Archivi per marzo 2009

il post di quella bella corsetta che mi sono fatto

31 marzo 2009

Lanna lei deve correre e non le metto più a posto il collo se non si fa 6 giri della cittadella almeno due volte a settimana!”

Beh, il mio osteopata ha le idee chiare, devo dire. Così ho preso una tuta color umidità, mi sono avvolto da una sciarpa che sembravano quei nastri isolanti sulla scena del delitto, le mie scarpe nere di moda nel 1993 ce l’avevo e perciò sono andato a correre. La cittadella è un luogo delizioso pieno di neo-genitori e di pre-defunti, di post-sventolone e di ex-atletucoli. I ragazzi giocano a basket a due passi dai cessi, la signora dei gelati è più ricca di Tronchetti Provera, ci sono più biciclette che a Pechino e la media dei polpacci è circonferenza 92.

Invisibile come una speranza, mi sono andato a sdraiare sul prato dello stretching, nel punto geometricamente più lontano da qualsiasi altra forma di vita. C’era, però, una cacca.

Lo stretching è bellissimo, ma nel mio caso particolare c’è che non avendo muscoli non ho niente da strecciare, così mi sono detto soddisfatto e ho cominciato a muovere i quadricipiti. Anni fa, ma anni fa dico anni fa cioè 6 anni fa, io facevo il mio giretto (che poi è un km) senza schiantare al suolo come un volo 815. Adesso, dopo il primo bastione (ne sono 5), avevo meno fiato di Loredana Bertè.

Ho respirato a pieni polmoni, per me ci poteva anche essere la centrale di Comiso non importava, perché nel mio organismo si stava verificando un giudizio universale di mitocondri: i buoni da un lato a pompare ossigeno, i cattivi dall’altro a farmi sentire come in Full Metal Jacket. Il secondo bastione è stato sfizioso, dopotutto ho anche superato un vecchio di 97 anni ed una coppia di amiche che in due avevano più anni di 7 al cubo. Al terzo bastione la fase “riposo” era diventata di circa 2 ore e mezza;  al quarto bastione avevo le guance come Mastro Ciliegia e la schiena come Cathy Bates dentro all’Ultima Eclisse.

Per fortuna sono riuscito a salire le scale di casa e rimettermi in sesto, con una doccia bollente nella quale secondo me assomigliavo ad uno stufato di verdurine. Ma, ahimè, dal giorno di questa bucolica corsetta la schiena mi lancia segnaaaaaaaaaaaaali spaventosi. L’unica posizione in cui non sento dolori è quella in cui mi metto con le mani così, la pancia di così e la coscia in questo modo, poi lentamente e poco a poco resto un po’ di tempo così e solo allora mi passa. Altrimenti è come essere nell’età vittoriana alla corte della regina oppure non so, indossare i vestiti di Milly Carlucci, è uguale.

Tutti mi consolano e mi dicono che mi passerà e che non morirò come una matita spezzata o come una stecca di Lindt o come un fiammifero senza capocchia, ma io non li sento perché sono impegnato a gridaaaaaaaaaaaaare e così se mi scrivete qualcosa di analgesico mi fa piacere assai. Tanto l’ulcera non ce l’ho.

il post di come era comoda la poltroncina del parmaworkcamp

23 marzo 2009

Alle 8 e 32 sono già lì che scambio due chiacchiere con i tipi della sorveglianza. Intendiamoci, nessuno m’aveva obbligato, sono io che abito troppo vicino, persino con le scarpe con la suola. Il cielo a Parma è color acquarello.

Arrivano i primi arrivi, giustamente, dato che erano i primi arrivi, poco dopo Davide tutto elettrizzato e poi vabbè dalle 8 e 32 fino alle 19 se scrivo tre righe ogni minuto ne esce una collana a fascicoli settimanali, perciò diamoci un taglio!

Le cose veramente importanti sono:

  • le t-shirt S erano giusto per le gentili donzelle, le L e le M ne avessi azzeccata una, so che non potrò mai fare la commessa del centro che vive mezza giornata no come le fate in vita mia.
  • scrivere il nome sul badge non equivale a capire chi è che hai davanti, infatti non avrei riconosciuto nemmeno Hirohito se sprovvisto di avatar, so che non potrò mai fare l’addetto alla sorveglianza del checkin dell’aereoporto di Linate in vita mia.
  • i cuneesi al Rum sono deliziosi ma anche i pocket coffee hanno salvato più vite nel corso della giornata. Menzione speciale al caffè che m’ha portato MariaSerena più o meno quano il colore del mio volto era tale da sembrare un lucido di lavagna luminosa.
  • Elena Senzaggettivi ha prelevato un Bolsofiglio per la collottola e questo fotogramma è impresso nel mio lobo limbico nella sezione “meglio questo che poi cadi dalle scale”.
  • La mamma di Fran devono creare a riva del garda il premio speciale Mamma di Blogger.
  • Non berrò mai più un succhino ACE fino a che Schwarzenegger non diventa presidente USA (hmm. errata corrige, fino a che Michael Jackson non diventa Schwarzenegger).
  • Regole di marketing sembrano indicare in 7 il numero massimo di punti che si leggono negli elenchi a punti perciò questo è l’ultimo.

