Archivi per agosto 2008

il post in cui vi svelo un retroscena

30 agosto 2008

Essere un lupetto è terribile: dormi accanto a Mullichiell’, canti canzoni assurde vestito di celeste, cacci il pisello davanti a tutti quando è il tuo turno di essere docciato la domenica mattina, fai colazione con marmellata di amarena anche se sei allergico e dormi un secondo dopo che il tuo capo dal nome pittoresco lo ha dichiarato in codice Morse.

Essere un lupetto è sconvolgente perché devi fare i tuoi bisogni in una specie di letamaio occupato da miliardi di bambini per i quali essere un lupetto non è sconvolgente.

Un giorno poi, scopri che tutti ma proprio tutti stanno giocando nel giardino nell’ora di libertà e che forse, ma forse, puoi andare ai servizi sperando di poterti concentrare in santa pace e diventare un lupetto come tutti gli altri: leggero.

Così ti muovi con aria circospetta sperando che il capo dal nome pittoresco non ti spedisca a socializzare “per il tuo bene” e ti intrufoli dietro alle enormi lavagne piazzate a guardia dei gabinetti. Ti volti a destra, ti volti a sinistra, afferri la maniglia ed entri.

Essere un lupetto è pornografico: decine di ragazze vaporose e donne dai seni gonfi fanno la doccia, proprio allora, proprio lì. Urlano e si coprono, ti indicano, qualcuna ride, qualcuna ignora, qualcuna si volta: le vedi tutte, tiri la porta e scappi, per sempre. Essere un lupetto è faticoso.

Sei un essere abietto e spregevole

26 agosto 2008

Quando io ero piccolo ero molto piccolo, perciò i grandi erano grandi. E siccome ero piccolo un giorno stavo alla finestra intento a giocare con il pappagallino nella gabbia (perché ce l’avevamo, noi, ed era bello ma ora non c’entra perché dicevo che stavo alla finestra) e guardavo nel cortile, che una macchina parcheggiava.

Allora dalla macchina uscì una mamma (lo so che era mamma perché uscì anche una bambina che disse “mamma”) e poi uscì una bambina che disse “mamma”. E quando uscì dalla macchina la mamma disse: “sali da zia”. Allora la mamma poi guardò nella borsa e il papà fece una manovra a marcia indietro ed ecco che comincia la parte bella, perché il papà fece marcia indietro e - parapatabang (non mi ricordo il rumore come si scriveva esattamente) - mise sotto la bimba che non si era mossa da lì.

Così la bimba urlo “aaaaaaaaaaaaaaa“, mi pare, e il padre frenò e la mamma corse dalla bimba e la prese in braccio, e la bimba non si era fatta niente eccetto il fatto che diceva “aaaaaaaaaaaaaaaaa“, così il papà uscì dalla macchina tutto preoccupato e la mamma disse: “sei un essere abietto e spregevole!“. Infatti poi il papà si mise le mani sulla fronte come quando uno piange, poi scese uno a vedere che era successo e la mamma disse ancora, ma a alta voce: “sei un essere abietto e spregevole!“.

Allora poiché come vi ripeto ero piccolo io non sapevo cosa significassero le parole “abietto” e “spregevole”, perciò visto che lì vicino c’era la mia, di mamma, dissi: “mamma, ma perché quello è abietto e spregevole?“. E mamma rispose: “perché la moglie legge troppi libri Harmony“.

Così io capii che non era successo niente di male e andai di là nella mia cameretta (penso a giocare ma non mi ricordo a che gioco) e poi non feci niente per circa 30 anni e guarda caso ancora non ho letto un libro Harmony così forse non so che significano quelle parole là però penso che non le ho mai più sentite da nessuno così si vede che non sono tanto importanti.

Non sei andato in vacanza?

18 agosto 2008

Stamattina pensavo che ora comincia la solita trafila, quella tipica del rientro dalle vacanze: incontro gente abbronzatissima e più in forma di un cinese alle olimpiadi, mi vedono pallido come un dentifricio al fluoro e con il sogghigno malefico, la stellina perfida che si accende nella pupilla li sento chiedere la fatidica, innocentissima “non sei andato in vacanza?”.

Così mi sono sfogato in twitter, ed ecco che la solidarietà in friendfeed (ancora non vi siete iscritti? tsè!) è stata prontissima.

Vi potete difendere da siffatta domanda in uno di questi modi:

  • Niki dice:  e tu rispondi che il pallido fa figo quest’anno ;) Io dico sempre così…”
  • Hoshimem propone: “sono andato in vacanza in una grotta…”
  • Per Mike: ” Vacanza? Sei matto? Ho preferito slogarmi una caviglia per restare a casa due settimane su tre…. ovvio.”
  • Viola suggerisce: ” il bianco sta bene con tutto
  • Paolo dichiara: “io sono stato in crociera sullo Shuttle
  • infine Federico: “Io vado in vacanza e torno sempre pallido come un lenzuolo. Odio il sole e l’abbronzatura

Direi che c’è solo da scegliere no? Forza vacanzieri: fatevi sotto che vi sistemo io!

