Archivi per febbraio 2007

tema: tu e la tua stampante

26 febbraio 2007

La mia stampante è, molto bellissima! Ma però ancque molto antipatica, assai. Sì ma perche ora lo spieco. La mia stampante è nuova ma io però ci ho consumato subito una cartuscia ma non è che ci ho stampato a colore ma in bianco e nero solo che pareccio e allora si è consumata.

Solo che lo comprata una nuova e allora era bella si chiama anche un nome, si chiama cartuscia 21, così io lo messa dentro alla stampante, (quella bella che io ci ho) e allora la stampanta ha stampato una pagina che si chiama La Pagina di Prova: cioè una pagina di prova.

Solo che ma però mi diceva di fare Allinea allora io ho fatto. Allinea come diceva lei solo che non si allinieiava e allora mi ha stampatto u napagina di prova (sempre la stessa, però una nuova). E’ sempre bellissima solo che mi ha stampato gia 6 pagine di prove e ora non e più cosi bellissima come ieri perchè io ci ho dato un cazzotto (cioè un pugnio) e allora si è un poco ammaccata.

sotto un cielo di fiori svolazzanti

23 febbraio 2007

In banca il suono dei passi rimbomba sul pavimento tirato a lucido. Un uomo con una giacca cammello sfoglia una serie di pagine timbrate in basso a destra, le scarpe nere sembrano nuove, l’orologio invece ha il cinturino vecchio. La signora delle pulizie trascina il secchio d’acqua sporca, e lo ripone col tipico rumore di plastica nell’angolo opposto agli sportelli di marmo, quelli coi vetri separati da ottone ed acciaio. Sul soffitto qualcuno dà la caccia a qualcosa, dietro il lampadario putti e fiori svolazzano in un cielo celeste di sole e di nubi vaporose.

La vecchia si avvicina zoppicando, una fascia vistosa sul polpaccio destro, le gambe arcuate che puoi sentire il crack degli almeno 80 anni che vanno in giro, sempre più stancamente. Non legge il numero sul bigliettino, mi chiede quanto deve aspettare. “Signora ha il numero 118, siamo al 115, ci vorranno pochi minuti, a quest’ora non c’è nessuno“. E lei ringrazia, prova a sedersi ma poi rinuncia, forse alzarsi le sarebbe di troppo impedimento. Resta immobile ed arcuata sotto un cielo di fiori svolazzanti.

Il suo numero appare nel display più lontano, la vecchia non ci arriva in tempo. L’impiegata schiaccia ancora il pulsante, 119, tocca ad una donna sui 30, la vecchia protesta, ma invano: i soldi son già passati di mano, la stampante è già in funzione, il turno è perso, ed è un turno lungo, perchè la trentenne ha da fare molte operazioni. Vado via, la odo supplicare:

“faccia in fretta, per favore, alle 2 arriva mia figlia! Si innervosisce se la faccio aspettare troppo, per favore, per favore!”

il primo bacio

19 febbraio 2007

Oggi, 20 anni fa: il primo bacio

Chi se lo scorda. C’era una festa di compleanno, di quelle in cui i maschi fanno gli stupidi pensando di far colpo sulle ragazze, che invece li considerano ridicoli e pensano ai fusti di 3-4 anni più grandi. Una festa di quelle in cui c’erano i 45giri “lenti”, da ballare stretti finchè non schiacci le tette di lei, mentre 2 cretini sghignazzano mangiando qualcosa di troppo unto.

Il mio gruppetto era composto da 4 ragazzi. C’era il capo-bullo, orrendo ma intraprendente; il suo anonimo e loffio braccio destro; l’outsider idiota a scuola e muscoloso fuori, e poi c’ero io, quello timido e studioso. Quello che te lo porti dietro così domani ti fa copiare il compito. Il capobullo adocchia la più bonazza delle prede femminine, una ragazza bionda con un sorriso sexy e la quinta di reggiseno, che aveva ispirato gare di seghe nei cessi ai miei baldi 3 colleghi d’adolescenza.

Prassi voleva che toccasse al capobullo l’onore del primo ballo lento. Egli le si avvicinò, noi 3 osservavamo silenti l’evento. Baldanzoso, la invitò al ballo-amplesso, la superfemmina rispose “no“, e lì scattò il mio destino. Il braccio destro ci provò a sua volta: “no“. L’outsider sfotteva feroce, sicuro che i suoi bicipiti avrebbero fatto la differenza, promuovendolo a nuovo capobranco, ma il monosillabo fu ugualmente “no“.

Manco morto l’avrei invitata, eppure i 3 umiliati mi costrinsero a passare sotto le stesse forche caudine. La sventurata rispose “sì”, e fui gay per sempre. Luci abbassate, le sue labbra vicine, qualcosa premeva sul mio petto indifferente. Gli altri seguivano i nostri movimenti nel salotto del compleanno. I 3 sconfitti sedevano in amare poltrone, la superfemmina mi sussurrava all’orecchio, mentre io celebravo la morte della mia fanciullezza.

Sapevo che doveva succedere qualcosa. Cosa, non sapevo. Ci fu un bacio, morbido e lento, calmo e feroce. Lei sorrise, mi teneva la mano. Mi disse il suo nome, mi disse cosa provava, mi disse cosa sperava. Mi era del tutto indifferente, così capii, ed ebbi paura.

incontri casuali

17 febbraio 2007

Io e la mia amica V. abbiamo trascorso tanto tempo insieme, molti anni fa. Mi ritrovai per caso a lavorare nel pub dove lavorava anche lei, e scoprii che abitava nel mio stesso condominio, 2 piani più in basso. Riservata com’era, non c’eravamo mai incrociati per le scale, neanche sapevo che vivesse lì.

