Archivi per maggio 2008

penna e blocnotes

31 maggio 2008

Da bambino vedevo poco papà, perché lui lavorava sempre fino alle 6 e io andavo a letto alle 9. I miei ricordi di lui sono tutti in penobra, nelle sere invernali in cui tornava a casa a volte con qualche bustina di figurine nascosta nelle tasche della giacca.

Ogni tanto papà doveva andare al lavoro almeno un po’ anche nel giorno libero, ma qualche volta mi chiedeva se avevo voglia di stare con lui in ufficio ed io ero molto contento. In realtà non era un ufficio, ma una sede comune a tanti dipendenti, solo che io non lo sapevo e non è che la cosa facesse tanta differenza. L’importante era andare dove papà lavorava.

Era molto noioso star lì ad aspettare che lui finisse di parlare coi colleghi, e poi gli uffici erano grigi, sapevano di ferro e di pelle, di plastica e di inchiostro. Però potevo rovistare nel cassetto della scrivania e portare a casa un po’ di cancelleria. Un blocnotes, una matita nuova, a volte una pinzatrice oppure una bella gomma nuova. Ero molto felice quando capitava, ed avevo sempre tanta cura di tutti quegli oggetti.
Mi sembrava come se papà fosse un grande dirigente solo perché potevo uscire dall’ufficio con un blocchetto e una matita nuova.

Ieri ho perso il temperamatite e sono andato quasi in crisi. Non che mi servisse, ma se non c’è mi manca. E poi la mente ha fatto i suoi giri e mi è sovvenuto questo ricordo di 25-30 anni fa. L’ho scritto prima che svanisse nuovamente.

L’ammazzagay

28 maggio 2008

Che bello il nuovo gioco dell’estate, vedo che un sacco di gente intelligente vuole proprio partecipare e poi sono sicuro che avrà un successone enorme! Si chiama l’ammazzagay e funziona così: si va in giro per strada, se possibile la sera tardi o verso l’alba, nella stazione degli autobus, all’uscita delle discoteche, oppure anche nei cubicoli delle banche, non importa.

Una volta trovato un bel frocetto lo si uccide a colpi di spranga (e questo vale 100 punti), però se lo si trova in compagnia di un altro ricchione il gioco prevede prima di insultarli, poi picchiarli e poi caso mai ammazzarli, in modo da totalizzare 500 punti.

Se uno ha il sospetto di avere un nipote frocio, un cugino checca, un collega femminiello o un vicino di casa ciucciacazzi ha il diritto di insultarlo (10 punti) , rompergli la macchina (40 punti), sputtanarlo davanti a tutti (15 punti) o tante altre opzioni che non vi sto ad elencare sennò poi non c’è sfizio.

Questo gioco dell’estate è utile alla società italiana, perché i culattoni rottinculo sono un cancro inestirpabile, si sa. A causa dei froci tanti utili eteruomini sono distolti da altri compiti, come chessò picchiare i rom o uccidere le prostitute portoricane, inoltre tutto il tempo impiegato nella pulizia sociale è tempo tolto ai tentativi di procreazione di giovani e sani bimbi rigorosamente eterosessuali.

Io so bene che a questo gioco nessuno di voi ci vuole partecipare però secondo me vi perdete troppo uno sfizio. Fateci un pensierino, dai! anzi, suggeritemi qualche regoletta nuova che forse mi sfugge, perché mi voglio tenere informato!

eva dov’è?

26 maggio 2008

io classifico le persone in 2 gruppi:

  • quelle che quando mi conoscono dicono “ed Eva dov’è?” o una battuta simile;
  • quelle che non fanno battute sceme quando sanno come mi chiamo.

Non c’è verso di farmi piacere le persone del primo gruppo, mi spiace.

Candeline sulla torta

18 maggio 2008

La signora anziana viveva da sola da troppi anni. Riceveva poche visite e spesso non cambiava più neanche il centrotavola ad uncinetto. La porta del salotto restava chiusa tutto l’inverno e lei stessa non vi entrava neanche d’estate, quando però si divertiva a vedere i giochi di luce della finestra sul mobile a vetri.