Esprimi un desiderio

12 agosto 2008

Aspettai in stazione venti minuti, non era un buon segno. Però mi aveva detto che sarebbe venuto a prendermi e rifiutavo di credere che mi avesse fatto fare un viaggio a vuoto, per cui dovevo solo aver pazienza. C’era una di quelle bancarelle piene di libri a poco prezzo.

Quando mi sorrise dimenticai il ritardo. Il mio solito errore, ne ero consapevole, ma nel suo sorriso avevo riposto la mia speranza di felicità e dunque da esso io dipendevo. Salimmo in auto. Avremmo potuto viaggiare in qualsiasi luogo ed in qualsiasi tempo, ma ciò che per me contava era il momento in cui lui mi teneva la mano e ci accarezzavamo le dita. Si ritraeva solo per cambiare le marce.

La sabbia sopportò i corpi di mille amanti. La notte era limpida come un lago d’alta montagna, sgombra di nubi e carica di buoni presagi. Restammo vicini, forse un po’ più vicini, godendo del nostro calore. Poi, gli occhi in alto. La notte di San Lorenzo.

Credemmo di vedere tracce di magia nel cielo. “Le hai viste?“, mi disse. “Sì. Siamo fortunati“, risposi.
Esprimi un desiderio, che si avvererà“. C’era qualcosa nella sua voce, ma chiusi gli occhi ed espressi il mio desiderio. “E tu? che desiderio hai espresso?“, tentai. “Non si dice, è un segreto“: sorrise.

Si avverererà, allora.

A volte ti manca un pezzo

9 agosto 2008

puzzleA volte ti manca un pezzo. Non sai cos’è, oppure lo sai ma non sei disposto ad ammetterlo.

Non che non si possa vivere anche senza un pezzo, però il quadro generale non è lo stesso.

Tu magari osservi un quadro e non ci badi, che c’è quel tocco di giallo o quella punta di verde o quella sfumatura arancione. Però se non ci fossero il quadro ti parrebbe ben diverso.

Così a volte ti manca un pezzo. Puoi ridere ugualmente, certo. Poi però capita il momento in cui ti chiedi se il pezzo che ti manca è nascosto in fondo ad un cassetto o se l’hai perso per non trovarlo più, così ci pensi, fai un bel respiro e ti tieni ben stretti i pezzi che ti rimangono.

il post che tanto non si capisce

5 agosto 2008

Ofelia di Millais. E poi le fragole nell’orto, la nonna che mi porta a raccogliere le pannocchie di mais, col sole, con le ginocchia sbucciate. In volo, posto di corridoio, allacciate le cinture, si atterra e si muore. Le scale e la Madonna. O passeggero che passi per questa via, alza gli occhi e saluta Maria.

Angelus di Millet. E poi la camicia blu, la spesa di notte, gli spaghetti col tonno e limone. Massaggi, un telefono che suona, non so dove andare e vado lo stesso dove non posso. Mi manchi da prima ancora.

Watteau. “Salta più in alto che puoi” le risate, gli abbracci. Corro veloce, corro più veloce, corro più veloce ancora. Il prato di margherite e la panchina vuota. Si spezza la catenina, le perline sparse nell’erba. Per sempre, nell’erba. Turner, Tramonto sul lago.

L’autoritratto di Duerer. Un cerchio, sedie, racconti. “guardatevi negli occhi”, poi una fitta al cuore. Non voglio, non posso, non riesco. Notte, il plumcake e il treno vuoto. Il vecchio con gli occhiali e l’odore dell’allegria altrui. La giostra luccica, rossa e gialla. Nessun bambino sull’automobilina, la vecchia appisolata alla cassa. Saskia, dove sei?

Non è possibile

4 agosto 2008

Sulla spiaggia c’era la solita folla di ombrelloni. I bambini giocavano a pallone, l’acqua era luccicante, il mare senza onde.

Se ne tornava a casa prima che la schiena cominciasse a scottare troppo. Quando attraversava la strada, sapeva che la sua mamma lo stava a guardare da lontano, per cui si assicurava sempre che non ci fossero auto. Entrava nel cortile silenzioso e poi saliva le scale, i gradini freschi a contatto coi piedi ancora un po’ sporchi di sabbia. Si toglieva il costume e faceva la doccia, poi andava a leggere un fumetto in terrazza, seduto a terra, in un segreto angolo d’ombra. Era il momento più bello, quello.

Quel giorno, dal piano di sotto udì due voci:

andiamo in camera da letto dai, qui…qui sul terrazzo ci può sentire qualcuno
“chi vuoi che ci senta, sono tutti al mare a quest’ora”
lo so lo so, però dai per sicurezza, torniamo in casa
“qui è più eccitante… facciamolo qui”
sì ma… sicuro che sono tutti in spiaggia? ogni tanto c’è quel ragazzino che torna prima di mezzogiorno
“un ragazzino che torna dalla spiaggia prima di mezzogiorno? non è possibile”

Poi le voci si trasformarono in suoni. Baci, forse.

