Archivi per luglio 2008

Ciottoli

31 luglio 2008

C’erano due persone sulla spiaggia. Lei si spalmava una crema sulle cosce, lui sedeva sulla battigia, lo sguardo rivolto al mare. La spiaggia era piena di rifiuti ma presto si sarebbe ugualmente popolata. Al largo, un barcone sollevava i primi spruzzi della giornata.

Dalla villa scendeva una scala nella pietra. Vecchie radici, l’odore della pineta, movimenti di creature sui rami. Vermi sotto un sasso, poi la sabbia. Le alghe ancora umide si ammucchiavano tra i ciottoli, con pezzetti di plastica, vetri, sigarette. La ragazza sussultò nel vedere arrivare il ragazzino.

Da dove arrivi tu?
“Dalla villa. questa è la nostra spiaggia.”
Ah, scusa, non lo sapevamo. Ci spostiamo subito, chiedi scusa ai tuoi genitori da parte nostra.
“Restate pure, io faccio solo una passeggiata sul lungomare. E poi i miei genitori non scendono mai, potete restare.”

L’uomo si voltò: “che succede?”
No, niente, è una spiaggia privata qui, ma questo ragazzo ci ha detto che possiamo restare.
“Ah. E’ sua la spiaggia? Digli che fa schifo. La potrebbero pulire più spesso.”
La ragazza sorrise, teneva un occhio chiuso per via del sole. “Per me è bella, non dargli retta, è un cafone.
Il bimbo annuì. “C’è una roccia con l’argilla qui vicino, se vuoi te la faccio vedere. “
Sì.

L’uomo li vide allontanarsi. Si alzò e andò a tuffarsi in acqua, lasciando le ciabatte tra le alghe, in mezzo ai ciottoli e ai rifiuti.

il post in cui mangio un ghiacciolo

30 luglio 2008

slurp, slurp

cazzo! subito si squaglia!

meglio limone che amarena, però

“ahia! mi si sta mica cariando un dente?”

slurp, slurp

il post in cui vi svelo come va a finire Lost

28 luglio 2008

Attenzione!! di seguito è svelata tutta la trama delle 6 serie di Lost!

Allora praticamente Lost è quel verosimile telefilm in cui

  • prima serie

un aereo “paf” si spezza metà e metà e sopravvivono una cinquantina di persone tra cui le loro valigie piene zeppe di medicinali, bottiglie di liquore che non si sono rotte, pacchi di riviste miracolosamente scampate all’acqua di mare, un dottore specializzato in 15chirurgie diverse, e insomma un sacco di gente tra cui un cane bianco per un bimbo nero dai poteri magici. l’isola è maledetta e c’è una botola che scoppia in bocca a un prof di scienze e così in giro ci sono pure meno precari.

  • seconda serie

peccato però che in quest’isola così piccola che in 2 giorni la giri tutta ma così grande che una francese che ci campa da 16 anni conosce solo l’orticello di casa siano sopravvissuti anche altri 7 sfigati, così sfigati che i produttori li accoppano tutti tranne il dentista che serve come riempitivo per una puntata. Qui ci sono dei loft molto fashion con tutto l’archivio di Isoradio dentro nonché un computer che bisogna usare ogni 180 minuti. Però se non lo usi è uguale, tanto ogni cosa che distrugge l’isola in realtà non serve a niente. Comunque manco in questa serie Kate la dà e la cosa che più vorresti fare è prendere Michael a cazzotti, ma non una bensì 100 volte.

  • terza serie

qui le cose si fanno interessanti perché c’è una dottoressa che prima è cattiva, poi buona, poi cattiva, poi buona, poi cattiva, poi buona, poi cattiva, poi buona. Dimenticavo c’è anche un raduno di veggenti, poi spuntano pure due truffatori mai visti prima che finiscono sotto terra alla Hitchcock, mentre la gente continua a morire e a resuscitare peggio di Beautiful. Per qualche strano motivo, inoltre, più Locke fa stronzate più ci si affeziona a lui, mentre Sayid, che aveva rotto i maroni per la morte dell’amata Shannon, neanche due giorni e già se l’è scordata. A proposito Sayid che nella prima serie non sa una parola di francese poi  nella terza si scopre che ha fatto il cuoco a Parigi, per dire.

