Archivi per novembre 2008

il post in cui mi lascio nevicare

28 novembre 2008

Per quanto incredibile possa sembrare, anche qui a Parma la neve è bianca.  I fiocchi sono scesi tutti immacolati dal cielo come un camion di Pampers oppure un vagone di talco mentolato. Ovviamente in assoluto silenzio, tant’è vero che quando ho aperto la finestra sono stato colto alla sprovvista e quasi morivo accecato dall’albedo.

Il vecchio con la vitiligine si è messo a spalare, più che per necessità per lo sfizio di usare la pala prima della sepoltura del cane, invece il gioielliere con le orecchie panoramiche ha chiuso la porta e si è messo a lavorare su una nuova cornice. Negozio sfigato. Suor Luisa ha rovesciato il pattume nell’indifferenziata e le mamme hanno sgridato i figli Matteiii e Niccoloiii come al solito. La neve era diventata già croccante e sono uscito a comprare il pane.

Da quando mangio pane e acqua (letteralmente) la panetteria è diventata come Santiago de Compostela. Nel senso che ci vanno tutte vecchie con le peggio malattie, sarà forse perché è adiacente alla farmacia chissà, certo è che c’è una vecchia che per fare dalla cassa alla porta quando esce trova già la muffa sul panino.

A me piace alzare gli occhi al cielo e prendermi i fiocchi di neve in faccia.

Prima non lo facevo spesso perché pensavo che poi la gente mi sfottesse, ma dal momento che nevica così raramente e che ormai ho una certa età, le occasioni non me le voglio lasciare sfuggire più, almeno quelle che riesco a cogliere, dico. Così, all’angolo di casa mia, un posto da film dossier se vogliamo, (quante virgole aiuto) ho fatto come Madonna sulla copertina di True Blue e mi son lasciato nevicare.

Il vecchio con la vitiligine era entrato nel portone, il gioielliere è sordo e quella troia di Jackie non si sente da un paio di giorni. Se qualcuno m’ha visto, non m’ha sfottuto. Se domani nevica un’altra volta, io lo rifaccio.

il post in cui ho rifatto le chiavi al suono di un miao

19 novembre 2008

Beh stamattina sono andato a duplicare le chiavi di casa perciò sono entrato e c’erano pile di asciugacapelli Braun con le modelle ex-DDR, caffettiere post belliche e radiosveglie che erano all’ultima moda all’epoca di Discoring, però fuori c’era scritto “si fanno chiavi” e così ho pensato che le chiavi sempre quelle sono, anche se il proprietario del negozio è antico come Jimmy Fontana.

Insomma dico buongiorno e poi avanzo e un gatto di plastica fa miao perché è una specie di sensore che quando tu passi fa miao e siccome io sono passato ha fatto miao e io ho pensato che se lavorassi in quel negozio forse sarei pazzo e infatti quando ho visto il commesso(?)proprietario(?) ho detto ho ragione perché mi sono trovato di fronte a chessò una caricatura di Bosch oppure semplicemente a un signore -scusate- orrendo. Questo signore ha 2 occhi che vanno per conto loro, il naso storto che francamente Rossi de Palma è niente al confronto e la couperose come le vecchie con couperose.

Io ho detto buongiorno ma ho pensato “aaaaaaaaaaaaargh” e gli ho dato le chiavi di casa. Il signore orendo con una r si è alzato e lì ho notato che aveva una macchia così sulla camicia. Poi si è immesso in una specie di ripostiglio ed ho cominciato a sentire il rumore metallico che fa la macchinetta che fa le chiavi.

Era il momento giusto per dare un’occhiata in giro e così ho potuto ammirare tubetti di silicone, telecomandi universali, lampadine di ogni foggia e calcolatrici così antiche che c’era scritto Made in Prussia. Poi il gatto ha fatto miao e mi sono girato ed ecco che il padre di tutti i cromosomi Y era davanti a me: un giovine che quando sorride scongela il pollo, che quando cammina fa fermare le lancette dell’orologio e quando parla fa ribollire come il vin brulè. Ei disse: “mio padre è impegnato può pagare a me, sono 9 euro e 50″.

Immediatamente ho realizzato che casa mia necessita di cacciavite, cavetti, pile AA, tagliacapelli e orologi a muro; altoparlanti, neon, bulloni e coccoina, da acquistare metodicamente in pezzetti piccoli e costanti, previo appostamento alla vetrina per garantirmi il momento più propizio. Ho preso il resto dalla mano del manzo come Clarice Sterling quando sfiora Lecter e sono uscito, al suono di un miao. Benedetta sia la meiosi.

Affogato in una pozza di muffin

11 novembre 2008

Dal momento che stamattina i miei capelli mi ricordavano Diana Est, ho deciso di uscire. Il nesso logico c’è, se ci pensate bene. Però se non ne trovate nessuno è un punto a vostro favore (adoro parlare come se avessi più lettori di Donna Moderna).

La nebbia qui stamattina mi faceva sentire come nell’apparecchio dell’aerosol, per cui mi sono infilato nel primo negozio alla mia destra (la farmacia non vale dunque il secondo negozio) che è una panetteria nella quale la commessa cambia ogni giorno per qualche strategia di marketing a me ignota. Ho scelto un muffin ed il pane alla segale. Ora se volete vi faccio una tesina sulle proprietà del pane alla segale, che sembra un saccottino del mulino bianco bruciato ma in realtà è il primo alimento che non distingui quando esce da quando entra.

E’ IL TERZO PARAGRAFO ED ANCORA QUESTO POST NON FA RIDERE! ALLARME!!!

