Archivi per novembre 2007

mettete in ordine

30 novembre 2007

Gioco: mettete in ordine cronologico le seguenti azioni

Alla vincitrice (si sa che le femmine sono più intelligenti eheh ridete) andrà in premio un bacio soffiato sulla mano come le più sceme veline della storia!
Stesso premio ma più macho nel caso ipotetico ma assurdo di vittoria di un maschietto gay (etero è impossibile: non mi leggono più di 2 etero al mese, manco mettessi foto di cazzi ad ogni post. Si vede che molti leggono il nome e pensano “non c’è figa, chi si frega di quel che scrive”. Boh nel dubbio eheheh ridete anche qui sapete la gente è permalosa)

Ecco il gioco. Si tratta di 7 cose che ho fatto da quando mi sono alzato. E’ molto difficile questo facile gioco, per cui spremete le meningi e accontentatevi di quello che oggi passa il convento.

A) Ho preparato il caffè pensando “aha”.
B) Ho maledetto i brufoli che escono sulla punta del naso.
C) Ho notato che è fine mese e quindi ho l’ansia.
D) Ho messo i calzini sporchi e puzzolenti nel cestino della biancheria.
E) Ho voglia di rivederlo.
F) Ho acceso il pc e mi sono schiaffato sulla sedia.
G) Ho scritto la soluzione del gioco che è DBAFCEG. Opps…

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29 novembre 2007

Ricordo numero 1 - novembre 2002 - 5 anni fa

A me lui piaceva. Aveva una voce splendida, riconoscevo il suo profumo anche dall’altro ufficio, e poi aveva delle cravatte bellissime. Ma mi piaceva lui, non le sue cravatte. Ma erano bellissime. Nella pochezza della mia vita d’allora imparai a riconoscere il suono dei suoi passi, ed il modo in cui scartocciava le cialde del caffè. Lo detestavo per il potere che aveva su di me. Ma mi piaceva.

Ricordo numero 2 - novembre 1997 - 5 anni prima

Avevo un numero da chiamare. Non sapevo come e perchè ma non sapevo niente. Era come quando si inceppa il dvd, l’immagine si blocca e poi dopo 10 secondi avanza a velocità doppia. Le parole non si sovrappongono al labiale e i gesti sembrano scoordinati e buffi. Ma almeno non ero più in standby.

Ricordo numero 3 - novembre 1995 - 2 anni prima

Si può amare tanto un cagnolino al punto tale da pensare che lui lo sappia? Perchè se tutto ciò che ti pare di avere è il momento in cui sei da solo in casa con lui, e ti confidi, allora anche questa domanda ha un senso, o niente ha senso.

Ricordo numero 4 - novembre 1990 - 5 anni prima

Il mio migliore amico era molto popolare. Di quelli che quando vanno ad una festa tutti lo salutano. Di quelli che tu sei solo uno accanto a lui. Di quelli che gli stringono la mano e ti lasciano con la mano tesa, ignorandoti.

Ricordo numero 5 - novembre 1985 - 5 anni prima

Per la prima volta, un voto sotto il 6. Nessuno a cui dirlo. A che serve lamentarsi quando la gente ti muore accanto? Ed amici con cui mi trovavo male. Ma lamentarmi, no e poi con chi. E poi se lo fai, ti dicono che non devi. Ma perchè la gente ti dice sempre cosa devi e non devi provare?

Ricordo numero 6 - novembre 1983 - 2 anni prima

C’è un bimbo che dorme e tre bimbi che giocano in silenzio. C’è un’aria di festa ed una atmosfera serena. Ci sono i sorrisi e c’è l’attesa di papà che torna a casa, della torta che cucina mamma, dei cartoni animati alla tv, e del bimbo che tanto poi si sveglia. E le bolle di sapone che se hai fortuna, restano in aria per sempre, colorate.

Ricordo numero 7 - novembre 1978 - 5 anni prima

La sedia che costruì mamma, e le lenzuola pulite. Le foto con mia cugina e le tazzine trasparenti. I calzettoni, e la tv nuova. La tv nuova con il pulsante grosso.

Ricordo numero 8 - novembre 1973 - 5 anni prima

Quando tutto inizia forse tutto ha già una sua fine.