  • quarta serie

insomma in sei si salvano, ma non sono sei ma sette, anzi no otto, anzi no nove, anzi no cinque, anzi no si sono salvati nel 1996 ma non nel 2004, o forse sì? beh comunque l’isola appare e scompare e siccome c’è stato lo sciopero degli sceneggiatori la serie dura meno perciò anche questo paragrafo dura di meno

  • quinta serie

la serie prevede 16 puntate dedicate esclusivamente ai piedi di Richard Alpert, che sarebbe il tipo con le sopracciglia più folte mai viste, e che ancora nessuno sa se abbia 20 o 220 anni. Però se ha 4 dita dei piedi vuol dire che è lui quello della statua misteriosa e allora ha 220 anni e quindi si spiega tutto. Ovviamente il papà di Jack si scopre che è anche il padre di Kate, Sawyer, Michael, Jin e forse pure Rose. Pare che le puntate più belle saranno ambientate nell’aldilà, ma tanto il meglio viene nella

  • sesta e ultima serie

che poi è quella in cui gli sceneggiatori dovranno sparare una cazzata così grande ma così grande che sennò tutti resteranno delusissimi. Allora loro si impegneranno, ma tanto tutti resteranno delusissimi uguale e direbbero: “ah! la prima serie era la più bella!” se non fosse che per allora tutti saranno già fan di un telefilm più nuovo e più figo.

Mia ti a(mia)mo

26 luglio 2008

Fernand’o metallar abitava nella casa al primo piano con la sorella Imma ‘a nera, il fratello Maurizio Maradona e i genitori Tonino ‘o sciamut e Raziuccia ‘a chiattona. La cosa che sapeva fare meglio era suonare la batteria nel garage sotto casa e portare a passeggio il cane Mustafà. Era un tipo tranquillo, soltanto un po’ metallaro.

Un giorno arrivò in piena depressione una cantante che si diceva essere stata famosa, ma che ora si era ridotta a prendere pochi soldi per cantare sotto un ponte di tangenziale davanti a 500 provincialiotti di una cooperativa comunista, il giorno del primo maggio. Questa cantante si chiamava Mia e da qualche parte doveva pure andarsi a cambiare vestito.

E siccome la casa più vicina al palco sgarrupato era quella di Fernand’o metallaro fu propriamente lì che sissignore la cantante in malora chiese il permesso di mettersi il vestito buono. Raziuccia ‘a chiattona chiamò proprio a tutti quanti “uè! venite a vedere chi c’è!” e la gente era contenta assai perché pure se ormai nessuno la conosceva più pur sempre una brava cantante era stata, eppoi c’aveva la sorella famosa. Così levarono un poco di casino nella stanzetta e la cantantessa chiuse la porta e si cambiò il vestito davanti ai poster di Fernand’ o metallaro .

La gente arrivò tutta per vedere e Imma la nera aveva pure cacciato fuori il servizio buono per offrire un poco di liquore. Maurizio Maradona giocava a pallone llà fuori. Due vecchie si erano fatte pure gli striscioni con le mazze di scopa. Ci avevano azzeccato sopra gli scottex con scritto “mia ti amiamo” e “mia sei sempre nel cuore mio” e così la cantante si mise a ridere e tutti pensarono che veramente rassomigliava assai alla sorella.

Una signora andò vicino e disse “mia sei bellissima fatti dare un bacio” e così Mia disse “” e così si baciarono un bacio di qua e un bacio di là. Poi Mia andò a cantare e la gente pensò che il primo maggio dell’anno 1988 se lo sarebbe ricordato veramente assai, solo che dopo tre canzoni si era fatto tardi e tornarono a casa a mangiare, così la cantante rimase lei sola a cantare per una ventina di persone mentre il cane Mustafà si mangiava il mezzo panino che qualcuno aveva buttato nella spazzatura, sotto al ponte della tangenziale.

Fernand’o metallaro andò a fare a cazzotti e tornò scummato di sangue, la signora dello striscione scottex si conservò la foto da qualche parte. Maurizio Maradona giocava a pallone llà fuori e chi lo sa se ancora qualcuno se lo ricorda, quel concerto di quella cantante llà.

A righe

23 luglio 2008

Lui, lo vedi?, lui è lì, appeso ad una corda. Il sole e la strada, l’odore di asfalto dopo uno scroscio d’acqua. Ai margini spazzatura e sassi, un marciapiede in cattive condizioni. La via in cui si trova è familiare: l’ha percorsa centinaia di volte, con quelle case in rovina, vecchie e scrostate come macchie di trucco sulle guance.

Giunge ad un cantiere, con tanti imballaggi depositati accanto ad un portone e nessuno che sembra lavorare più lì da tanto, troppo tempo. Una nuvola oscura il cielo per cui lui si volta, rabbrividisce: c’è suo fratello, accanto, appeso ad una corda. Ad una corda.

