aperta, posso vedere i piedi di un uomo che escono dalla trapunta a quadri.

Avanzo sicuro con il coraggio di chi sa di trovarsi in un sogno e vuol sapere come va a finire prima di svegliarsi, l’uomo non è solo e sta facendo l’amore con la sua donna, scherzando e ridendo sotto la trapunta a quadri. Non sanno che sono lì, non mi vedono, sembrano felici.

duecento

17 ottobre 2006

ahahah 200 post, incredibile ma ci sono arrivato! saranno pochi saranno molti? bah, fatto sta che è una cosa spassosa pubblicare ogni giorno facezie, la storia di 4 passi, ricordi e foto. Ma devo confessare che mi piace anche tanto leggere i commenti ed i blog di tanti nuovi amici, che fanno clic sulle mie 20-30 righe di bla bla bla.

soltanto quattro mesi, ma sono già arrivato ad inanellare tanti piccoli frammenti di questa webcarta che non si strappa, e che non posso cancellare, perchè ormai qualcuno li ha raccolti e conservati nella propria memoria! è questo il bello del blog, la parte che lo differenzia dal diario col lucchetto, e cioè che non è solo tuo, ma di chi ti commenta e ti legge. Bravo me che sto riuscendo a continuare questo rapporto virtuale ed affascinante con la mia pazza mente (e con le altrettanto folli VOSTRE menti :-) ) che si piazza al secondo posto nella classifica di durata dei miei amori di sempre ahahah…beh esagero come al solito.

Ma adesso andiamo avanti verso la cretinata numero vattelapesca, man mano che ne scrivo aumenta la voglia di sfornarne altre :-) sarà che la fantasia mi aiuta abbastanza, sarà che la faccia tosta di sparare  una cazzata dopo l’altra non mi passa ancora, insomma faremo ancora più di una chiacchierata, mi sa.

Quasi quasi chiudo il post delirante, ma… manca ancora una piccola parte…una sorpresa!
aaaah pietà con sta sorpresa!” - vi sento gridare… ahah bravi avete fatto bene a lamentarvi, tanto la sorpresa è una di quelle che ha una specie di caccia al tesoro incorporata. L’avete già scartocciata?

Convenzioni

16 ottobre 2006

Cosa non a prospettiva Che
potrà grandi destra faccia sfizio
mai fesserie? e bene di
scrivere Noi riga e cazzo
uno siamo per dunque non
alle abituati riga, proviamo, siete
sette a ma scrivendo forse
di leggere dicono colonna d’accordo
mattina da che per con
se sinistra cambiare colonna.me?

Verde speranza

11 ottobre 2006

Il pappagallino verde mela abitava in una gabbia verde scuro poggiata su un davanzale davanti a una tenda verde chiaro. Le foglie di lattuga arrivavano ogni giorno dal lato sinistro, il becchime dal lato destro. La vita del pappagallino era molto semplice: due salti di qua, due salti di là, uno “squiiit”, e via da capo per due di qua, due di là, squiit.

I bimbi della casa si ricordavano di quel giocattolo ogni tanto, quando curiosi infilavano i ditini tra le sbarre della verde gabbia per poi ritirarli all’appressarsi dell’incredulo volatile. E poichè erano bimbi, e avevan detto loro che i pappagalli ripetono le parole, cominciavano la lezione di italiano, insegnando parole d’ogni tipo, senza peraltro mai ricevere in cambio una sillaba.

La lunga giornata del pappagallino si svolgeva lenta e piatta tra i due piccoli trespoli: si lisciava le penne, osservava l’universo, rifletteva sul perchè delle cose. In cambio, lattuga e becchime. Dopo un anno di verde prigionia, qualcuno aprì la gabbia, ed il pappagallino fu investito da una corrente d’aria non a strisce, si stupì e si avvicinò al vuoto. Osservò, aprì le ali, e volò. Ah, quanto gli dolevano le ali! Non ricordava più come volare! E non sapeva più dove volare, ma volò in alto e volò via dalla lattuga e via dal trespolo.

L’aria era calda, i colori accecanti, i suoni lo stordivano e le ali gli facevano male, per cui si riposò sul primo ramo del primo albero che incontrò. Non c’era lattuga, e cominciò ad aver paura. In questa nuova gabbia, bisognava volare senza sosta, ma le sue ali gli facevano male. In questa nuova gabbia il becchime era nascosto e non sapeva dove trovarlo; in questa nuova gabbia c’erano uccelli più grandi, dal becco più forte, come quello che volava dritto verso di lui.

Caos

7 ottobre 2006

Fulmini gialli urla uccelli volano via via per sempre via un tuono ancora
pioggia già cadi gelo ghiaccio nel cuore
freddo ho freddo
gocce sul volto
ed è buio, notte nubi buio terrore un urlo ancora uno, aiuto son solo
solo non ha senso sono solo scorre il tempo senza me io resto fermo
aspettatemi

    ah! le mie mani sono fredde sono bianche

ah non vedo più nulla non vedo non vedo perchè a me? perchè a me?
è finito respiro lento più lento più lentamente piano ce la faccio sì posso
i miei piedi sono freddi sono bianchi
i miei occhi sono gonfi, altre gocce sul mio volto, un tuono un lampo
muovo un passo.

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