Archivi per dicembre 2008

il post in cui vado a dormire e fa freddo

29 dicembre 2008

Sì vabbé non è il freddo gelido di Novosibirsk* oppure dell’ultimo pezzettino del fiordifragola però se tu respiri e fai “aah” l’aria si condensa in quella nuvoletta coreografica e perciò fa freddo. Così, in casa, il mio abbigliamento tipico è questo (segue punto elenco):

  • tuta che fu grigia, ora grigio sbiadito;
  • pantalone di tuta con enorme macchia gialla dovuta alla curcuma;
  • calzini di spugna bianchi (non devo sedurre nessuno);
  • enormi peluchepantofolone di imbarazzante concezione;
  • maglione extralarge di color ruggine;
  • sciarpa all’occasione.

Il riscaldamento è a palla, che a casa mia significa 19 gradi (io gli articoli sul risparmio energetico li leggo) ma anche così basta aprire le finestre per far uscire l’odore di qualche puzzetta che improvvisamente penetra un’arietta gelata come l’azoto liquido e la mano sul mouse diventa fredda come il latte inacidito.

Il momento clou è quando bisogna andare a letto. Per qualche curiosa legge della termodinamica le lenzuola sono il posto più congelato in cui non è il caso di conservare i 4saltinpadella ed i 5 secondi in cui il corpo cede kilowattora di calore al gelido sudario sono l’esperienza più diciamo così frizzante che si possa desiderare in assenza di scaldasonno (o amante).

Non esageriamo ora non vivo in una base antartica. Però la mia tisana bollente intanto che arriva dalla tazza alla scrivania lascia una scia come la stella cometa. Ho già scritto che con questo freddo prima di fare pipì bisogna fare stretching? Ho il sospetto di essere così ripetitivo, parlo del freddo e poi del caldo e poi della pioggia e poi della neve… scriverò l’inno all’isobara, un giorno.

L’imbarazzo mi colga al pensiero che questo potrebbe essere anche l’ultimo mio post del 2008. Rabbrividisco, ma tutto può essere.

*e quando mai mi capita di usare questa parola in vita mia?

il post senza l’albero

22 dicembre 2008

Casa mia è la mia sedia davanti ad uno schermo. Le foglie delle mie piante che cercano la luce, lente ma instancabili, casa mia sono gli oggetti che restano lì dove io li ho lasciati, è la crepa sul soffitto, la tenda che si muove, il vuoto nel frigo, i libri ammassati, l’acqua che scorre nei tubi, l’albero di Natale che non c’è.

Ci fu un albero ed un bimbo che imparava i colori. Il davanzale e i vetri appannati, ciocche di capelli. Soffiò sulle candeline, soffiò, poi non più, mai più. 

Se mi affaccio alla finestra vedo uno di quegli alberi gonfi, violenti, di mille colori. Le luci scandiscono le altrui serate col loro ritmo tranquillizzante. C’è più felicità in quella luci? L’anziana donna chiude le tende, non faccio neanche in tempo a sorriderle, i colori delle luci sono sfocati, ora.

Ci fu un albero ed un cagnolino cieco che passò la notte ai piedi del letto. All’alba le luci si spensero e non tutti si svegliarono.

Una volta fecero un albero gigantesco e tutto dorato. Ci andavo vicino, alzavo gli occhi e mi sentivo in un paradiso di neve. Sentivo i bambini pattinare. Una mamma mi salutò, così guardammo i bimbi pattinare finché il piccolo non cadde, poi voltai le spalle alla montagna dorata.

Ci fu un albero con tanti regali. Tanti regali mancanti. La mezzanotte giunse come una liberazione. Ci affacciammo per vedere i fuochi d’artificio.

Passo ogni anno dal ragazzo che suona la fisarmonica. Quando tornavo a casa, tardi, lo guardavo contare le monetine raccolte in giornata. L’ho sempre visto sorridere, mi è simpatico. Passo e lo saluto, so bene che lo fa con tutti ma anche se non si ricorda di me invece lui per me è speciale. Lui è la musica del mio Natale, quello che festeggio nel segreto dei miei pensieri.

Ci fu un albero nel passato che ancora non conosco e di cui non posso raccontare.

il post del raffreddore (ma non è una cosa pallosa potete leggere)

19 dicembre 2008

Dovete sapere che ogni anno io ho il raffreddore. “Capirai che scoperta ce l’hanno tutti il raffreddore!” sì però il mio raffreddore si manifesta in strani modi che poi appunto se mi fate scrivere ora vi dico! che lettori impazienti è incredibile! non c’è più rispetto per gli anziani!

