Archivi per febbraio 2008

Muuuh!

8 febbraio 2008

C’era una volta una mucca, grassa ed imbecille. La mucca era di quelle marroni, perciò anche brutta e niente a che vedere col milka. Non si chiamava neanche con un nome da cartone animato ma poichè viveva in 2 metri quadri insieme ad altre centinaia di mucche, le avevano dato il poetico nome di B651.

Ora dovete sapere che B651 faceva una bella vita, perché la mattina si svegliava e sganciava una cacata di un paio di chili, poi si metteva a mangiare quella roba che le davano, e via, a sprizzare latte dalle tette più flosce di un canotto bucato. Dal momento che era stupida, inoltre, non è che facesse chissà cos’altro. La sua vicina di stalla, la B650 (l’avreste mai detto?) era furba come una volpe ed inventava sempre tanti nuovi stratagemmi per andare a vivere sui monti di Heidi in santa pace, ma ripeto era furba, lei. Soltanto che alla furba B650 erano capitate in sorte l’idiota B651 e la B649, che era se possibile ancora più scema.

Perciò la B650 si incazzava un sacco, perché diceva: “ma tu guarda che vacche cretine mi dovevano capitare, fossero state più intelligenti ora saremo in svizzera a fare il latte per la lindt, altro che il parzialmente scremato centrale del latte di milano“. E insomma incazzati oggi incazzati domani, la B650 non fece più latte.

Così, mentre le due cretine delle amiche vissero stupide e contente per lunghi anni, la B650 andò a finire nel reparto carni di uno sfigato supermercato. Per di più, in offerta speciale.

Nella fossa dei leoni

6 febbraio 2008

La gente era ammassata sulle gradinate. Nell’anfiteatro le voci si sovrapponevano, il cielo era cupo e rosso di un tramonto d’angoscia. Qualcuno indossò la giacca, cominciava a far freddo. La gente era ammassata ed era solo gente qualunque, mentre il cielo era gonfio e opprimente, rosso e graveolente.

I leoni entrarono nell’arena portando con sè il silenzio e la paura negli sguardi. Tre uomini li guidavano verso gli spalti come se fossero dei piccoli gattini. Con loro una donna, solitaria e triste. Non appena alzò gli occhi al cielo ci fu un boato, le nubi riversarono il loro carico sotto forma di pioggia rossa. Le gocce macchiavano pelle ed abiti, ma nel volto le lacrime della gente le scoloriva in un rosa annacquato. Pesanti, calde, violenti, le gocce di sangue dipinsero il teatro di morte e di terrore.

Un urlo. I leoni scattarono verso l’alto, rapidi come coltelli, i ruggiti ferali che falciavano la gente, ammassata, ma senza più speranza. Urla di donne, urla di uomini, urla di sangue. Là dove i leoni passavano restava una traccia di paura, e la pioggia. Durò una piccola eternità, poi finì nel silenzio, nel quale si udivano solo le gocce ed il loro ticchettio sugli abiti dei cadaveri.

La donna si avvicinò ai tre uomini e li sgozzò senza che essi opponessero resistenza. Essi già lo sapevano, erano lì per quello. Poi osservò il banchetto dei leoni ed attese. Quando l’acqua non fu più rossa, quando l’acqua lavò tutto ella fece un nome soltanto. Un nome di un uomo. Ed era l’unico che fosse ancora vivo. Quell’uomo si alzò in piedi. Con un cenno lei gli ordinò di seguirla, per cui uscirono dall’anfiteatro.

Diede a lui vestiti nuovi e disse: “ora vai“.

Cattive abitudini

5 febbraio 2008

Non so che farci ma io butto le briciole dei biscotti dalla finestra. Dei biscotti che mangia alla finestra, ovviamente. Vorrei un balcone con i gerani, sapete quand’è estate e uno non sa proprio ma proprio che fare, verso sera, si mette lì e mentre guarda la gente che passa spezza un po’ i gerani.  Peccato che in centro a Parma i balconi siano un vero optional. I gerani, pure.

Non so che farci ma io con le centraliniste dei colsenter sono maleducato. Appena le sento riattacco senza dubbio alcuno. So di alcune vecchie che non c’hanno con chi parlare e le fanno andare avanti per ore e ore così, tanto per farsi fare compagnia. Io per ora non sono ancora vecchia nè tantomeno vecchio perciò questa me la risparmio.

Non so che farci ma io non posso sopportare quelli che dopo pranzo ruttano sonoramente e col rinculo, che dopo la loro panza si sgonfia come i palloncini del luna park mentre tu passi il giorno con l’aura alla cipolla. Sembrano richiami per scrofe quei rutti, e che diamine.

Non so che farci, ma sapete sono metodico e fissato e se non faccio quattro paragrafi che iniziano allo stesso modo io non riesco a pubblicare un post qualsiasi. Che poi sia una cattiva abitudine, non so che farci.

l’anno del topo

1 febbraio 2008

Per non tirarla per le lunghe, insomma io sono un quadruplice cornuto (Ariete ascendente Capricorno), nonchè un topastro sfuggente. Questo mix fa di me il meglio possibile. Ecco dove volevo andare a parare, cari i miei PaoliFox, Solangi, Syrie e Breznyev che non siete altro. Comunque e semprunque qui si parla e si elogia me medesimo, in perfetto stile “la regola è l’ego“.

Però sapete, nella mia modestia io fornisco a voi altre info preziose. Ad esempio io ho Saturno, Marte e Venere congiunti in quinta casa (confesso di aver realizzato il mio quadro astrale). Ciò fa di me lo sbandieratore della sfiga in amore. Inoltre, il mio Giove è schiaffato proprio sulla prima casa (ecco spiegato l’ego). Come vedete ogni risposta alle vostre domande è nella data di nascita. La vostra, non la mia.

Insomma io non ci credo all’astrologia perchè sono una mente scientifica del ventunesimo secolo, mannaggia a me. Però quest’anno ci credo, così si avvera che è il mio anno veramente. Nonchè di tutti i ratti, s’intende.

Bad Behavior has blocked 257 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok