Archivi per novembre 2009

il post della favoletta per bambini

27 novembre 2009

La bimba dell’albero mangiava pesche molto dolci. Quando c’era il sole raccoglieva le margherite e si sedeva sul prato a guardare le gazze saltellare nella siepe. Quando pioveva raccontava storie alle coccinelle e si teneva le ginocchia tra le mani. La notte sognava di nuotare verso la fine dell’arcobaleno in compagnia di nuvole gonfie e candide e gabbiani sorridenti.

Quando l’incendio divampò la bimba dell’albero stava facendo il solletico a una coppia di lombrichi sazi di terreno. Fu bello vedere il cielo colorarsi di grigio e di rosso, però il calore diventò forte e il fumo si avvicinò. La bimba salì sull’albero e guardò in cielo. Non c’erano nuvole, così si addormentò, sperando almeno di sognarne qualcuna.

La bimba dell’albero era una bella bimba, ma quella sera non venne a piovere.

il post della visita all’acciaieria

23 novembre 2009

C’erano moltissimi fiori e l’odore della stanza era veramente dolciastro. Mi pareva incredibile che potesse aver comprato altre due dozzine di rose rosse, però lei continuava a recidere gambi e a disporre i fiori nei mattoncini di spugna. Non c’era mai un limite alla quantità di fiori che poteva avere in casa.

Per pranzo ancora il tacchino. Ieri le alici, prima ancora la ricotta. Domani forse il merluzzo, non so.

C’era sempre silenzio alle tre del pomeriggio, ma una sola persona dormiva. Gli altri aspettavano, così, come posso dire, aspettavano e basta. E’ da allora che amo il suono della macchinetta del caffé. Sentire la tv a una sola tacca di volume, questo voglio spiegarvi io.

Sui pavimenti ci potevi mangiare, eppure chissà perché non erano mai troppo puliti. Non sopporto la gente che è maniaca del pulito. Non serve a niente. Cristo Santo, e l’odore del brandy nel mobile del liquore. A che serve avere il liquore in una casa di astemi? Prima, assicuratevi di avere degli amici a cui offrirlo.

Ma come parlo, ma come penso. E l’acciaieria non c’entra niente, però come titolo mi piaceva.

il post di quell’amico che un tempo era mio amico

22 novembre 2009

Io avevo un amico una volta e quest’amico parlava con una voce strana, però non so perché. Comunque era alto. Quest’amico comprava la gazzetta dello sport per vedere i risultati delle partite così poi sapeva se aveva vinto al Fantacalcio, e lui aveva Pirlo in squadra, ma vi parlo di quando ancora era viva LadyD.

E così occuparono l’università e si misero a fare le proteste perché i giovani devono protestare ogni 4-5 anni altrimenti poi i vecchi dicono che i giovani non hanno valori e i giovani si rompono di questa cosa così protestano.

E il mio amico disse che erano comunistoni di merda e che lui non avrebbe mai protestato e mi chiese se volevo una pizzetta o una sfogliatella. Se è per questo volevo la sfogliatella, però tra me e me dicevo perché questo dice comunistoni di merda, che c’entra. Allora lui disse che invece di protestare dovevano studiare e votare Berlusconi perché se aveva fatto vincere al Milan la coppa dei campioni allora avrebbe portato l’Italia al primo posto in Europa.

Io pensai che come ragionamento faceva cagare, però non dissi niente, che stavo mangiando la sfogliatella.

Così beh un giorno lui si laureò prima di tutti quanti, che ci mise 4 anni veloci veloci, e io dissi beh auguri sei stato velocissimo e lui disse che doveva per forza essere veloce perché prima si laureava prima andava a fare il militare e prima faceva il militare prima si sposava e prima si sposava prima scopava. E dunque lui studiava per scoparsi la ragazza.

Così io dissi beh ma non ti fa neanche una sega la tua ragazza e lui rispose che dovevano arrivare vergini al matrimonio perché Dio voleva così. Allora io rimasi in silenzio e poi finita la cerimonia di laurea dissi beh, a presto allora. Ed era veramente mio grande amico, anche se, ecco, come dire, beh.

il post del tragitto che faccio per andare a scuola

20 novembre 2009

Io scendo e chiudo il portoncino e il portoncino fa “clonk”, però non è rotto, e poi di fronte a me una troia si aggiusta la parrucca, così io faccio finta di non averla vista e giro a sinistra, dove c’è il parcheggio dei motorini. L’albanese si beve una birra dietro la tendina e sulla crepa il ragno ha ricavato un piccolo soppalco abusivo.

Poi c’è la decrepita agenzia immobiliare urania che è dove sono ambientati i fumetti di Alan Ford e all’incrocio c’è un vecchio che per fortuna non ho i raggi X altrimenti ora saprei farvi una slide sulla gonorrea e sullo scolo. La puttana dietro le luci natalizie è imbalsamata e c’è una tenda rossa come quelle che dietro c’è il nano di twin peaks. Io rabbrividisco e attraverso.

Però sono contento di andare a lavorare.

E quindi poi c’è la strada con la scuola di ballo. Secondo me ci fanno il jazzercize. C’è anche un tipo che aggiusta le macchine, si chiama Tudor, e mi fa cagare. Io attraverso sulle strisce e si vede la finestra di una vecchia che ha una credenza coi bicchieri messi in ordine e secondo me non ci ha mai bevuto nessuno lì dentro, già sento l’odore del legno e degli anni ‘50.