La signora anziana aveva solo due nipoti che però la andavano a trovare raramente. Lei conservava le caramelle ed una bottiglia di liquore per quelle occasioni, e parlava loro di come avesse conosciuto il nonno, tanti e tanti anni prima. I nipoti le portavano biscotti e a volte una sciarpa, poi lei la sera piangeva e restava a guardare la tv, dove davano sempre qualche vecchio film.

La signora anziana andò a comprare il pane e due paste morbide.

La signora anziana aveva un’amica sola, ma l’amica un giorno morì. Andò al funerale e portò dei fiori sulla tomba, poi tornò a casa e restò a guardare i bimbi che giocavano nel cortile. Sistemò le cipolle nel sacchetto, spezzò i gerani nei vasi, volse il capo ricordando quando suo marito le aveva dato un bacio, quella primavera, e poi rientrò in casa. Sistemò una candelina sulla pasta e soffiò. Buon compleanno, si disse.

solo il sole

18 maggio 2008

Per strada non c’era gente. A parte il sole, nessuno mi stava a guardare, così decisi di smettere di camminare e riposarmi un poco. L’altezza mi dava le vertigini, però il mare era quieto e silenzioso. Tanto amo osservare il mare dalla terraferma quanto mi terrorizza a bordo di una imbarcazione.

Non so dire perché mi trovassi lì, in quella stradina sperduta. Certo, avevo sempre amato le passeggiate solitarie, per quanto la mia età fosse più quella tipica dei giochi tra amici e delle compagnie rumorose. Ero lì dove nessuno sapeva che potessi essere, il che faceva di me un essere libero e forse, per la prima volta, un adulto.

Non mi ero accorto dell’ora tarda. Cominciai a pensare ai miei e temevo che fossero in pensiero per me. Mi mossi a passo più sostenuto e all’improvviso il tramonto non era più romantico, ma cupo. Volevo tornare a casa, ma mi attendeva una camera in albergo. Svoltai, ed ecco che 1000 finestre si affacciavano sulla mia ansia. I palazzi bianchi e azzurri dalle verande prosperose; i palazzi alti e sottili incrostati di edera; i palazzi color crema dalle persiane abbassate. Più in alto, più ancora, un albergo vuoto.

Avevo le chiavi. La stanza puzzava di tende polverose. E poi la moquette mi metteva tristezza. Non la tv, non la radio, restai seduto sul letto aspettando che si aprisse la porta. Sarebbe tornato papà o mamma, quella sera?

Who has the biggest brain?

17 maggio 2008

Oggi vi parlo del mio gioco preferito in facebook, cioè “Who has the biggest brain?”, stavolta però per svelarvi tutti i miei segreti, che mi hanno consentito di ottenere una delle prime posizioni tra i giocatori italiani e che mi auguro aiutino anche voi!

wb1

Per cominciare, ecco il minigioco dei pesi.
Si tratta di individuare l’elemento più pesante della serie, ovviamente non c’è alcuna relazione con la realtà, cioè nel gioco il coniglio può pesare più del rinoceronte!

Per ottenere un buon risultato occorrono 30 risposte esatte (il mio record è 37). Ci sono 2 trucchetti che ho sperimentato: il primo è quello di non badare a tutti i pesi, ma solo a massimo 3 su 4, in modo da velocizzare l’elaborazione; il secondo è quello di cliccare, in caso di indecisione, la figura che si trova allo stesso posto di quella esatta nella serie precedente.
In altre parole, in questo caso il più pesante è il coniglio, ebbene ho sperimentato (con centinaia di partite) che molto probabilmente (2 volte su 3) nella prossima serie la soluzione sarà nuovamente la figura centrale! provate!

(leggi la miniguida completa al gioco dei pesi)

wb3Il minigioco dei cubi è tra i miei preferiti, infatti ho ottenuto anche più di 1000 punti.
Qui il segreto è contare a blocchi di 3-4 e memorizzare alcune figure tipiche.
Ad esempio, la figura di 3 piani di 4 cubi ne possiede 3×4=12.
Memorizzato questo, è facile contare qui 12-1=11. Si risparmiano moltissimi secondi.

Ci sono diverse figure da memorizzare che aiutano a velocizzare i calcoli.

