Archivi per maggio 2007

ricordi

25 maggio 2007

Ricordo numero 1 - maggio 2003 - 4 anni fa

Dormiamo, poi lo scaffale cede e la tv cade. Rumore di vetri rotti, uno scoppio. Mi sveglio di soprassalto, lui si alza, prende una scopa e butta via i pezzi. Poi va a fare pipì. Io resto a letto. Il giorno dopo aggiusta lo scaffale.

Ricordo numero 2 - maggio 1999 - 4 anni prima

Il ragazzo in camicia blu entra per ultimo. Aspettavo lui, ma lui non è entrato per me. Saluta il mio amico, non fa un cenno a me e se ne va via. Vado al bar e mi bevo una caipirina. Il ragazzo in camicia blu sorride dall’altro lato, poi si avvicina al bancone ed ordina una pepsi. Al barista dice: “sai, domani parto. mi mandano a Seul.” Così sospiro e capisco.

Ricordo numero 3 - maggio 1995 - 4 anni prima

La sentiamo urlare appena svoltato l’angolo. 100 metri e le urla sono atroci. E poi un urlo ancora più acuto e pieno di dolore. C’è gente sulle scale. Pensano che lei stia già morendo. E poi urla così forte che nessuno parla. Poi si calma, e dice di sentirsi un po’ meglio. Lei lottava.

Ricordo numero 4 - maggio 1991 - 4 anni prima

Un campo da tennis, una sedia, la testa reclinata verso sinistra. Alzati, mangia, sparisci, dormi. Alzati, mangia, sparisci, dormi. Sparisci. Sparisci e forse riesci. Forse, se sparisci, forse ti passa. Tutto quello che hai da fare è portare il cane a fare la pipì. Solo a lui riesci a dire certe cose. Sparisci.

Ricordo numero 5 - maggio 1987 - 4 anni prima

C’è una sala giochi e c’è un gioco. Uno muove il joystick e l’altro schiaccia il pulsante. Tu chiedi se puoi giocare ma loro ti mandano via. E sono i tuoi migliori amici.

Ricordo numero 6 - maggio 1983 - 4 anni prima

Il cuore sta esplodendo. Perchè non ho fatto canestro e perchè tutti guardano me che non ho fatto canestro. Papà non c’è mai e mio zio c’è sempre. E lui mi prende in giro perchè invece mio cugino canestro lo fa. E la nostra squadra perde ed è ultima in classifica, ed io so che tutti pensano che sia per causa mia. Dev’essere così, o non mi sentirei così male.

Ricordo numero 7 - maggio 1979 - 4 anni prima

7 strade. La prima a sinistra, poi in fondo a destra. Poi a sinistra, a destra. A sinistra, a destra. E’ facile. 7 strade e sei a scuola. 7 strade e sei a casa. Mamma non può passare a prenderti. Ma tu sei grande e devi fare solo 7 strade.

Ricordo numero 8 - maggio 1975 - 4 anni prima

Aveva un sapone profumato ed il bagno pulito. Ed era quell’anno, perchè mamma aveva il pancione. E quel sapone io ce l’ho in casa adesso, ed è profumato.

Oggi

Perchè io ricordo tutto.

4passi sulla terra

24 maggio 2007

E’ scoppiata una bomba, ha detto mamma. In un posto che si chiama urcrania, o non mi ricordo bene come si chiama. Le fragole non si possono mangiare, perchè c’è un nuvolone che se poi le mangi ti ammali. Io e mamma siamo chiusi in questa stanza da 40 giorni. C’è un vetro grosso ed ogni tanto papà e mio fratello vengono a parlarci col citofono. Mamma ha un vestito che pesa tanti chili, perchè se non se lo mette poi si ammala come me.

I dottori dicono che se non sto in questa camera magica non posso tornare più a casa. Però io vorrei correre nel giardino che c’è sotto la finestra. E’ bello e ci sono i fiori, così mi affaccio con mamma che mi tiene in braccio. Mamma è stanca io dico mamma dormi ma lei dice che dorme quando dormo pure io.

Io dormo ma poi mi sveglio perchè mi fa assai male la pancia. Così urlo e arriva l’infermiera. Ieri è passato un prete, ha detto un po’ di cose e poi c’era l’infermiera bella che mi ha messo la mano sulla spalla e poi il prete mi ha salutato. E mi ha detto che sono un bimbo speciale. Forse è per questo che mi tengono chiuso nel vetro. A mamma la tengono chiusa invece per via del nuvolone. Papà non so perchè no.

Sono passati a salutarmi gli altri due miei fratelli, sempre dal citofono. Però è un segreto, non ditelo a nessuno. Ha detto mamma che era un trucco, perchè loro non potevano entrare nell’ospedale perchè non hanno 12 anni. Però i dottori di nascosto li hanno fatti passare, così li ho visti che non li vedevo da Natale, cioè da un sacco di tempo. Mamma ha detto che quest’estate ci porta tutti al mare però io vorrei prima togliermi i tubicini.

Sono tanto stanco. Ieri mamma mi ha raccontato la mia favola preferita, quella dove apro gli occhi e sono su un giardino con tanti bimbi e giochiamo a palla, ed abbiamo tutti i capelli lunghi. E giochiamo per sempre di sempre.

Finisce così

4 maggio 2007

L’aria è pesante di odori. Ho il braccio intorpidito, mi sveglio in un letto diviso a metà. Oggi si comincia, oggi tutto finisce. Sul soffitto, le stesse crepe, le stesse ombre, le tapparelle mosse dal passaggio dei camion del latte. Lui respira calmo, ieri sera ha pianto di ricordi, l’ho accarezzato e non ha tolto la mia mano dal volto.
E’ qui accanto a me, cosa provo per lui? L’amo, forse. Perchè non so dire che l’amo, neanche in un ricordo? E’ qui accanto a me e non si sposta. Mi avvicino e lui non si sposta.

Non dovrei, non potrei, ma lo faccio o non è vita. Lo tocco. Lui dorme e la sera prima non è andata ancora via. Ha lasciato che dormissi sul suo petto, questo vale qualcosa. Perchè se non vale niente, che vita è. E lo tocco perchè voglio dirgli cosa provo, perchè ho bisogno di farlo.

Le 5:57, lampeggiano le ombre proiettate sul soffitto. Odio quest’orologio. Si sveglia, se ne accorge, si alza, se ne va. La giornata inizia finendo. Vomita in bagno, non parliamo. Non ci parliamo. Ho mal di pancia, e sto per svenire. Lui si stordisce, si fa una canna, poi un’altra, poi un’altra. Va in bagno e sanguina da morirci.

sei un fratello per me, capisci? un fratello” mi piange. “un fratello, ti voglio bene che non lo sai quanto ti voglio bene” e sanguina.

Io sto in silenzio, come sempre. Chiudo le finestre, chiudo le porte, chiudo i cancelli.  Stanno per iniziare 2 lunghi anni nel dolore. Ogni tanto arriva questo capodanno, lo conosco già e lo faccio accomodare. So che andrà via. Prego, entra pure, e sanguino pure io.

L’aria è pesante di sangue. Andiamo al lavoro e non ci diciamo ciao perchè non vogliamo dirci addio. E’ il nostro primo giorno di lavoro, il primo, e lo passiamo cacando sangue nel gabinetto, tant’è il dolore. E poi non ci rivediamo più. Finisce così.

Finisce che il tempo lentamente passa, la vita scorre e non ti chiedi più perchè. Quando arriva il ricordo, gli fai spazio, e lo fai accomodare. Tanto sai che andrà via.

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