Dunque il primo giorno di raffreddore ho una fitta alla schiena e i brividini quelli ad esempio quando vai a fare pipì e dopo ti vengono i brividi e tu fai “brrr” e nel fare “brrr” perdi la mira e così..insomma quelli. Allora penso oh no mi sono raffreddato e così faccio uno di quegli starnuti che le tonsille si battono il 5 ed immediatamente dopo mi viene una fitta in mezzo alla fronte, così penso ci siamo e passa il primo giorno.

Il secondo giorno invece è quello in cui i ghiacci del polo si sciolgono esattamente nelle mie coane nasali e goccia dopo goccia un intero marocchino di fazzoletti tempo viene consumato da cotanto stillicidio*. Non sono tanto gli starnuti quanto proprio la mancata tenuta stagna e sembro uno di quegli amichetti obesi di Jeeg Robot col moccio al naso. Inutile poi mangiare qualcosa di interessante, tanto il sapore non lo sento, perciò vado di brodino e attendo paziente che arrivi

il terzo giorno. Questo è il giorno forse più sfigato, perché durante la notte il raffreddore si è piantato al centro esatto del cranio, scovando il baricentro, l’ortocentro, l’incentro e il centrotavola di sua sorella e per superare le 24h senza una laurea in Medicina ho bisogno di fare più suffumigi di una bibliografia new age. Persino le Halls Mentoliptus (oh no ora mi arriva lo spam che niubbo che sono) durano solo pochi secondi ma il guaio è che tutto ciò non finisce se non il

quarto giorno, nel quale il mio naso è un misto tra Mastro Ciliegia e Joker ed ora non ci sono più goccioline bensì un intasamento che la Johnson’s Wax ancora non l’ha inventato un prodotto apposito. Per respirare assumo la facies adenoidea e l’unico odore che sento è quello della zuppa di pesce di questi accanto, che tanto sconfigge ogni forma di anosmia. Giuro che il quarto giorno fatico a credere alla quantità di polisaccaridi che può contenere il mio naso.

Test: se sei arrivato fin qui rispondi alla domanda “quanto odi la Tatangelo?”

E poi il quinto giorno tutto finisce bene, posso riaprire le finestre di casa senza fare la fine di DiCaprio, posso gustarmi un tè che sappia di tè e non di AccaDueO bollente, posso portare a spasso il cane nel giardino (il cane non ce l’ho ma in tutte le pubblicità di medicinali quando uno guarisce porta a spasso il cane) e posso sperare di dispensare umidi baci senza bacilli.

*cioè ditemi voi quand’è che uno può usare la parola stillicidio sennò

il post in cui quest’anno ho fatto questo e quest’altro

11 dicembre 2008

Certo certo, è così,  mancano ancora 20 giorni alla fine dell’anno per cui tecnicamente non è mica finito, però io lo scrivo lo stesso adesso, che ho voglia, e quindi direi di partire dal mese di

Gennaio 

nel quale il prof con la canottiera spessa quanto una putrella è andato avanti a fare la ruota mentre io mi mettevo buono buono a realizzare i miei cruciverba (dopotutto per 5 anni sono stato un enigmista e tra parentesi non sono bartezzaghi ma neanche una casella nera di bartezzaghi). Va detto che l’odiosa prof di Chimica ci ha messo l’esame il giorno 4, in cui è venuto a nevicare. Suppongo sia stata maledetta in molti dialetti. Vi parlerei della mia vita sessuale ma preferisco che ridiate dopo per cui

Febbraio

in questo mese così vilipeso (alzi la mano chi pensa che sia il mese più bello dell’anno… nessuno? ecco appunto) in questo mese così vilipeso dicevo ho iniziato a usare tantissimo il mio amato Tumblr. ci metterei un link ma mi stufo, tanto è facile si chiama adamo.tumblr.com (opps!). Beh all’epoca ero famoso e popolare come un diserbante, amato come un servizio di posate, richiesto come un bollettino meteorologico. Quel mese lì, forse, feci sesso persino due volte, e senza mani!

Marzo

dura la vita di noi specializzandi SSIS. ci tocca sostenere esami con prof che sono così all’avanguardia che persino il Caro Leader si interessa a loro. Certo noi diamo del nostro meglio, specialmente nella parte in cui sbirciamo il foglietto della ragazza al primo banco. Marzo è un mese meraviglioso anche perché a me le bollette arrivano nei mesi pari. Sul versante sentimentale, devo segnalarlo per completezza d’informazione, c’è da dire che forse è meglio se passiamo ad

Aprile

Il 4 aprile ho compiuto 36 anni. E’ stato un giorno memorabile. Ho infatti capito che metterei la firma sotto il foglio che mi promette di viverne altrettanti. Peccato che questo foglio non sia mai circolato da queste parti. E’ stato un giorno memorabile veramente, tant’è vero che è successo che… sì insomma che… beh: ah sì! sono andato…hmm. Boh.

