Archivi per novembre 2006

Straniero

30 novembre 2006

A oe io i eo oì. Eo i ae io ua oa e iee uo ee u aa oa.
E’ ua iuaioe aeo iiie a oeee a uo. O ouaee eio i o ioae ueo e io i ueo o.
IIao i u oo ao i oeioi, ee ai o oo ai i auae.

non puoi farci nulla

29 novembre 2006

Alla porta c’è un ragazzo con gli occhi gonfi di sonno perduto. Senza parlare, lascia che io guardi e si mette e rovistare nell’armadio. Nella stanza c’è un amico, che si sta rifacendo il letto. Si volta meccanicamente a vedere chi è, poi continua senza badare a me. Li lascio in pace e busso all’altra porta del pianerottolo, mi apre una ragazza scalza, coi capelli raccolti da un elastico e l’aria seccata. Senza parlare, mi lascia osservare. Vedo i piedi e le gambe di un uomo sdraiato sul letto, la luce azzurrina della tv accesa. Li lascio stare, e busso alla terza porta.

In strada c’è la domenica mattina, col rumore delle stoviglie dalle finestre aperte, i ricami del sole sull’asfalto e una vecchia che canta rime dimenticate da tutti:

Oh dolce amore mio
l’attesa mi distrugge
la nostra vita sfugge
ritorna qui da me.
Oh cara innamorata
non stare più in pensiero
l’amore nostro è vero
ritornerò da te.”

Un balordo piscia dietro i bidoni dei rifiuti e nel ricordo della vecchia. Vorrei prenderlo a cazzotti, ma non sono che in un sogno, ed è ora che mi svegli.

A casa di Adamo

28 novembre 2006

Casa miaProsegue il tour virtuale tra le mie 4 mura. Stavolta è il turno dell’angolo numero 3, descritto come di consueto in vezzoso rococò :

…domina il legno in questo scorcio accogliente e vissuto: calde tonalità si inseguono e si moltiplicano in un placido “benvenuto” all’ospite cortese. Notate la funzionalità dei cubi lignei, prodighi di spazio, imperiosi nel design, capienti di note e di suoni delicati.

Notate altresì, gentili lettori, la nonchalanche con la quale sono disposti gli oggetti sul ripiano, un’ armonica stesura fa da contrappunto all’imperiosa centralina isdn: libri in pila in attesa di tornare in biblioteca; caramelle in barattolo; bollette da pagare e bollette già pagate sapientemente adagiate accanto al nevralgico apparecchio telefonico.

Sulla sinistra, fa capolino il giallo orrore del bidone della plastica, simbolo inquietante del rapporto città - contribuente, sublime dissonanza che traferisce ed in sè accumula le oppressioni e le angosce di una società da riciclare.

Ma cos’altro raccontarvi che non possa essere penetrato dalla vostra acuta vista, o morbidi lettori? Tacerò della giacca appesa con stanca silhouette, tacerò delle fragranze del roseo poutpourri, per congedarmi graziosamente dandovi l’arrivederci al prossimo appuntamento.

Blackout

26 novembre 2006

La fontana coi putti di marmo luccicava sotto i lampioni liberty illuminati a festa. La notte era calda e la gente sorridente. Lo sciabordio delle onde sul lungomare accompagnava i movimenti d’amore di una coppia sulla sabbia, i ragazzini si fermarono sulla balaustra ad osservarli, commentando imbarazzati.

Ai tavolini del bar della piazza un cameriere serviva birre e gelati, la musica del pianobar imprimeva nella memoria dei presenti il ricordo di una magnifica serata qualsiasi.
E poi le luci si spensero, come uno scoppio rovesciato, e si spense il suono del pianobar. La gente guardò in alto come se dall’alto ci fosse la risposta, e mormorò la sorpresa come se mormorando la luce potesse tornare.

Una mamma chiamò a sè i ragazzini, gli occhi di tutti si abituavano al buio, e nell’aria c’era l’attesa silenziosa ed il rumore dei cucchiaini nel vetro dei bicchieri. La gente smise di vedere e cominciò ad intravedere, e ad ascoltare. La luna a metà faceva compagnia al cielo gonfio di punti bianchi, che si rifletteva sbiadito nel marmo dei putti sorridenti. La birra scorreva, l’attesa proseguiva, le onde si infrangevano.

La luce tornò, la gente riprese ad ignorare il cielo e ad ascoltare canzoni. Per un istante nessuno riconobbe il vicino, l’amico, il compagno, poi le parole trasformarono in ricordo quei minuti appena trascorsi. I ragazzini tornarono a spiare la coppia sulla sabbia: seduti rivolti al mare, dopo l’amore, osservavano le stelle all’orizzonte ed ascoltavano i propri silenzi. Il blackout continuò solo per loro, tutta la notte.