Diventammo molto amici. Di notte, quando smontavamo, mangiavamo una pizza in casa sua, alle 4, chiacchierando per rilassarci dalla fatica. Io le raccontavo delle mie all’epoca avventurosissime vicissitudini amorose, lei mi parlava del suo ragazzo un po’ manesco dal quale non riusciva a staccarsi.

Di giorno poi prendevamo il caffè insieme, o mangiavamo una fetta di dolce, e ci trovavamo bene…insieme andavamo a seguire le mostre di pittura o in giro per negozi, eravamo amici. Poi ci licenziammo entrambi, io trovai lavoro in videoteca, lei invece in un mobilificio. Si trasferì ed andò ad abitare lontano da Parma. I primi tempi ci sentivamo per telefono, ma poi inesorabilmente i rapporti si diradarono. Mi trasferii a Milano, più volte cercai di mettermi in contatto con V. ma invano, avevo un numero ormai diventato inesistente.

Sono passati 7 anni. Qualche giorno fa, nello spacco tra due ore di lezione, sono andato al parco a fare una passeggiata, ma c’era la polizia. Si erano verificati problemi nel parco, e la polizia aveva messo i lucchetti ai cancelli, per cui ho dovuto cambiare strada, passeggiando in una via che non avevo mai percorso finora. E proprio lì incontro V. di passaggio, anche lei “deviata” dal caso.

Abbiamo parlato un po’, ma come 2 adulti, non più come i 2 ragazzi che eravamo. Ci siamo salutati con una piacevole malinconia, con il sorriso sulle labbra. Un saluto col sorriso perchè eravamo contenti d’esserci rivisti, ma malinconico, perchè assomigliava tanto ad un addio.

e-mail

15 febbraio 2007

E-mail ricevuta da me, autore un ragazzo con il quale ho avuto un tiepido flirt secoli fa:

ciao adamo, ti ricordi di me? ci siamo conosciuti 9 anni fa, poi sei sparito, sei stato uno stronzo ahahah.
Come stai? sei ancora single? io mi sono fidanzato, ho un bellissimo ragazzo, molto meglio di te ahahah. Ah, lavoro ed ho anche un certo successo, se proprio lo vuoi sapere. Beh, stammi bene, scrivimi pure se vuoi riprendere i contatti, magari ti rispondo

E-mail di risposta possibile numero 1:

“ciao <nome>, certo che mi ricordo. Ho sempre teneri ricordi dell’infanzia. Sì sono ancora single, sei stato molto intelligente ad intuire che sono “ancora” single da allora, meriti davvero il successo che hai, ah, come ti invidio! Beato il tuo ragazzo, che ha trovato te. Spero di tutto cuore che possiamo diventare amici, ci terrei proprio tanto!”

E-mail di risposta possibile numero 2:

“sì mi ricordo di te, sei ancora in fondo alla classifica dei miei errori. mi dai il tuo numero di paypal? lancio una colletta per aiutare il tuo ragazzo a sopravvivere alla tua idiozia, dalle domande che mi fai sembra che tu abbia disinnescato il cervello. Ti faccio un applauso per la brillante carriera, sei passato da stronzetto a Stronzone, e non è da tutti. A parte questa mail scordati pure di avere nuovamente mie notizie, anzi fai così: va a cagare.”

E-mail di risposta possibile numero 3:

“a-ha.”

Lucky day

8 febbraio 2007

E’ il mio giorno fortunato. Fortunatissimo giorno, un attimo e vi spiego. Dunque, si svolgeva oggi il mio rituale pellegrinaggio in biblioteca, per saccheggiare inchiostro. Alla bancarella dei libri vecchiotti, l’impiegata smaltisce l’annata 2005 del National Geographic. Con soli 6 euro (!) i miei scaffali si tingono di giallo.

Zainetto pieno, alla macchinetta del caffè mi accorgo di avere solo un’improbabile banconota da 10, temo per il resto, ma infilo i 10 ed incrocio le dita: dal distributore sgorgano un kinder maxi e 10 piccole monete da 1 euro. Il distributore non sa dare il resto, ma mi ha regalato un po’ di cioccolato!

Col sorriso fesso sulle labbra, mi siedo in treno, e di fronte a me prendono posto due occhi a raggi laser, con un sorriso più caldo dell’altoforno. Godendomi questo poster 3d, sfiorando lo sfiorabile e come in preda ad allucinazioni, 40 min dopo mi alzo per avviarmi all’uscita. Più avanti, una Repubblica ed un Corriere giacciono abbandonati, le pagine immacolate come uscite dall’edicola alle 7 di mattina. Non sono del superman, diventano miei.

Per strada, al ritorno, guardo a terra, con la speranza di trovare la maschera di Tutankhamen in un tombino, o almeno un diamante della Regina. Su un bianco muretto, trovo un elefantino di peluche, morbido e pulito. 50 metri più avanti, avanza una donna con un passeggino, così allungo il passo e restituisco il pupazzetto alla stanca mamma di una bella bimba che dorme.

E sono a casa, e la giornata non è finita.

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