(leggi la miniguida completa al gioco dei cubi)

wb6Il gioco dei calcoli richiede in effetti una certa abilità, ma col tempo si riesce senz’altro a migliorare anche in questo caso, senza ricorrere a stratagemmi.

Usate la tastiera, non il mouse, e semplificate i calcoli complessi con alcuni accorgimenti. Ad esempio, nel caso di 74-29, ad esempio, calcolate 74-30, che è più facile, e poi aggiungete 1.

wb2Anche il minigioco del segno incognito è simile, ma qui un trucchetto semplice c’è: ogni volta che vi trovate in una situazione come quella dell’immagine, la soluzione giusta è sempre la divisione.

Evitate di risolvere il calcolo ma andate ad intuito. Se ci sono due numeri grandi ed il risultato è un numero piccolo, non abbiate esitazioni e cliccate sulla divisione!
Vedrete che il vostro score aumenterà di 100-150 punti in breve tempo.

 

wb7La serie da memorizzare non consente di ottenere molti punti, perché il tempo impiegato dal gioco per presentare la sequenza è sempre lo stesso ed in un minuto non avete oggettivamente modo di andare molto avanti.

Per rendere al meglio, date un nome ad ogni oggetto. Questa serie per me è “bi-rosa-blu-bi”. Man mano che gli oggetti appaiono io li chiamo per nome ad alta voce. Una volta scomparsi, ripeto la serie “bi-rosa-blu-bi” ed è semplicissimo ricordarla tutta!
Con questo metodo arriverete anche alle serie da 6 :)

wb4Il gioco del memory è per me il più complicato, ed è qui che non supero i 740 punti. Tuttavia, ho notato che per rendere al meglio occorre essere veloci e pensare poco.

Ad esempio, in questo caso, io memorizzo la posizione delle gocce blu e delle picche nere. Poi però clicco subito sulla coppia gialla, perché ancora ce l’ho fresca di visione: se vengono mischiate proprio le carte blu o nere, io me ne ricorderò, mentre se avessi iniziato a cliccare proprio le carte che ho memorizzato, avrei rischiato il cambiamento di posto proprio delle rosse e gialle e quindi l’errore.

In pratica, memorizzate 2 paia e cliccate per primo il terzo, riducete così la possibilità di errore!

wb5Per ottenere buoni risultati nel puzzle, occorre solo giocare un certo numero di volte in modo da memorizzare bene il disegno.
In questo caso non ho bisogno di badare alla forma del pezzo, perché so che manca una lente che può essere solo il pezzo marrone, e manca la camicia che può essere solo bianca.
I contorni dunque neanche li guardo: bado solo ai colori giusti!

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L’ultimo minigioco, gli asteroidi, è a mio avviso il più facile di tutti. Anche qui supero spesso i 1000 punti.
Il successo si basa sulla buona visione periferica e sul colpo d’occhio.
Qui la sequenza giusta è -47, 1, 3, 13, 35. Io memorizzo mentalmente che movimenti devo fare col mouse e poi clicco in sequenza velocemente.
Certo, gli asteroidi ruotano, ma con un po’ di pratica non sarà più un grosso problema!

Per concludere, un consiglio su tutti: provate 3-4 partite di seguito e noterete che la quarta sarà probabilmente la migliore, perché anche in questi giochi, come se faceste una corsa, c’è bisogno di fare “riscaldamento”.
Per migliorare la concentrazione poi un bel succo di frutta, una mela o un biscotto è quello che ci vuole: il mio record l’ho ottenuto dopo aver mangiato una macedonia!

Non vi demoralizzate e soprattutto non partite prevenuti con frasi del tipo: “non sono capace”; “è un gioco da stupidi”; “ho una pessima memoria”. Se veramente pensaste queste cose di voi stessi, perché mettervi alla prova?

nei secoli fedele

15 maggio 2008

La sala d’attesa, lì dai carabinieri, è un cubicolo in legno che sembra un bunker. C’era una donna cui avevano rubato la borsetta (ma per fortuna le altre 2 carte di credito della sventurata erano nell’altra borsa); c’era un individuo di età imprecisata capace di pronunciare solo la “a“; una prostituta - incredibile, come nei telefilm! - e poi io, quello della carta clonata.