Bianca e blu

22 novembre 2006

I muri dipinti di giallo e di marrone, l’intonaco staccato in più punti e l’edera che lotta per arrampicarsi. Fa freddo, l’aria si rapprende sull’asfalto. I gerani dondolano dalla ringhiera, da una cassetta delle lettere i volantini dell’Esselunga attendono flosci la mano che li butterà.

AlbaUna donna si affaccia al balcone, ha una vestaglia celeste che le arriva alle caviglie e le pantofole di panno ai piedi. I capelli sono raccolti in una cuffia, con quei bigodini e la sua aria stanca e sconfitta le do sui 50 anni, ma ne avrà 10 di meno. La donna stende il suo bucato: una salvietta a quadri, bianca e blu.

La immagino al tavolo, mentre mangia un piatto di pasta davanti alla tv, in compagnia di un vaso senza fiori ed un posacenere da svuotare; la immagino che si riempie il bicchiere, prende il telecomando e cambia canale, poi si alza e mette il piatto nel lavandino; nel voltarsi, nota una macchia sulla tovaglia, meccanicamente la ripone nel cestello della biancheria, poi va a spegnere la tv e si mette le scarpe, pronta per tornare al lavoro.

Pesca una molletta dal cestello ma le cade di mano, il freddo ed i movimenti bruschi dell’alba la rendono imprecisa. Ci riprova con una molletta di un altro colore e stende la salvietta, poi stacca una foglia di basilico dalla piantina e si ferma: si è accorta di me. Sorrido con gli zigomi e distolgo lo sguardo, per non darle fastidio, contemporaneamente lei si passa una mano sulla cuffia e si volta, poi rientra in casa. Chiude la portafinestra e sparisce sorridendo.

domani, 30 anni fa

18 novembre 2006

Ricordo che nel periodo in cui scoppiò la Prima Guerra Telematica, 30 anni fa, avevo un blog in Splinder: a colazione leggevo i commenti, scrivevo un nuovo post e iniziavo la mia giornata soddisfatto. Ricordo che il Nemico cominciò a formattare in autunno, ogni giorno qualcuno perdeva il suo blog, la gente alzava le protezioni degli hard disk, ma era inutile. Splinder si alleò, promise, provò, tentò e si difese, ma il Nemico continuò a distruggere e formattare.

Dopo poche settimane di Guerra, Splinder ordinò il coprifuoco per manutenzione fino a mezzogiorno, sparirono tutte le foto, sparirono tutti i video di youtube (e fu una strage di blog), si limitarono a 5 i commenti per post, si fece insomma tutto il possibile per lasciare meno spazio al Nemico. La sera, dopo le 2 ore di apertura che ci concedevano, quando spegnevo il pc mi chiedevo se il giorno seguente avrei ritrovato le mie pagine ancora in vita.

Quel pomeriggio di 30 anni fa stavo mangiando un’arancia e commentando un amico. Quando feci clic sul mio link trovai il template scolorito, l’archivio distrutto, decine e decine di post scomparsi e altri ridotti a un ammasso illeggibile di bit: il Nemico aveva formattato casa mia.

Mi aveva cancellato pezzi di vita, si era portato via i miei gesti, i miei ricordi e i miei pensieri di mesi. Quella parte di me che era nascosta tra le mie pagine era stata uccisa, e mi accorsi proprio allora di quanto tenessi al mio blog. Provai per un istante l’impulso di non scrivere mai più, ma non riuscii, non era giusto. Mi dissi che potevo -no- che dovevo continuare, così tornai in home page e scrissi: 1 - Si riparte.

Voi non m’amate?

16 novembre 2006

Proviamo un esperimento-gioco? Lo spiego subito: ora vi propongo 3 brevi dialoghi, che però sono incompleti nell’ultima frase. Provate ad immaginare quale sia la parola che manca (o la frase mancante, purchè brevissima)… e se avete voglia commentate con la parola o con le parole mancanti. Quelle più “votate” completeranno i mini dialoghi, e se la cosa vi piacerà, continuerò i mini-racconti in seguito, partendo dall’ultima frase che avete deciso :-)

NOTA: I dialoghi sono di mia invenzione.

1506
“Ditemi dunque, mi avete pensato?”
“Oh, perdonatemi Ser, voi…qui?”
“Sì, sono qui. Solo per chiedervi la grazia di un sorriso, non negatemelo o… ne morrò”
“Vi prego, non dite così, sapete bene che il Lord mio padre…”
“…oh! dunque voi non mi amate? perchè mai sono nato? che vita mi attende senza di voi?”
“Smettetela! parlate d’amore come se lo conosceste…non sapete che l’amore che tace è più forte di quello che urla?”
“Voi siete saggia almeno quanto siete bella, ma vi prego…vi prego in ginocchio: se non potete amarmi, ditemi allora che m’odiate, giacchè il vostro contegno mi strazia il petto, ed ho bisogno di sapere cosa provate…”
“Ebbene, io vi ………..”

1906
“Signorina, voi siete la più graziosa delle margherite che ho veduto sbocciare in primavera: siete incantevole!”
“Voi mi lusingate!”
“Credete forse che io stia mentendo? No, piuttosto che mentire a Voi preferirei morire.”
“Non dite così, mi spaventate!”
“Oh no, non vorrei mai turbarvi, ma non posso più trattenermi poichè io…sì io v’amo!”
“Non potete dire così. Oh, cosa mi è capitato! Voi? Voi dite d’amarmi?”
“Io so di amarvi. E so che anche voi amate me”
“Tacete, vi prego… non dite cose di cui potreste pentirvi!”
“Tacere? No non tacerò, l’amore non va taciuto…e se non potete confessare d’amarmi, allora guardatemi negli occhi, e ditemi che mi odiate: non vi importunerò oltre, e soffrirò altrove.”
“Ebbene, io vi ……….”

2006
“Stasera sei ancora più bella del solito”
“Cos’hai bevuto?”
“Eheh…e forse anche di più. Vieni qua fatti abbracciare…”
“Non ti ho mai visto “così”, ma cos’hai stasera? mi metti l’ansia…”
“E di che? sto per dirti che…che io ti amo”
“Oh…”
“Cosa c’è piccola…”
“com’è strano sentirtelo dire…”
“ma ti fa piacere no? ti amo tantissimo, e solo ora riesco a dirtelo”
“oh..”
“cos’hai? mi fai sentir male…dimmi che provi lo stesso per me, lo so che è così, ma ho bisogno di sentirtelo dire…”
“Io…io ti …….”

Ricordate: 1 parola o massimo 2-3 parole al posto dei puntini sospensivi! Che siano verosimili!
Spero che avrete voglia di partecipare!

Al rallentatore

5 novembre 2006

La tazzina del caffè trasuda una macchia circolare sul tavolo, sembra l’orbita di un pianeta per cui la lascio stare al suo posto per un po’, affascinato. Mi piace vedere lo zucchero che si rattrappisce nella tazza, e mi piace il rumore che fa il barattolo del caffè quando lo ripongo nello scaffale.

Fa freddo, me ne accorgo perchè al risveglio mi scopro a pezzi, prima le spalle poi il torace poi le gambe, e la pelle mi segnala coi brividi che ora è. Ho l’abitudine di dormire in boxer e t-shirt, il pigiama non lo uso spesso, perchè se nel sonno mi giro mi si incastra dappertutto ma in particolare dapperpropriolì…

Una cosa bella del vivere da solo è che le cose restano al posto in cui le ho lasciate. E’ come vivere in una scenografia teatrale, come in un quadro nel quale io sono l’unico che si muove. Le pieghe sul divano, quella foglia caduta che ho scordato di raccogliere, l’ammasso di riviste sullo scaffale, i fili del pc, la tenda scostata, tutto è immobile ed in attesa. A parte le lancette dell’orologio, a parte gli insetti e a parte le foglie che seguono il sole, casa mia “sta”.

Sono uscito a fare una passeggiata nel freddo, poco fa, mi piace udire i miei passi sulla strada ancora inviolata dalle auto, ed è bello percepire il passaggio del sabato sera che è appena trascorso, come se la sua ombra fosse rimasta ancora impressa sull’asfalto. Non sono mai solo, altre persone amano questa quiete e questo momento, questo sole sghembo, l’odore dei bar e del risveglio, questa solitudine che non pesa.

A casa di Adamo

3 novembre 2006

…ma osserviamo attentamente la disposizione dei vellutati cuscini sui raffinati tessuti orientali ed ammiriamo la capacità di creare forme geometriche che mirano a carpire l’essenza stessa della morbidezza e della comodità.

Desiderio di trascendenza e di verticalità nell’artistico mobile piramidale,  che ospita preziosi vegetali e manufatti di squisita fattura. I 2 berretti che apparentemente coprono buchi nell’intonaco sono disposti con sapienza e tecnica.

La luce bianca che penetra dalla finestra illumina la delicata stampa, creata in un numero di esemplari bassissimo dato il costo spropositato dell’autore, sconosciuto ai più ma ben noto tra i culturi della vera Arte. Infine, il termosifone, oggetto di design e utile alleato invernale combina in maniera pregevole il concetto di bello e di utile regalando all’atmosfera di questo appartamento calore e tranquillità.

Per chi fosse interessato ad approfondimenti, consigliamo di sfogliare il catalogo;
nel congedarmi auguro a tutti i lettori una piacevole giornata, e do loro appuntamento alla terza puntata di questa serie così glamour.

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