Archivi per gennaio 2009

il post in cui racconto una cosa magica che mi capitò

31 gennaio 2009

Una volta io avevo una gatta, ma non era mia, solo che per me era mia. Questa gatta mi piaceva assai, di carattere dico, ma era un po’ cretina come gatta perché tentava il suicidio saltando dal terzo piano almeno una volta al mese, però a me piaceva anche perché dal veterinario non la portavo io.

Un giorno la gatta che non era mia diventò ufficialmente la mia ex-nongatta e così io ci rimasi male come quando tu stai cantando e s’inceppa il cd oppure come quando una persona su cui vuoi fare colpo ti dice che “sei una brava persona” oppure come quando vai al cinema a guardare Thelma & Louise e la gente dello spettacolo prima uscendo dice “alla fine muoiono!”, insomma ci rimasi male così.

Così io ero sconsolato come vi ho detto, senza lavoro per di più, ma questo non fa ridere, e così mi venne l’ansia e pensavo solo a cose struggenti e deprimenti come gli episodi di ER oppure non so quando si rompono gli occhiali oppure non so quando la gomma per cancellare ti va a cadere sotto il frigorifero. Allora uscii di casa (e questo già è magico) e andai al parco, ma faceva un freddo! un freddo! che di bocca mi uscivano le nuvolette già sotto forma di marmo di carrara, per dire.

Insomma al parco io ero sconsolato ma ad un certo punto arrivò un gatto arancione tipo Garfield, ma a me Garfield non fa ridere, era solo per farvi capire, sia chiaro, non vi distraete, e il gatto arancione mi venne a fare le fusa sulla gamba sinistra. Penso sinistra, ora non mi ricordo. Così io pensai “che bello questo gatto se non fossi così sconsolato me lo porterei a casa” e così il gatto fece meow, e mi suonò il cellulare (cosa già magica) e mi diedero una supplenza.

Conciossiacosaché io vi racconto questa cosa perché sono passati già 2 anni e io da allora penso proprio che i gatti sono esseri magici e fatati e veggenti e anche se vogliamo un po’ bastardi ma non è questo il punto io quello che dovevo dire l’ho detto, poi pensateci voi se vi interessava o no, ma se è no, non me lo dite.

il post in cui anche io scrivo la mia su XFactor

20 gennaio 2009

Sì io guardo XFactor e non il GrandeFratello, lo confesso. Io godo quando i tre giudici litigano o fanno finta e anzi fosse per me ogni sera eliminerei i cantanti della Maionchi (tanto fanno schifo) solo per sentire come manda a quel paese Morgan e la Ventura.

Già, la Ventura. Ha rotto la minchia un’intera prima edizione col look e con la presenza e poi ha preso come cantante il ragazzino che sembra Doraemon, che tutti lo osannano perché ha una gran voce ma che ha ancora al polso il braccialetto della sala parto. Luca Tommasini si rasa i capelli per evitarsi di strapparseli. E poi quegli occhiali, Gesù, questo è uno di quelli che a scuola gli accendono le carte a culo, lo devo dire.

La rocker mi piace, questa secondo me si sa muovere anche se dovrebbero trovarle un paio di calze decenti, invece il ragazzino tanto carino mezzo Renga mezzo Cremonini non arriva a febbraio, canta peggio delle SOS ed è tutto dire. Già, le SOS, ahimé, in 3 fanno meno anni della Maionchi e che mi possano cadere le sopracciglia se venderanno mai 1000 cd in vita loro.  A meno che non siano assunte come commesse dalla Ricordi.

Il riccioluto Matteo per me è il più bravo, io magari non capisco niente di musica, ma dai, possono mai vincere gli argentini? La Ventura non so come mai li abbia lasciati ieri sera, i Neri per Caso sono andati fuori moda 10 anni fa e già il fatto che gli Aram, che erano 100 volte meglio, non abbiano venduto manco un cd pirata dovrebbe far capire che è il caso di mandarli via. Le parrucchiere secondo me sarebbero pure contente che passerebbero meno ore col phon in mano.

La mammina m’è dispiaciuto che sia stata sacrificata, certo Nikka Costa è la classica canzone che ti viene da appenderti al soffitto e scrivere “Adamo was here”, però lei era meno anonima di quell’altra che ha cantato Mina e meglio della mezza figlia dei fiori. Dimenticavo il Pinguino di Batman: stando a sentire i giudici siamo in presenza di un grande cantante, io ho visto invece un enorme pantalone.

Devo scrivere che Cesare Cremonini è il cantante italiano più sexy prima che mi scordi e che invece i tre coach vocali sono simpatici come l’estrazione di un molare durante una colonoscopia. Poi forse voi siete riusciti a vederlo, ma Morgan beveva la Red Bull?

Il post che scrivo per mio puro diletto e che non vuole dimostrare NIENTE*

19 gennaio 2009

Cresce l’erba sul pavimento. L’edera ricopre le pareti e nell’angolo fioriscono i cardi e ronzano gli insetti. La luce è calda e piena di polvere, ci sono i suoni della primavera e cammino nudo per casa: devo chiudere le finestre.