Torna a casa, meccanicamente, stancamente. Le chiavi nella toppa, un suono, poi è muffa ed è pianto, è la casa in cui abitava da piccolo. C’è  una nonna, una che non ha mai visto, gli sorride, gli tende una camicia, appena stirata, un buon odore. Una camicia a righe.

Nell’armadio senza fondo le ante si aprirono su un cortile, dove un cane dal pelo fulvo dorme nel sole.
Il cane abbaia, e le pareti si dipingono di verde, il pavimento splende di un bagliore che solo il sorriso di chi ami. La stanza non ha più porte e una donna osserva la scena, ridendo. Nelle lacrime, i sospiri.

dove sei?

22 luglio 2008

Puzzava, e poi c’era sempre quello scaffale vuoto. Tutti gli altri erano zeppi di scatoloni ma questo invece era vuoto. La polvere.  Era vuoto da sempre, per quel che ne sapeva lui.

La lampadina si spense.

dov’è l’interruttore? dov’è?” - un suono dal pavimento - “che è questo rumore?” - ancora - “ehi, sei ancora lì? eh?” - non c’era - “ehi!!!!” - non c’era - “che è questo rumore?” - il suono si fece più intenso, si voltò, sbiancò,
la porta
dov’è la porta
la porta
si chiude
quel suono
ehi!
ci sei? ci sei? ci sei.

Inciampò. C’era un buco nel pavimento. Tanti scarafaggi, enormi, veloci, famelici. Non poteva vederli, ma poteva sentirli. Lo circondavano. “aprimi!!! dove sei?“. Più vicini, più veloci, più numerosi. Maledetto buco. Maledetto scaffale.

dove sei? dove sei? dove sei…“.

il post in cui una tizia chiede il resto al mendicante

19 luglio 2008

Io i mendicanti non tanto li posso sopportare da quando una vecchia a cui avevo dato 1 euro mi disse: “veh ho visto che avevi anche la moneta da 2” e perciò come dicevo non li posso sopportare, tuttavia se dico che non li posso sopportare uno pensa che sono stronzo e razzista e strafottente e beh, in questo caso c’hai ragione però non è bello che lo pensi perciò ora scrivo di una tipa ancora più bastarda così per pensare a lei ti scordi di me e dunque:

qui a Parma ci sono alcuni tipi che suonano la fisarmonica nel centro storico. il mio preferito (secondo me la fran lo sa chi dico ma vabbè chiunque di Parma lo sa) è quel biondino che è bravo assai che si mette accanto al Battistero, però ogni tanto si vede qualcuno più sfigato che suona come potrei suonare io e cioè male. Poi c’è uno zoppo che si fa tutti i marciapiedi di via Repubblica e non è che sta a terra, no, lui ti viene incontro chiedendoti soldi con aria che è un misto tra zombie II e la piccola fiammiferaia.

Poi c’è una pazza che puzza alla stazione, che sì non dovrei dire che puzza e forse neanche che è pazza, ma in realtà se non così come la dovrei descrivere, come una signora di mezza età che vive ai margini della società a causa della difficoltà di integrazione? non vedete che suona retorico? per cui la pazza che puzza, lei, è alla stazione.

Infine c’è una vecchia acida come la cedrata di sottomarca dopo una peperonata che però è forse l’unica al mondo ancora affetta da gotta e una volta (il post praticamente inizia qui) arriva una signora di quelle col tailleurino e i capelli mezzi gialli e mezzi neri, la pelle similmarzotto e i tacchi alti così, e questa signora piglia e le sgancia 1 euro. allora io ero lì che passeggiavo (uh) e osservo stupefatto questa pietà di michelangelo, senonché la fake samaritana se ne esce con: “mi dà 50 centesimi di resto, per cortesia?“.

La vecchia secondo me l’ha maledetta in ebraico, in rom, in sanscrito e forse pure in codice binario, però ha fatto finta di non sentire. Per fortuna ma dico per fortuna è passata una mamma col passeggino e così la tirchia generosa si è dovuta spostare, ha perso il carpe diem e vabbè per questa volta se ne è andata senza resto. Io però l’ho abbastanza schifata, ecco.

il post dei titoli di post

15 luglio 2008

Praticamente mi vengono solo i titoli dei post che potrei fare e cioè:

  • annegato nella bustina di squeezable;
  • la mia prof di chimica è una stronza e io la odio;
  • quella sera in cui fui mollato per la quindicesima volta;
  • il sesso è una cosa meravigliosa, ma solo una volta su dieci non è un film porno;
  • quanto schifo, ma quanto schifo la gente che chiede il resto ai mendicanti;
  • una nuova vita vi attende nella colonia extramondo (cit.);
  • come rifiutare le avances della vicina racchia.