Oggi 5-5-2 (il numero del post)

chewinggum

27 novembre 2007

Non appena si illuminò l’albero di Natale, quella fetente cominciò a cantare ad alta voce, e nessuno sapeva come farla star zitta. Il cane, poveraccio, abbaiò: qualcuno gli aveva dato un calcio da sotto il tavolo. Sembra che in bagno si fosse fulminata una lampadina, ma chi può giurarci, ora.

I regali facevano schifo come al solito, e poi i maglioni grigi non piacciono a nessuno. Almeno le caldarroste erano saporite come quelle che faceva la nonna prima che cambiasse casa. Quella casa lì aveva una credenza coi vetri rotti. Sembra che qualcuno ci si fosse tagliato l’anulare, una volta.

Masticando la sua gomma, si affacciò al balcone per vedere le macchine ferme al semaforo. Il tipo stava cambiando radio, mentre una donna correva con una torta dentro a quei scatoloni orrendi che solo le torte.
Sembra che suo padre morisse proprio allo scattare del verde, ma chi può giurarci, ora.

Quando arrivò il dottore disse condoglianze e allora la mamma scoppiò a piangere. Non si capisce perchè proprio allora. Certo che a morire a Natale si deve essere proprio degli egoisti. Per non parlare poi dei soldi sprecati nei regali a un cadavere. Fosse stato più magro, avrebbe potuto mettersi anche il suo maglione.  In più, la pioggia.

stop ai postini dementi

26 novembre 2007

Saranno 5 volte che devo andare al deposito più sfigato e lontano di Parma per ritirare il pacco dei miei cruciverba solo perchè il postino che me lo deve recapitare è più cretino della vostra amica più cretina. Per puro caso ho scoperto la sua demenza e ora lo sistemo io.

Cioè, questo si presenta con un pacco in mano. Scriviamo plico che è meglio così evitiamo i soliti doppi sensi. E poi bussa al citofono schiacciando il pulsante fino al cemento armato. Quando mi sono ripreso dallo choc rispondo “sì?!??!” e lui mi fa “sono Theo“. E io riattacco maledicendo. Chi cazzo è questo Theo ma chi ti conosce. Allora poi mi affaccio per vedere chi è e c’è un nero di colore nero (che poteva essere pure celeste ma sempre scemo è) che presumo si chiami Theo e che io non conosco.

Ora la cosa furba del buon vecchio Theo è che lui ha la bici del postino ma la lascia lì e poi si fa a piedi un tratto. Così tu mai e poi mai capisci che è un postino e neanche di C’è Posta per te che almeno incontravo la defilippi. E poi quale postino ti bussa e dice il suo nome? Sarà scemo? Insomma questo Theo ogni paio di mesi bussa e io riattacco, e poi puntuale come la carie mi arriva l’avviso di giacenza del pacco, anche se sono rimasto in casa come un vecchio in attesa della badante.

PosteItaliane, ma lo volete spiegare ai vostri dipendenti deficienti che basta dire “c’è un pacco, scende?”
Però ora che ho capito in mano a chi stiamo, la prossima volta che questo bussa io mi affaccio dal balcone come Papa Ratzinger e urlo “stai fermo lì” e scendo le scale più veloce di una scarica di diarrea, mi prendo il mio pacco e poi forse, ma proprio forse, mi libero di questa grande scoglionatura di andare al deposito. Dove credete che stia andando ora?

w la privacy

25 novembre 2007

Col numero 11, mamma ed io scendiamo nelle catacombe del piano -1, tra rumori di sedie a rotelle, zoccoli del dr.Scholls come cazzo si scrive, e decine di donne con le bandane color chemioterapia.

Ma vi avviso non è un post palloso, qui si parla di una figura di merda, non di morti e di metastasi.

Insomma c’erano vecchie più vecchie della nonna della Lollobrigida, c’era una tipa che col bastone per andare da qui a lì si stappa lo spumante di capodanno 2 volte, c’erano due innamorate che al confronto Gianna Nannini è un’esangue madamigella, poi c’era mamma che direi che stava lì a farsela sotto sperando negli esami, e poi oh insomma lasciamo perdere chi c’era.

Praticamente una voce stile callcenter, ma giuro non era della sardegna questa qui, annuncia il numeretto di turno. Poi si scorda l’interfono acceso. Ora indovinate un po’ nel reparto ginecologia quanti maschi ci potevano essere eccetto i medici ed eccetto i mariti mummificati delle vecchie senz’utero. E figuriamoci se qualcuna si alzava per andare a dirlo. Toccava a me, anzi: TOCCAVA A ME!

Io però il rischio di aprire una porta e trovarmi davanti al primo quadro di Courbet che vi esce da Google immagini proprio no. Però sentire la tipa dire che pisciava 6 volte al giorno, che non aveva rapporti da 12 anni, sentire il medico “signora apra le gambe”…no no.  Con l’imprimatur della folla alle mie spalle, mi sono diretto dove mai e poi mai sarei dovuto essere: in un reparto ginecologico a pronunciare la frase surreale “mi scusi, ma avete lasciato l’interfono acceso“.

La qual frase è stata poi l’ultima ad essere udita dall’interfono.

Dall’1 al 4

25 novembre 2007

La Rinascente zeppa come una gallina imbottita. Chissà come mai le toilette sono al piano delle donne, così dal freddo ammezzato decidiamo di prendere l’ascensore e schiacciare il 4. Ci saranno 10000 pubblicità di gente che entra in ascensore e poi quando si riapre è successa una cosa buffa o una scena di seduzione, ma stavolta invece c’erano mezza dozzina di donne con almeno 3 borse ciascuna che si accalcavano noncuranti del limite di 13 persone. E poi una demente che diceva “stringiamoci“.

Perciò quando la porta si è aperta sull’1 un’intrepida imbecille ha provato ad entrare ma ci abbiamo messo mezz’ora a farle capire che la porta non si chiude se qualcuna si piazza sopra la fotocellula. In più una tipa scamazzata al muro gridava “mi sento male fatemi uscire!”. Mamma era in zona incontinenza, io in zona serial killer.

L’apertura sul 2 è stata liberatoria. E’ uscita la stangona che aveva provato tutti i profumini del piano terra così abbiamo smesso di trattenere il respiro. Secondo me qualcuno ha pure scorreggiato per la disperazione. Al terzo piano una donna ha provato ad entrare e a chiedere “scende?”. 12 voci hanno risposto “nooooo” e quella sta ancora a piangere per il trauma.

Finalmente il quarto piano ed i gabinetti. C’era una fila, tra le donne, che fossi imprenditore ci metterei un distributore di tampax proprio lì e domani faccio la gara col sultano del Brunei. Per ogni 10 maschi che tornavano più lenti di come erano andati, a stento ne usciva 1, di femminuccia. I mariti stavano fuori a mantenere gli ombrelli e le buste e a farsi due palle così, che poi è il loro compito principale.
Vuoi tu prendere in sposa…? E allora poi stai zitto, e non un lamento!

solo nel bosco

21 novembre 2007

Qui dietro c’è il parchetto dell’Auditorium di Renzo Piano, quello che è così giustamente famoso per la sua splendida architettura sembra una specie di capannone Amish,  ebbene in questo parco c’è una folta forestuola che costeggia il muro perimetrale. Croccante di foglie cadute sui preservativi usati, il vialetto più esterno fa cagare sotto dalla paura è un luogo appartato e silenzioso.

Di sera poi è una disperazione dal momento che ci sono solo quelle luci a terra, che fanno tanto piscina di Miami Vice ma che illuminano peggio dei fanali delle bici. Così chi osa avventurarsi nel vialetto fa meglio a scaldare i muscoli per l’eventuale fuga che non si sa mai. Ora però il punto è che con mezza Parma a disposizione perchè mai uno deve andare proprio lì? Semplice, per spiare le coppiette perchè dietro c’è un parcheggio nel quale hai appuntamento con un amico!

Beh con scatto felino ed agile mossa ho evitato le improvvide siringhe (ma c’azzecca improvvide a questo punto? la volevo usare…) e mi sono avviato verso il cancello che dà sul parcheggio, quand’ecco che odo rumore di umidi baci. Il tempo di fare un passo e wow ma che roba è orrore che vedo? un rude maschione che offre alla sua generosa compagna una prova evidente del suo compiaciuto interesse.