C’è questo ragazzo che mi guarda negli occhi.

Sbocciano le margherite. Le felci si piegano sotto l’umidità e nell’angolo una luce blu, fredda e violenta. Piove dal rubinetto, ho i piedi sporchi di fango e cammino nudo per casa: devo aprire la porta. Il corridoio è infestato dalla gramigna, ma ora le piastrelle splendono. Ho male alle gambe, non riesco a correre più forte.

C’è questo ragazzo che mi guarda negli occhi, ma io non riesco a correre più forte.

*attenzione: la battuta “cos’hai mangiato ieri sera?” è stata già pensata e NON FA RIDERE

il post del best post award

14 gennaio 2009

Evviva! sono un giurato! Beh sì e non vedo l’ora di alzare la paletta, ovvio. Ma in quale concorso?

Si tratta del Best Post Award che è organizzato da Luca del blog TheNovecentosPost.

Chiunque può partecipare anche con una sfacciata autosegnalazione (perché no, che male c’è?) in una delle seguenti categorie:

 

  • Miglior Post Umoristico
  • Miglior Post Letterario
  • Miglior Post Fotografico Originale
  • Miglior Post Di Attualità (giornalistico)
  • Miglior Post In Versi

Vi invito a leggere il bando che trovate sul post di Novecento (clicca sul banner) per avere altri dettagli e per dare la vostra candidatura oppure per segnalare il post che preferite.  E’ una buona occasione per far scoprire il vostro blog o semplicemente per dichiarare in modo carino l’affetto verso un blogger che seguite da tempo e che trovate interessante.

La giuria è composta da 4 machi (Clockwise, Luca, Azael e Rick) e 4 donzelle (Teiluj, Sara Taricani, Dania, Catepol). E poi ci sono io, che darò un bel ZERO a tutti quelli che non mi corromperanno, come è giusto che sia, non trovate? Beh, il regolamento completo lo trovate qui, mentre il banner che potete usare per segnalare l’iniziativa è qui.

In bocca al lupo a tutti e non siate timidi: partecipate!

il post in cui vi spiego la puntata del dottor house di ieri sera

12 gennaio 2009

Il Dottor House è un uomo capace di morire poi vivere poi morire poi vivere poi morire poi vivere. Quest’uomo è odioso dal vivo ma simpatico in televisione ed è in grado di capire se hai un gene mancante nel cromosoma 14 basandosi sul colore del tuo accappatoio. Il suo migliore amico, quello che un tempo diceva “capitàno mio capitàno”, è il più pappamolla della storia dei telefilm ed è l’amico che tutti noi non riusciremo mai ad avere.

Al lavoro, l’uomo che vive e poi muore ha 7 schiavetti, 4 maschi e tre femmine. Lo schiavetto pesante come il basalto e la schiavetta che gioca a fare il capo non sono consapevoli di essere alla mercè dell’uomo miracoloso, invece gli altri se ne sono fatti una ragione. C’è una sventola che a quanto pare non arriverà alla sesta serie, uno scarto di Scrubs, una Santa Maria Goretti e altri due amichetti che tralascio. Sono tutti simpatici e ovviamente grandissimi medici, peccato però che siano sì in grado di azzeccare esattamente le diagnosi del 99,9999% dei pazienti del mondo ma non dello 0,0001% che guarda caso sono proprio quelli che si trovano tra le mani.

L’unico personaggio veramente cazzuto in grado di tener testa al tenente Colombo del Policlinico era una specie di stronza impersonata da una attrice specializzata nei ruoli da zoccola col cuore d’oro (si veda la prima serie di Desperate Housewives). Le probabilità di morire nel modo in cui è morta Amber sono all’incirca le stesse di fare 6 al superenalotto giocando 5 numeri. Cosa volete farci, i telefilm sono telefilm, mica la vita reale. Perciò una fa uno starnuto e invece di bersi un tè caldo si imbottisce di pasticche e poi si va a sedere nel posto più sfigato nella storia dei servizi pubblici.

Dopo essere stata congelata come un merluzzo per una mezza giornata la supersfigata poveraccia viene scongelata e prima di passare l’eternità (truccata per benino e con la messinpiega) su un posto riservato agli invalidi e mutilati di guerra ha il tempo di svegliarsi e capire che non potrà mai sapere come va a finire Un Posto al Sole. Il suo amante la bacia (immagino che il di lei alito abbia il sapore di Tutankhamen) e poi si prepara a diventare acerrimo nemico del suo migliore amico, che nel frattempo risorge per la quinta volta. In ER un medico come si deve sarebbe morto.