Poi mi impegno mi impegno ma i post che mi escono fuori non mi soddisfano mai. Così non so, intanto scrivo i titoli e poi ci penso, non sia mai mi viene l’ispirazione giusta. Ah, bei tempi quelli in cui qualsiasi cosa io scrivessi tutti mi dicevano: “geniale!” oppure “voglio uscire con te subitamente” oppure “è il post più bello della storia dei secoli dei millenni dei geroglifici di sempre!“. Ah!

I miei amici d’infanzia

10 luglio 2008

Io abitavo in un posto bellissimo. Abitavo al primo piano e casa mia aveva un balcone lungo che affacciava sul parco dove giocavano tutti i ragazzini. Alle 4 del pomeriggio, uno dopo l’altro, scendevamo “giù” a giocare. Se qualcuno tardava andavamo a bussare a casa sua: “scendi?” ed eravamo tutti molto amici. Beh, non tutti, c’erano anche allora i reietti, ragazzi di famiglie un po’ così, che si evitavano o per paura dei pidocchi, o perché sputavano, o perché qualche altra cosa.

I miei migliori amici erano così tanti che per uno strano karma da adulto ne ho avuti poi sempre pochissimi. Erano quasi tutti fratelli e cugini e appartenevano a una famiglia molto numerosa, in cui per uno strano scherzo genetico i figli di 4 famiglie erano a triplette di tutti maschi o tutte femmine, tranne una sola eccezione in cui c’era un maschio ma poi un poker di femmine. Ho passato tante tante giornate a casa dei miei amici, e così tanti pomeriggi  a giocare con loro che nei ricordi della mia infanzia sono presenti così, di default.

C’era una amichetta con cui un giorno litigai. Litigavamo spesso però era la mia preferita. Ricordo che le diedi uno schiaffo, parlo di 30 anni fa, e le si ruppero gli occhiali. Non mi rivolse la parola per mesi o anzi per anni. Diventammo nemicissimi. Poi passò il tempo e ci ritrovammo colleghi d’università. Lei molto tenace lavorava sodo in un laboratorio al dipartimento di genetica, io invece con la mente occupata a pensare altro trascinavo via gli anni alla meno peggio. E ritornammo amici.

Non dico scemenze se dico che per me erano tutti come dei cugini. C’era lei, c’erano i tre fratelli il cui papà era il mio insegnante di ginnasio, e a volte loro sbirciavano nelle scartoffie per darmi anticipazioni sui voti al compito, c’era l’altro mio amico che aveva sempre qualcosa da aggiustare e nel garage teneva un bigliardino con cui ho giocato centomila volte. Poi c’era la cugina altissima e chiacchierona, e lo zio con la casa che era un parco giochi. Andavo lì a giocare al Commodore64 quando ancora ce l’aveva solo lui. Mi è dispiaciuto quando ho saputo che era stato poco bene.

Potrei raccontarvi tantissimi aneddoti, vabbè. Adesso non so che fine abbiano fatto tanti di loro. Beh, mi sono trasferito e poi sono passati molti anni.  Vorrei tanto sapere se la mia amica tenace è diventata la scienziata che di sicuro è. E poi come stanno tutti. Che palle che non posso scrivere neanche i nomi per quelle menate della privacy. Però io so che qualcuno che mi legge forse mi può aiutare almeno a mandar loro un saluto, e a dire che “hei, vi penso ogni tanto, vi ricordo sempre con molto affetto“.

Questo post lo dedico a aitan e a pensierispettinati, perché loro sanno bene qual è il posto bellissimo dove abitavo io.

sono un tavolino ikea

9 luglio 2008

addamo

Beh direttamente da Blogadilla, grazie all’inesauribile placido tumblr nonché grazie agli shared item di xlthlx

(ce la posso fare) beh dicevo, e ripeto e sottolineo beh sia chiaro, sono un tavolino svedese neanche tanto cool dal nome Addamo con due umlaut sulle A. Il post dura solo poche righe perché l’importante è che voi facciate clic dove dovete farlo, poi scriviate il vostro nome dove dovete scriverlo e vi trasformiate in una lampada o in un materasso o chessò in un set di pentole.

Sì sì lo so lo so che vi aspettavate qualcosa di più straziante da me, tuttavia oggi ho la stomatite per cui sono intontito dal Piralvex perciò l’ispirazione latita da qualche parte nei pressi del trigemino. Buon’Ikea e anzi creiamo una petizione per rivedere i maschioni mezzi nudi nel catalogo, che da un po’ di tempo a questa parte latitano, direi.

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