Maggio

è il mese in cui sboccia la primavera e quindi la gente comincia a metter le cosce di fuori inondando l’aria di delicati effluvi. è il mese in cui ogni incontro può essere quello giusto e se non ricordo male quando sono andato dal medico per la cura per la colite c’erano 3 vecchie in gran forma. Wow. Questo mese qui fu orrendo perché fui licenziato dalla casa editrice di cruciverba ma vabbè amen questo mese qui fu bello perché mi misi in testa di fare l’iniziativa dell’avatar manga ed ebbe così successo ma così successo che ancora oggi la gente mi guarda per strada e mi dice: “hai la zip aperta, cretino”. Io la tengo aperta per scaramanzia ma la gente non capisce.

Giugno

So bene che vi stufate di leggere 12 mesi, perciò questo ve lo risparmio.

Luglio & Agosto

Come ogni rivista che si rispetti c’è sempre un numero doppio col maxi poster centrale, chessò come quello dei denti cariati che vedete dal dentista oppure con quelle modelle coi capelli tagliati con il goniometro che trovate dal parrucchiere (orrende ma che ci vuole a cambiare poster? sono due puntine diamine le shampiste mettetele a lavorare!). Dicevamo del paginone centrale, beh in questi mesi che ho fatto? Probabilmente ho sfoderato tutte le mie tecniche di seduzione e complice la stagione dei monsoni sono riuscito a passare qualche mezz’ora in dolce compagnia. Non ricordo se fosse cart d’or oppure il barattolino sammontana.  Dimenticavo di dire che la mia occupazione preferita è stata quella di ammazzare il tempo col mio blog dei giochi, che non citerò per pudore ma se volete farlo voi allora se non ve lo ricordate si chiama timewaster.it quello lì esatto quello lì.

Settembre

A capodanno siamo sempre pieni di buoni propositi e di pillole per la gastrite. Beh, non tutti. Gran bel mese, settembre. Iniziano tutti i reality show e così uno sa per quale motivo spende i soldi del canone, per dire.  Poi si è sposata mia sorella e sono tornato per farle da testimone. E’ stato il mio atto sociale più spregiudicato e mi merito almeno 3 anni di puro autismo in cambio. Ormai poi a settembre il mio friendfeed era già popolare come un circolo di bingo e tutti mi amavano e mi adoravano come dama Galadriel anche se a me il bianco non dona granché…

Ottobre

Questo mese qui ho iniziato il tirocinio a scuola, gran cosa veramente. Dopo millenni ma che dico millenni dopo 14 mesi di inattività forzata causa fetenti graduatorie ho rimesso piede a scuola e mi sono sentito come Anna dei Capelli Rossi quando fa la torta alla moglie del reverendo.  So che ci vorrebbe un particolare piccante sulla mia vita sentimentale ma non temete, ve lo fornirò senz’altro entro il 2020.

Novembre

Ah beh novembre, beh novembre è insomma come dire, beh è così recente che non mi pare il caso insomma.

il mese di Dicembre non lo posso ancora scrivere ma devo scrivere 12 titoli perché la mia mente è ossessiva capitemi

e infatti in questo mese io di solito faccio il resoconto dell’anno e perciò anche quest’anno è stato bellissimo ed entusiasmante come una puntata di Walker Texas Ranger e sono anche dimagrito molto e infatti consiglio proprio a tutti l’esofagite da reflusso: fa miracoli, vi mette in forma in sole 6 settimane! ah e poi anche se mi lamento non temete a me non me ne frega niente se non ho una vita sentimentale perché San Valentino l’ho sempre odiato e poi non so scegliere i calzini da regalare a Natale, perciò un pensiero in meno! Che cazzo dico.

Pioggia

10 dicembre 2008

L’ombrello si apre dopo qualche secondo, le gocce martellano più del cuore in corsa. Scrosci freddi, scrosci di dicembre, che lavano l’asfalto e sporcano la giornata, una giornata di passaggio, umida, gonfia e pesante.

E le pozzanghere ostacolano il cammino, le nubi scaricano altra acqua e tu sai che non ti puoi lamentare, a che serve e poi perché. Così sorridi, così prosegui.

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