Furtivo come uno scarafaggio, veloce come una biscia (altro che biscia) mi dileguo e raggiungo l’amico in attesa al parcheggio. Noto con la coda dell’occhio che la voluttuosa coppia non si è scomposta manco per idea, e nonostante il freddo da Sàn-to-Na-tàl hanno continuato il loro torbido rituale d’accoppiamento. Gli è andata bene che fossi io e non una specie di Pacciani. E comunque alla ragazza è andata meglio di tutti.

voglio una notte di mille baci

20 novembre 2007

Voglio una notte di mille baci, di baci sulla bocca, sulla fronte, sugli occhi, di baci, di mille baci e di un bacio in più. Una notte che è sempre l’alba, una notte che dura un secondo, una notte di respiri, di pelle, di abbracci. E di mille morbidi baci.

Voglio una notte che è notte una notte intera, di baci sulle guance, sul collo, sulle mani, di baci, di mille baci e di un bacio ancora. Una notte che le braccia stringono, che le carezze parlano, che le mani dicono.  E voglio i sorrisi, i silenzi, gli occhi. E le mani.

 

Voglio una notte da vergine d’anima, una notte che non finisce, che acceca, ammutolisce, annienta. Una notte che i baci e che le mani. Una notte con gli occhi lucidi e le labbra umide, una notte che inizia ogni secondo, che manca il fiato, che sconvolge, scopre, squarcia.

 

Che anche se è una notte sola, io la voglio.

Stanotte

20 novembre 2007

stanotte1Stanotte ho sognato di nuotare, e mi sono svegliato di buonumore. Ho aperto le finestre per cambiare l’aria, e faceva un freddo da freezer. Il caffè l’ho macchiato con un poco di latte. E’ finito, devo andare a comprarlo. C’è il bucato da stendere ed ho una giornata piena come un saccottino del mulino bianco. A volte, riesco a sentirmi felice come una quaglia che il cacciatore spara a quell’altra.

stanotte2Stanotte ho sognato di volare, e mi sono svegliato tranquillo. Ho aperto le finestre per cambiare l’aria e sono rimasto affacciato finchè non mi è venuta la pelle d’oca. Il caffè era buonissimo. Dopo vado a comprare il latte, e poi c’è da fare la lavatrice. Ho più cose da fare oggi che negli ultimi 10 giorni.
A volte, riesco a sentirmi sereno come un cero acceso davanti alla Madonna.

stanotte4Stanotte ho sognato di guidare, e mi sono svegliato con l’ansia. Faceva un freddo che ho messo la sciarpa prima di aprire le finestre. Il caffè è venuto su in un minuto, neanche il tempo di togliere il bucato dalla lavatrice. Ho una giornata zeppa come i camion di cocomeri. E per di più è finito il latte.
A volte, riesco a sentirmi inquieto come uno sceneggiato Rai degli anni ‘70.

stanotte3Stanotte ho sognato di correre, e mi sono svegliato stanco. Neanche volevo aprire le finestre per cambiare l’aria. Questo freddo di mattina lo odio. Persino il caffè non sapeva di niente. Ci ho messo il latte, ma è finito il tetrapak. Devo stendere quegli asciugamani. Ho una giornata piena come i buchi dell’emmental.
A volte, riesco a sentirmi uno schifezza come quando dici una cosa e poi ti penti.

senza spiegazione alcuna

19 novembre 2007

Dall’alto del campanile si vede tutto il paesaggio. Neanche un po’ di nebbia e neanche una nuvola, se è per questo. Quella macchina è sola per strada, quando inizia a piovere. Piove, e gli uccelli scappano in una v nera. Alzo gli occhi al cielo, ed è di nuovo notte. Perchè ho i graffi sulla schiena?

C’è il fumo nella stanza. Sto contando le gocce dal rubinetto. Secondo me, arrivato a 100 il fumo sparirà. Secondo me, arrivato a 100 mi scoppieranno gli occhi. Entra l’alba dalla tenda e non sono arrivato neanche a 36. Alzo gli occhi al cielo, e la stanza prende fuoco. Perchè ho i graffi sulla schiena?

Luce

Sento la gente pregare. Pregano una preghiera che non conosco. L’aria scoppia di ricordi. Almeno gli alberi, almeno loro, risparmiateli. Risparmiate almeno loro, vi prego.
La luce è violenta, da dietro, mi volto, ho paura. Sento la schiena bruciare, mi graffio. Risparmiate almeno loro.

 L’aria trattiene le nubi. Un uomo di ferro si squaglia al sole. Alzo gli occhi al cielo, e parte finalmente una preghiera che conosco pure io. Al riparo degli alberi, sento la luce graffiarmi la schiena.

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