Il mio turno giunge dopo 45 minuti, perché si sa che per quei verbali ci vuole l’imprimatur. Il carabiniere è un maresciallo uscito dall’ufficio di Montalbano, coi capelli che andavano di moda nell’epoca di “sia-a-mo i watussi”. Mi chiede un documento, e poi nome e cognome. Io, che me li ricordavo, rispondo senza bruciare l’aiuto del pubblico.

Lui dice: bene, sei tu.  Sono dunque nelle mani del figlio segreto di Einstein.

Gli dico che mi hanno clonato la carta e lui mi chiede dove e quando precisamente. Dato che non lo so, mi chiede come faccio a sapere che me l’hanno clonata, e rispondo dicendo che ci sono stati 18 prelievi dal Sudafrica. Ovviamente mi chiede se sono stato in Sudafrica.

Dico no.
Lui allora mi chiede come faccio a sapere che i prelievi sono dal Sudafrica se non ci sono stato, ed io raccolgo le mie ultime speranze e dico che sull’estratto conto c’è scritto Johannesburg che è appunto Sudafrica. Con aria interrogativa, mi chiede se ho parenti a Johannesburg.

Prima di invocare un metorite sulla mia testa, mi armo di pazienza e rispondo alle domande che mi fa, che prevedono un “a che ora esatta c’è stato il primo prelievo” - “perché non se ne è accorto subito” - “sicuro che non è stato a casa di un sudafricano 2 settimane fa?” e per finire il commento del giorno:
“che poi non avevi mica molto sul conto: che te l’hanno clonata a fare?

Se sono qui tra voi è in virtù di qualche miracolo della genetica, che mi rende impossibile commettere omicidi a sangue freddo. (

M’hanno clonato la carta

12 maggio 2008

La banca: “sicuro che non è andato a Johannesburg questa settimana?“;
sicuro che non ha prestato la carta a qualcuno che è andato a Johannesburg?“”.

Domattina vado a fare la denuncia, mi metteranno a dura prova anche le domande della polizia mi sa.

Quando l’ho saputo, oggi, mi sono sentito poco bene. Faccio un sacco di sacrifici per spendere poco, già mi sento in colpa che i miei mi devono continuamente prestare i soldi ed ecco che nel giro di pochi giorni perdo quanto guadagno in un anno di cruciverba.

So che a volte i soldi sono restituiti, ma io non ho fiducia in questo genere di cose, secondo me se possono danno la colpa a me e non mi rendono un euro. Certo è che quando l’ho saputo oggi stavo per svenire. Sono tornato a casa e mi son messo a letto perché mi sentivo poco bene.
E’ da oggi che ho le vertigini. Mi sento solo molto arrabbiato ed amareggiato, e anche se non serve non mi frega niente, auguro ogni male a chi mi ha clonato la carta.

A distanza di molte lingue

8 maggio 2008

Dormivano in 8 nella stessa stanza. I due materassi affiancati sul pavimento, grovigli di gambe e di fianchi, di braccia e di piedi. Il calore era insopportabile, le zanzare banchettavano. Nell’ora che precede l’alba lui le si avvicinava, le scostava la veste e le entrava dentro piano, come se non volesse svegliare neanche lei. Il sudore si rapprendeva sulle lenzuola in chiazze umide.

Lui crollava nel sonno più profondo, lei restava a guardare il soffitto. Un ragno e la sua ragnatela. Il respiro pesante dei loro compagni. Una casa distante molte lingue diverse e accanto un uomo che non era quello che lei aveva desiderato, ma da cui era desiderata. Restava sveglia finchè non le si asciugava il sudore e l’amore.

Il sole entrò più forte che altrove, nella casa dagli 8 corpi. Silenzioso urlo di richiamo, disegnò gialle geometrie sui corpi rattrappiti dalla notte. Le ombre delle mosche. Bisognava alzarsi per andare a lavorare, per guadagnarsi il diritto ad una nuova notte. Lei no. Lei restava lì. La sua vita era in orizzontale.

Quell’alba si concesse di piangere. Pianse sua sorella, lontana molte lingue diverse; l’albero di limoni, i giochi col fango, le risate con la sua amica. Poi si sentì meglio, così che quando vide le fiamme avanzare non tentò neanche di scappare. Chiuse gli occhi, e iniziò a pregare.

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