*PS adoro il dottor House anche se sono incazzato perché hanno segato Amber.
**PPS già che ci siamo se volete vi spiego anche Lost, qui

il post in cui maledetto ghiaccio che si scivola ahimé

10 gennaio 2009

il colpevole è il ghiaccio, brutto bastardo. perché le mie scarpe nuove sono antisdrucciolo sì, ma solo nella testa della vecchia befana che me le ha vendute, (tra parentesi GEOX mortacci sua costano) perciò una volta ho rischiato la spaccata  stile ci-ca-le ci-ca-le e un’altra mi sono quasi giocato la caviglia destra. tra l’altro scena ridicola perché per non perdere l’equilibrio stavo investendo una signora con due stampelle rosa (carine) che era immobile come una cariatide sul marciapiede aspettando non so cosa. forse si concentrava per fare una puzzetta,

ma ripercorriamo gli eventi nel dettaglio.

alle ore 940 primo attraversamento alla ambrogio fogar del piazzale della fontana, coperto da blocchi di ghiaccio spessi come un carico di grand soleil invenduti. le scarpe affondavano nel croccante biancorì ma a un certo punto due adolescenti freschi freschi di qualche pippa mal riuscita mi urtavano come se fossi la donna invisibile. risultato: caviglia sinistra ad angolo retto.

alle ore 1010, munito di bandierina di quelle che si ficcano al polo sud, mi avvio verso l’atroce via in cui dovevo andare (a far cosa è un mistero) indeciso se attraversare un batuffolo di neve enorme in prossimità della fermata dell’autobus oppure 2 lastre di quelle che neanche Katarina Witt. Nell’indecisione la caviglia destra ha risposto con un flebile crack.

alle ore 1040, allacciate le scarpe come un corsetto di damina vittoriana, mi avvio nel bel praticello che circonda la statua di Padre Pio, in questi giorni simile alla tundra. il praticello, dico, non Padre Pio. Qui il ghiaccio è meno feroce ed in effetti solo Suor Luisa fa un volo a planare per esser ricordati qui (cit.) e rientra in convento dando alle consorelle qualche fresco motivo per cui pregare.

alle ore 11, messe ai piedi morbide pantofole del Re Leone, i miei tendini cominciano a bombardare di informazioni il cervello, per cui non avendo a portata di mano Michele Mirabella oppure il ghiaccio istantaneo che fa tanto Rafa Nadal sul 15-40, alzo la coscia e mi metto a riposo. di solito, nei telefilm, quando uno ha la caviglia slogata poi entra qualcuno che ti viene a curare e ti seduce, avete presente?

beh nel mio caso questa serie tv mi sa che si prende solo a pagamento.

Complemento di specificazione

6 gennaio 2009

Ai lati dell’impalcatura la neve forma strane figure. Le cartacce si ammucchiano in un angolo e riflettono la luce come se fossero piccoli pezzi di vetro. Passando, ascolto il suono di posate ed una sedia che si sposta, c’è un fioco chiarore che filtra da una tendina sdrucita, dietro una grata di ferro. Qualcuno parla in una lingua sconosciuta. Ancora non è mattino.

Sono sempre tentato di rimuovere i mucchietti di neve che si accumulano sulle auto, ma mi piace vederle tutte così uniformemente candide e vaporose. Chiedo quasi scusa ogni volta che lascio le impronte sul prato. In queste mattine rimpiango di non essere più un bambino di 8 anni. Ed ecco, la solita vecchia, che va a sentire la messa.

Vorrei buttare il telefono nel fiume e sapere che giunge fino al mare. Lo vorrei lì, sul fondo, coperto di sabbia che lentamente si deposita. Lentamente, quieta, bianca, remota. Il silenzio di questa mattinata è quasi medievale. A pochi passi dal duomo si scrosta la vernice su grossi tubi di metallo e nell’aria si diffonde il ritmo delle campane. Le tegole sul tetto, vorrei colorarle, ma la neve continua a calare dall’alto.

Un giorno la mia casa sarà vuota.

il post in cui c’è una poesia di mia sorella

5 gennaio 2009

Questi che seguono sono versi di mia sorella, me li ha fatti leggere qualche giorno fa e trovo che sia stata molto brava. Li pubblico qui perché mi sono piaciuti, anche se sono cupi: è un lato di lei che non conoscevo ma d’altra parte chi può dire di conoscere veramente a fondo i propri parenti?

Lo Stress

Finché il nero silenzio non inizierà a cinguettare,
resterò inghiottita dal Malvagio
che il giorno senza fine
ha affidato alle mie lenzuola.
Il sole non l’ha portato via con sé,
la luna non ci ha neanche provato
e Lui respira la mia aria,
si insidia tra i pensieri ed il cuscino,
mi arrotola giocoso alle sue cento pieghe,
nutrendosi del sudore che le tiene sveglie
e quando le mie ciglia, stanche,
avranno scattato l’ultima orrenda foto,
nei miei occhi chiusi aprirà
il suo macabro sipario.
Quando il nero silenzio cinguetterà,
il giorno agonizzante sarà andato
ed io crollerò
in quello appena nato.

Mans

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