Dunque, è il momento di giustificare il titolo del post. Sapete, io scrivo prima il titolo e poi penso a come riempire 20 righe. La mia mente è contorta tuttavia di questa cosa io mi compiaccio e perciò ho preso il mio gonfio muffin e ci ho affondato la testa. Poi ho mosso gli occhi a destra e a sinistra, ho visto che nessuno mi osservava e ho morso il momento più dolce della mia giornata, immergendomi ad occhi chiusi in un mare di saccarosio.

ADAMO PARLI SEMPRE DELLE STESSE COSE LA GENTE SI STUFA VUOLE POST PIU’ BELLI COME BLOGGER FAI PENA PUOI FARE MEGLIO E CHE DIAMINE

Quando ho riaperto gli occhi un bambino mi indicava col dito così come quelle degli annunci su Rai1 e la mamma mi ha guardato con una disapprovazione che si riserva solo ai gatti quando ti graffiano il divano. Ho notato che la mamma aveva i capelli più belli dei miei, perciò di certo aveva ragione lei.

FINISCE QUI?

Sì finisce qui. Sentite ci sono un sacco di post meravigliosissimi nell’archivio guardate che pure Steven Spielberg non azzecca tutti i film però almeno lui sullo scaffale c’ha gli Oscar mica le bollette del gas come me!

il post in cui poi sciogli il nastro, poi sciogli il nastro

9 novembre 2008

Me ne andai alle 10, come al solito. Non potevo perdere l’ultimo treno, e poi era già buio. Sarei rimasto, ma non potevo perdere l’ultimo treno, e poi era già buio. Strinsi i pugni nei guanti di lana, mi allontanai e dopo un po’ non sentii più le voci. I fari delle auto mi accecavano, e le pozzanghere poi.

Sulla giostra c’era un bambino, aveva scelto il cavallo dorato. Un uomo sedeva sulla panchina, la solita vecchia dietro ad un vetro scorrevole premeva il pulsante. Luci gialle e rosse, luci gialle. Mai stato sul cavallo dorato, mai scelto il cavallo dorato.

Il biglietto già ce l’avevo. Dovevo solo andare al bar e comprare la mia merendina. Ogni volta facevo finta di sceglierla, ma in realtà già sapevo che avrei comprato sempre la stessa. 1000 lire. Volevo che la cassiera pensasse che passavo lì per caso, non so, ogni volta facevo finta di sceglierla, ma in realtà già sapevo che avrei comprato sempre la stessa. Pagai, uscii. Tris di 8, una Q e un J: l’uomo spense la sigaretta.

L’attesa, come al solito. L’attesa è il momento in cui confezioni il tuo futuro scegliendo in che pacchetto inserire il presente che è appena passato. Poi domani sciogli il nastro e ti accorgi di che colore è. L’attesa coi pugni chiusi nei guanti di lana, un bimbo sul cavallo dorato, un tris di 8. Il treno arriva e poi torni a casa, il posto più confortevole in cui soffrire. Poi domani sciogli il nastro e ti accorgi che c’è dentro.

il post in cui lo spioncino è meglio di youtube

3 novembre 2008

Io abito nel centro di Parma questo lo sapete già perché lo dico sempre, però in un centro che più che centro è la zona del centro in cui si concentrano i trans le prostitute gli extracomunitari, i meridionali e ogni cosa che uno dice che è razzista ma solo se non ci abiti. Non è un quartiere brutto anzi per carità sapete come funziona qui in provincia: all’apparenza uno deve pensare “carino questo posto“, ma la sera se vai a buttare la spazzatura sotto casa ti adescano 5 sudamericane come minimo e si offendono pure quando vedono che non guardi le loro tette.

Vabbè veniamo a noi, c’è la mia nuova vicina che è quella che cucina polpettone di cadavere e zuppa di garum marcio per cui la puzza si spande fino al lobo frontale. E’ tanto carina e tranquilla ed è pure molto discreta, tant’è vero che a me non me ne frega niente di chi si porta in casa, visto che se non altro è silenziosa. Però ieri sera.

Ieri, io sapete ho il pc quasi azzeccato alla porta di casa, inevitabile visto che casa mia è un rettangolo, ebbene sento sul pianerottolo una voce cavernosa che sussurra, ma pure se sussurra io la sento bene, anche perché in casa mia c’è sempre silenzio e quindi. La voce cavernosa diceva “mi vuoi nudo?” così io ho pensato qui sono 2 le cose o io sto messo peggio di quel che sembra o questi stanno giocando a qualche giochino.

Così mi sono avvicinato allo spioncino e mi sono messo a spiare. LO SO LO SO sono un essere pettegolo curioso spregevole e infame ma chi se ne frega, che cazzo ho da fare sennò, ebbene c’era una montagna umana, uno vi giuro 2 metri che parlava sottovoce al cell accucciato come una preadolescente che si confida con l’amichetta. Quando la luce sulle scale si è spenta l’omone ha detto “spetta che scendo un piano poi risalgo da te, apri la porta“, così ho percepito la montagna scendere (era buio) e poi si è acceso uno spiraglio da destra (la vicina ha aperto la porta).

Che vedono i miei occhi: l’omone si era tolto i pantaloni e li teneva buttati su una spalla, la camicia celeste gli copriva le pudenda e i prosciutti pelosi erano illuminati dalla flebile luce in fondo al pianerottolo. Questo è quanto avviene: l’omone si cala i boxer ma la camicia m’impedisce di valutare l’entità dei danni alla morale cattolica, sarei tentato di aprire la porta webcam alla mano e gridare “i-ta-lia-1!”, invece no, l’omone avanza verso il corridoio sexy come un cestino del bucato e la scena prosegue un muro più in là, in perfetto silenzio.

La mia vicina è un mito ed ho bisogno di chiederle alcuni consigli.

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