Archivi per settembre 2008

il post in cui alla posta l’impiegata piange

26 settembre 2008

Così ho deciso di mandare un pacchetto alle mie nipotine, la numero 3 e 4 in ordine di successione, caso mai dovessi diventare Regina d’Inghilterra, perciò ho comprato due libri di quelli che trovi orrendi a meno che tu non abbia due nipotine e sono andato alle poste per spedirli ed ecco che comincia il post. (dopo questa parentesi)

In posta c’era più folla che al concerto dei REM, con la differenza che qui l’età media era di 82 anni (ero io ad abbassarla), ma singolarmente non c’era l’impiegata al banchetto in cui paghi i prodotti postali. Strano perché di solito non hanno granché da fare, visto che i dvd originali sono fuori moda e non sono in tanti ad aver urgente bisogno del bianchetto perciò mi sono rivolto ad una collega che dormiva ronfando sul banco dei prodotti filatelici, che sono una cosa più vecchia che manco la guerra in Abissinia.

La tipa si è un po’ risentita che l’ho disturbata dal letargo, tuttavia ha acconsentito a chiamare la collega svanita nel nulla, che in un batter d’occhio durato 8 minuti si è presentata per farmi pagare il mio euretto di buste. Si vede che si sentiva in colpa perché ha detto: “scusi ma gli occhi mi fanno male e ho il riflesso tutto il giorno sul monitor del computer”. Allora io di questi riflessi sul monitor sono superesperto e così stavo per lanciare le slide in powerpoint per spiegarle come si fa ma la poveretta è scoppiata a piangere.

Temevo mi arrestassero per molestie ma qui a Parma i poliziotti sono tutti impegnati a far multe alle prostitute perciò non ho corso reale pericolo e mi sono lanciato in un: “sta poco bene?”. La tizia, ormai in piena confidenza, mi ha raccontato che non era in postazione perché oggi non si sentiva bene e dunque si era sentita mortificata perché avevo atteso così tanto. Figuratevi un po’ che sfigata situazione, e in più i miei capelli all’ananas erano orrendi e questo è quello che dovevo dire.

Avevo il numero 42 alla fila per cui temo che sia dipeso tutto da quello. Poi un giorno vi racconto di quando ai tre giorni del militare mi toccò il 666 e come c’entra col mio codice fiscale, ma ora vedo i titoli di coda e devo chiudere sennò mi sfumano.

il post in cui ho buttato un paio di scopajeans

24 settembre 2008

Per cui comprai quel paio di jeans e decisi di indossarli la sera stessa. L’appuntamento era di quelli che se fai un errore scemo dopo devi aspettare altri 3 mesi come minimo, perciò ti prepari a viverlo con disinvolta -come no- naturalezza sperando che le pause siano riempite dai sorrisi d’intesa e non dai silenzi di delusione.

Dal momento che le streghe cattive, Venere in opposizione e il malocchio non esistono, ritengo che si trattò di sfiga, ed aspettai 3 mesi prima che mi si ripresentasse una nuova chance. Nel frattempo, mi ero convinto che nonostante tutto i jeans mi portassero bene, dato che per puro caso ogni volta che li indossavo la serata finiva in orizzontale. Fosse stato per me li avrei messi anche in spiaggia, tuttavia non volevo abusare delle mie doti da vero macho e quindi ogni tanto li lasciavo marcire in armadio.

Passò un anno, passò un altro ed ecco che oltre all’età aumentava pure la panza. I poveri scopajeans rischiavano di farmi sembrare quei tipi che si disegnano nei rebus per dire “epa“. Tuttavia, fare la dieta è una delle cose più deprimenti al mondo, (sempre ovviamente dopo “Chi l’ha visto?”) per cui mi sono tenuto la panza e la mia fama di conquistador ha subito picchi negativi che ho fatto la fine chessò di Demi Moore o di Kevin Costner: da un giorno all’altro nessuno se l’è più filati.

Certo, c’è la megascusante A e la normoscusante B, ma nessuna delle due brucia troppi grassi e così, solenne come una sacerdotessa, qualche settimana fa ho disseppellito gli antichi scopajeans dal loro scatolone e li ho scaraventati in uno di quei cosi gialli della Caritas, insieme ad altri incolpevoli reperti risalenti a 2 taglie fa. Potenza del sacrificio o effetto placebo non so, ma ho perso peso: pur non potendomi definire una silfide ho almeno scongiurato la 50. Scioltisi i grassi, sbozzato il blocco di molle marmo nel quale ero intrappolato ecco che alla fine dell’estate inizia di nuovo la primavera. Almeno, ora provo a convincermi che è così, ma forse è il caso che prima butti quella scopacamicia…

il post in cui il dottore mi visita

15 settembre 2008

Prima il mio medico aveva lo studio qui di fronte in un palazzo da Istituto Luce, invece ora vive in un cubicolo dell’IKEA con le sedie arancioni ed i tavolini pieni zeppi di Oggi e Gente del 2003. E’ bello quello studio anche perché puoi socializzare con tante vecchie, rigorosamente sedute e coi capelli viola, e con tanti vecchi, rigorosamente in piedi con le mani incrociate dietro al culo.