Ora io vorrei proprio tanto linkare uno per uno tutti, ma scusate se non lo faccio, io v’ho scritto sul badge il vostro nome nella mia grafia mancina, volete mettere? e poi che leggete ancora qua, il merito del Barcamp è della Fran, di Davide Tarasconi, io non c’entro per niente, stavo solo seduto sulla mia poltroncina rossa sognando di poter chiamare “un prezzo alla cassa 14 ripeto un prezzo alla cassa 14″. Ma ahimè non si è avverato niente.

il post che non inizia e che non finisce

22 marzo 2009

e dopo l’albero un prato verdissimo coi bimbi a fare la fila sullo scivolo e le mamme sedute sulla panchina con scritto alice96, l’acqua trasparente sulle foglie morte che galleggiano in mezzo ai riflessi di un sole ancora troppo basso, i cani, i cani e i vecchi, la ruggine sul cancello e un’auto parcheggiata troppo in là, all’ombra di un palazzo di travertino con una vecchia affacciata al balcone, il cortile vuoto e le luci accese sul tavolo apparecchiato per uno, senza tende, senza tende, senza tende e un tasto sul citofono,

il sole negli occhi che il giallo pulsa nell’odore del kebab, canzoni straniere di voci i cui nomi non sai scrivere senza errori, il gatto osserva il pomeriggio, la donna stacca le mollette di plastica dai fili di plastica, rosse le mollette e bianco il filo, un pigiama, le biciclette accatastate, puzza d’olio, il campanello del coiffeur, male nel petto e mani sulle cosce distese, lenzuola sudate si sentono  si aprono crepe sul soffitto e le mosche ed un moscone, l’acqua nei tubi ancora l’acqua,

la polvere dei raggi di luce e le mollette del bucato nella solitudine del momento in cui il caffé esce dalla moka da uno e le finestre poi continui il racconto solo nella mente perché volevo scrivere solo  per sapere che avrei scritto e ora lo so

il post medievale

2 marzo 2009

Leggesi, e molti venerabili autori lo scrivono1, che fu un gentiluomo lombardo2, avvenente e di bello aspetto e santo uomo e privo d’ogne malizia, il quale, così come a Dio piacque, trovavasi a condurre vita appartata senza niuna offesa et infamia, avvegna che egli molta gente vedendolo, confortandolo per la sua povertate diceano: “E’ d’uopo che tu debba istare in cotal disusata condizione, quale in essa ti trovi3“.

Et egli, avendo superchie tribolazioni già veduto, dolevasi alquanto, e cresceva eziando l’infermitate sua, ch’ei l’umore sanguigno et il temperamento flemmatico4, sì come è scritto, mal susteneva.

Accadde che, avendo egli in su l’ora del desinare trovato una locanda, netta e calda assai, a Dio piacendo mangiò un pane e bevve una caraffa d’acqua, giacché vino ei non poteva5. Levossi allora una tal fiamma ardente dal camino, che niuno ardiva di spegner lo foco, e perseverando l’inusitato bagliore tosto il fummo riempì l’aere e tra gravi tormenti molta buona gente trovò la misericordia nel purgatorio6.

Veggendo il santo uomo, che di legnaggio era nobile assai, ch’ei era rimaso senza ferita alcuna, rallegrossi alquanto e sì ben dispuosesi l’animo, che un angiol dorato dal cielo dolcemente discese7. Le parole falliscono nel descrivere la beltade di quel dolcissimo figliuolo di Iddio, non vi incresca, dilettissimi miei, ma sappiate che il santo uomo si gettò a terra e giunte le mani, non resse il bagliore e cominciò a lagrimare e pregare misericordia. L’angiolo disse: “Hai tu veduto…8

Note al testo e commento critico
1 - Tra cui si veda: “Adamo Landolo, De virus illustrissimissibus, XII 23-34″, “Fra Addam de Parma, Exempla, Milano 1804, pag.222 et segg”.
2  - L’autore del testo ignorava la discendenza angioina del santo uomo.
3 - Incerta l’attribuzione di questa frase all’Autore. Ma sulla questione si veda anche: “Lanni, Cronisti del ‘300, VI, 108-113″.
4 - Era convenzione comune attribuire agli squilibri dei quattro umori (sangue, bile, atrabile, flemma) le malattie. Fonti incerte attribuiscono al Santo uomo malattie cervicali. E’ stato di recente trovato un affresco, attribuito al Beato Angelico ,che raffigura un uomo con un collo stranamente piegato in due.
5 - Sulla questione il dibattito è ancora aperto. Probabilmente la locanda è metafora per “fornello della cucina”.
6 - Nel manoscritto originale purgatorio con la P minuscola.
7 - L’allitterazione è forte derivazione Dantesca. Ma si veda, in tal senso, anche “Lano Adamo, Chiasmi ed endiadi nelle cronache minori del ‘300, Venezia, 1788″, riedito in antologia critica nel 1969 per i tipi dell’U.T.E.T, alla cui edizione rimandiamo.
8 - Il manoscritto è strappato ed illegibile. Antichi commentatori azzardavano l’ipotesi che l’angelo fosse un corriere SDA che portava un pacco di libri al Santo Uomo che si era scottato le dita per aver preso la moka dai fornelli quand’era ancora bollente,  ma le evidenze in tal senso sono scarse. Se ne saprà di più dopo gli atti del IX Convegno di Filologia Addamesca in programma nel 2021.

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