La Perfidia Parade

3 agosto 2008

Estate, tempo di repliche no?
Perciò, direttamente dal tubo catodico, riecco a voi la Perfidia Parade!

Io confesso che i personaggi femminili perfidi e malefici mi sono sempre piaciuti in modo inverosimile, secondo me c’è un gene-gay vicino al gene-perfidia, perché ho notato che è una cosa comune a tante tante persone che ho conosciuto.

irizaPer questa selezione di pura perfidia, voglio cominciare ovviamente dalla perfida e crudele Iriza Legan, la vera protagonista di Candy Candy, altro che quella pupattola moscia di Annie! Godevo soprattutto quando Iriza faceva qualche crudeltà e le lampeggiavano gli occhi! C’erano anche altre perfide nei cartoni animati, per esempio la Contessa Du Barry in Lady Oscar, o la signorina Rottenmeier di Heidi, due superstar della perfidia!

diana

 Poi ovviamente c’è l’implacabile Diana dei Visitors, che mangiava topi e insetti senza batter ciglio. Inarrivabili i suoi battibecchi con la più “sensibile” Lydia, molto molto meno perfida. Io facevo il tifo per Diana e speravo che i Visitors si mangiassero tutti gli umani, ma vabbè pazienza. Eravamo nel 1984-85 e quei lucertoloni segnarono un’epoca televisiva.

Qui poi c’è il capolavoro della crudeltà cinematografica, la spietata Marchesa di Glenn Close nelle Relazioni Pericolose. Quell’anno l’Oscar però lo vinse la sciapita Cher di Stregata dalla Luna, ma era anno di elezioni presidenziali e c’era la Dukakis nel suo film che doveva vincere, e si trascinò pure Cher. Comunque Glenn Close è l’idolo assoluto (assieme a Meryl Streep che ve lo dico a fare) e non ho messo Attrazione Fatale solo perchè sennò diventava un post a senso unico. Che film e quant’era brava… già 20 anni sono passati! A parte che Glenn Close va bene in qualsiasi classifica,  come Crudelia Demon, anni dopo, si sarà divertita un sacco e poi diciamolo, il film andava visto solo per lei, mica per altro…

Kimberlin_Brown

Con gli anni ‘90 la palma della più perfida va senz’altro a Sheila Carter, una maniaca che movimentò un po’ quel polpettone micidiale che è Beautiful. Senza Sheila o guardavi Beautiful o guardavi Elisir era la stessa cosa: uno fa venire la colite e l’altro ti dice perchè ce l’hai. Comunque le apparizioni di Sheila dietro alle porte a spiare sono degne del miglior Bob il Killer. La Carter è degna erede dell’incredibile crudeltà di Alexis in Dynasty, la supercattiva degli anni ‘80.

 

sherry

Con un bel balzo in avanti eccomi all’idolo di 24, altro che JackBauer, tsè, altro che il babbacione del presidente Palmer: triplo hurrah per Sherry, la first lady che fa sembrare Condoleeza Rice una smorfiosetta! Di 24 c’è ancora chi non ha visto le ultime torture, puntate, perciò non svelo niente di niente eccetto che senza Sherry Palmer è come guardare chessò, una puntata di Forum senza sentire il giudice Santi Licheri che si incazza, diciamo.

 

breeBree è la casalinga disperata così perfetta e così sempre in ordine da far impallidire la categoria degli ossessivi-compulsivi. Io veramente facevo il tifo per la più puttanella Longoria, ma effettivamente la velenosa Bree ha delle trovate da top ten della perfidia!

 

 

gwynactor

Ecco scovata qui l’irrinunciabile Gwyneth di Quando si Ama, la trash soapopera anni ‘80 che ha tanto insegnato a tutte le veline di questo mondo. Gwyneth aveva una doppiatrice ugualmente perfida, e leggendari furono i suoi battibecchi con la “Cara Ann”.

 

 

atiaInfine, la matrona di Roma, Atia, che è stata una vera superstar di quella splendida serie tv. Peccato che sia durata solo 20 episodi perchè meritava. Atia è una perfida al punto da vendere la figlia , ma il finale della seconda serie è tutto per lei, una scena capolavoro che guai a voi se ve la siete persa!

 

E poi citiamo almeno la classica cattiveria di Bette Davis, memorabile Baby Jane; la spietata Barbara Stanwyck di Uccelli di Rovo, la lugubre Morticia, Amanda di Melrose Place, la velenosa Karen di Will and Grace, la superwoman Anna Espinoza di Alias, la calcolatrice Greta Scacchi di PresuntoInnocente, l’algida Louise Fletcher del nido del cuculo, Kathy Bates in Misery e tante, tante altre ancora: chi ricordate voi?

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