Questo tratto poi mi piace, perché devo attraversare e le macchine si devono fermare. Io vedo solo i fari accesi e mi sento in un telefilm americano. Però per fortuna nessuno ingrana la marcia e così non finisco in un contorno di gesso. La pista ciclabile per la classifica del sole24ore, il marciapiede, il garage, le due sorelle che guardano rai1, blockbusters.

Mi mette tristezza blockbusters. Blockbusters era bello prima. Mi mette tristezza, ci rimango una vera merda se penso a quando entravo lì a scegliere le videocassette. Poi è troppo blu, non so spiegarvi, cioè sì, ma non voglio, non ora, non in questo post, è triste, io metto la mano sulla mano arancione, il semaforo fa “clonk clock” e attraverso.

Uh, fa come il portoncino.

Poi sono sulle foglie morte, poi qui c’è sempre la nebbia. La borsa pesa, la strada è vuota, il buio è buio e la sera è sera. E io passo davanti ai tavolini vuoti di pensionati che bevono in piedi quell’altro caffè, poi entro nel cancello e faccio i gradini. Poi saluto Domenico, saluto Alham, timbro il cartellino e poi mi tolgo la sciarpa.

Sono a scuola, poi però torno.

il post pieno di pioggia

19 novembre 2009

Sapeva abbracciare.

Era bello seguire le gocce di pioggia sul finestrino mentre le dita sue sfioravano le dita mie. Almeno, fino al cambio di marcia. Era bello anche quando non pioveva. Però pioveva sempre.

 

Almeno, nei miei sogni.

il post spoglio

19 novembre 2009

La cosa strana era che si sentiva tutta la funzione religiosa. Loro si erano abituati perché abitavano lì, però a me faceva un po’ impressione. D’altra parte, era solo per un pranzo, per cui. Sta di fatto che io non sopportavo la sporcizia sul pavimento. E’ un pranzo, e non pulisci?

Il sole era violento. Il balcone disadorno era pieno di piante secche. Per strada si vedevano le donne dal fruttivendolo e una vecchia che stendeva i panni dal terzo piano. Le auto erano dall’altra parte della via e sui mattoni delle case, dalle ombre, si capiva bene che era quasi Pasqua.

Quei due parlavano delle solite cose.

Entrarono le due amiche, ora eravamo al completo. Avevano portato non so che vino, e una pizza di ricotta. Qualcuno prese i bicchieri, io rientrai in cucina. Un ragazzo tolse le briciole di pane dalla tovaglia e le lasciò cadere a terra. Nessuno ci fece molto caso. Proposero un brindisi ma in pochi alzarono i bicchieri con entusiasmo.

La funzione religiosa era finita. Quando aprirono le porte della chiesa entrò l’odore di incenso.  Una ragazza si alzò e chiuse la finestra, poi servì gli spaghetti.

il post della gente che ride per strada

18 novembre 2009

Praticamente quando un amico ti telefona che sei per strada e poi finisce la chiamata e tu riattacchi facci caso che dopo resti col sorriso per 4-5 secondi, anche se ormai non stai parlando più, così, perché quando uno saluta gli amici al telefono sorride, sennò l’intonazione non viene bene e insomma anche gli altri fanno così, tutti, perciò quando vedi qualcuno che per strada ride da solo non è cretino, forse ha appena finito di parlare con l’amico al telefono, questo volevo dire.

il post piccolo piccolo

17 novembre 2009

Nel negozietto piccolo piccolo si era aperta una piccola porticina, ma l’anziana signora nella sua piccola carrozzina non riusciva a entrare ugualmente.

Allora la minuta cassiera disse ai pochi clienti: “solo un piccolissimo minutino d’accordo? servo la vecchietta che è lì fuori”.

La vecchietta disse che voleva solo una piccola confezione di latte e una pagnotta piccola, ma veramente piccola. Neanche pochissimi secondi che la signora era andata già via.

Allora una signora nella fila disse: “queste figlie che abbandonano le mamme anziane che vergogna, deve fare la spesa da sola in carrozzina?” e la cassiera rispose: “veramente la vecchietta è mia mamma”.

La signora si fece piccola piccola.

il post polaroid

16 novembre 2009

Io vedo una porta con una maniglia e un mazzetto di chiavi appese e l’ombra che galleggia. Uno specchio con 4 foto messe negli angoli in basso e davanti un vaso col potos che ha le foglie scure. Il caricabatteria, il portafogli e gli occhiali che quando esco.

Poi vedo il controllo remoto della maledetta caldaia, il citofono che non funziona, il cordless che lampeggia per una chiamata persa ma tanto sarà tele2 figurati, poi vedo un pacchetto postale che devo spedire, noia, poi la piramide di melestark e limoni, bella, la tuta, il modem che lampeggia, il libro della storia dell’arte del Seicento, questo monitor qua e questo cursore che ora che arriva alla parola fine poi io premo pubblica e così il cursore sparisce.  Parola fine.

il post del prigioniero nella torre sul monte

8 novembre 2009

il post è qui, che il blog è impazzito e formatta da schifo http://ff.im/b9QjV

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