non recare falsa testimonianza
18 Novembre 2007A dire il vero, non sopporto di sedermi spalle alla sala. Ristorante, pub o bettola, io mi devo sedere spalle al muro, perchè altrimenti è uno strazio come se avessi le puntine nelle scarpe. Perchè quando sei al riparo del tuo bel muretto ti puoi osservare tutta la scena in santa pace, e poi non c’è la gente che passa e ti urta, che poi devi pure dire “prego, non importa“.
Quando sei giusto in mezzo ai maroni devi schiacciarti al tavolo ogni volta che il cameriere sfreccia con le pizze, e non ti puoi sbracare che ti vedono tutti. La cosa più odiosa poi è che chi entra, non lo vedi, perciò se entra qualcuno che non volevi vedere (e questo accade SEMPRE), hai solo pochi secondi per inventarti una scusa quando quel qualcuno, che è sempre invadente diciamolo, viene da te e ti chiede:
“oooooh ma che sorpresa!” (e tu pensi: “che rottura di coglioni” ma dici “oooooh ciao che sorpresa!”);
“come stai? ti trovo un po’ ingrassato” (e tu pensi: “stronzo sono dimagrito 4 chili” ma dici “tu sei in forma, vedo!”);
“sei ancora senza lavoro?” (e tu pensi: “saranno cazzi miei” ma dici “per il momento sì…”);
“e stai ancora insieme a...” (e tu pensi: ” ma che è la Santa Inquisizione?” ma dici “no sono single” ed osi ” e tu?”)
Ed è quel “e tu?” il tuo errore fatale, perchè lui, più veloce di Milly Carlucci, scorreggia una serie di stronzate del tipo:
“ah io, beh sono appena tornato da NewYork, sono così staaaanco guarda…e poi l’albergo faceva schifo non ti dico…comunque ho un ragazzo da 6 mesi, siamo proprio felici insieme sai…qualche volta vieni a trovarci dai, abbiamo comprato casa in centro…comunque ti lascio in pace sai ma mi ha fatto molto piacere rivederti Amedeo” (e tu pensi: “io mi chiamo Adamo e tu sei un demente” ma dici “volentieri, ha fatto molto piacere anche a me”).
Tra parentesi la tua pizza si è raffreddata, e al tuo tavolo c’è sempre qualcuno privo di senso dell’umorismo che ti dice “Amedeo?”.
Diciamo pure che verso le 4 mi si erano sfracellate la palle dalla noia, perciò potevo scegliere di
Diciamo pure che vagando per via Repubblica in fondo non è che mi sentissi poi così male. Anzi vi confesso che io stavo una bellezza. Dopotutto chi mi corre dietro, e soprattutto ma dietro chi devo correre?
Esploriamo insieme il nitido anfratto della toilette, un privato luogo di riservatezza ed intimo benessere, scavato nella nuda roccia da sapienti mani, che si narra fossero di nerboruti artigiani avvezzi a lavori di cesello.
Mi piace moltissimo quell’ora che la gente torna a casa. E’ buio ma non è tardi, e ci sono un sacco di luci arancioni e blu e gialle e dei semafori. D’inverno poi è più bella ancora, quell’ora lì, anche se ogni tanto piove o se fa un freddo che manco con tutto il WWF addosso ti scaldi.
C’è un letto con un uomo sopra. L’uomo è in silenzio ed è solo. Gli occhi scrutano gli angoli, cercando il pensiero giusto, se c’è e se c’è qual è. Il pomeriggio trascorre, nell’immobilità di suoni e di pensieri. Forse gli farebbe meno male se suonasse il telefono, ma lui non lascia che la gente gli si avvicini e perciò ora che si lamenta a fare.
Dopo lo choc olfattivo del post precedente, ogni stratagemma era buono per non scompensare. Così ho dato fondo alle mie colorate candele Co.Import, che ogni tanto compro per sentirmi un bell’ometto casalingo.