C’è sempre da aspettare un sacco di tempo dal mio medico perché lui non è solo medico di base ma anche specialista in 3 set di malattie diverse, così se per strada un giorno non incontrate nessuno sfigato state certo che è in sala d’attesa a guardare i poster sulla disbiosi.

Il mio dottore è solerte a parte il fatto che non vuole fare un cazzo, perché fa fare tutto alla moglie, un camice bianco con la parrucca bionda che scrive 10mila ricette senza protestare. Presumo che anche Marion Jones sia andata da lei. Invece il medico siede dietro ad una scrivania con un servizio da scrittoio che l’ultima volta l’avete visto nell’Attimo Fuggente.

E’ molto affabile e infatti qualsiasi sintomo tu abbia lui ti tranquillizza dicendo: “devi solo morire”. Io so che scherza perché ho il sospetto che abbia capito che sono ipocondriaco, tuttavia ogni volta che esco da lì mi ritrovo con tanti di quei farmaci che potrei impararci il braille.

Oggi mi ha fatto la visita per bene così mi sono sdraiato sul rotolone di carta igienica con la panza di fuori e il boxer all’aria ma mentre ero con le brache calate è entrata la parrucca bionda per farsi firmare delle ricette. A mio onore va detto che si è girata a guardarmi, però secondo me anche il marito l’ha notato perché poi mi ha affondato la mano nel fegato ed è stato quando avete sentito “aaaaaaahi!” dalla finestra.

Poi ha detto che “devo solo morire” perciò ho capito che non era niente di grave.

il post in cui una gelataia mi vuole adottare

5 settembre 2008

Quand’io ero un essere in giacca e cravatta vivevo a Milano sul tram 12 o 14. Devo dire che il mio cubicolo era bello perché era giusto al centro e così mi spiavano a turno ed io avevo sempre molto da fare, un po’ perché la fotocopiatrice si inceppava spesso, un po’ perché ero così bravo che tutti mi volevano con sè come schiavetto personale.

Allora la mia soddisfazione più enorme anzi direi “più enorme” era quando tornavo a casa e sotto casa c’era una gelateria. Ora io vi potrei anche dire dove stavo ad abitare ma tanto a voi non interessa e poi se ve lo dico è inutile perché ora non abito lì, per cui dicevo c’era una gelateria e dentro una gelataia coi capelli tipo Dado Knorr e le unghie smaltate come si usava ai tempi della guerra fredda. (o nei film porno, decidete voi dipende da se siete maschi o femmine)

Io mi ingozzavo di granite e gelati vaporosi e in quei 10 minuti chiacchieravo anche con la gelataia, un po’ perché tutto sommato era l’unica persona con cui non comunicavo in outlook express, un po’ perché a parlare del tempo e del traffico e degli affitti e del governo bisogna allenarsi, sennò da vecchio uno è tagliato fuori da tutte le comitive di tressette.

E insomma io dovevo cambiare casa ma non avevo mica tempo di cercare, così la gelataia una sera mi diede “nocciola e amaretto” (sceglieva lei perché mi dava quello più fresco, tanto per me tutti buoni erano) e disse che se volevo potevo andare a vivere da lei. Io ero superstupefatto e pure un po’ con la lacrimuccia degli attori di soap opera, ma la gelataia disse che il marito era morto 2 anni prima e il figlio si era sposato perciò ora era sola in casa. Mi avrebbe fatto da mangiare e m’avrebbe pure lavato i panni, bastava solo fare due chiacchiere la sera e poi avrei avuto il gelato gratis.

Io non pensai mai nemmeno per un secondo ad una proposta  con qualche secondo fine, per cui se ve lo dico vi potete fidare, però poi successe una cosa e poi un’altra e poi quella dopo e così non andai mai ad abitare dalla gelataia. Anzi, non andai mai più in quella gelateria, perché ora che sono a Parma mi è un po’ scomodina.

E così. Comunque, la storia finisce qui ma prima vi devo dire che il mio gusto preferito di gelato è ad amaretto. Buono.

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