Archivi per febbraio 2010

il post post-it del post del futuro, più breve del titolo stesso

22 febbraio 2010

un giorno poi mi affaccerò alla finestra e mi ricorderò di questo momento, mi verrà un brivido di freddo e rientrerò in casa, aprirò questa pagina e scriverò ciò che sto provando ora, che ancora però non so cos’è.

il post dell’organo bontempi

13 febbraio 2010

Un tempo io ero piccolo, ma avevo comunque gli occhiali. Così un giorno per radio c’era un concorso a premi destinato ai bambini e siccome ero bambino era destinato anche a me. Bisognava rispondere a una domanda del tipo “come si chiama la fidanzata di Braccio di Ferro?” oppure “come si chiama la Nonna di Qui Quo Qua?” e quando avevi indovinato dovevi esultare così: “Olivia! Mamma! Olivia! posso telefonare?” e mamma doveva dire “telefona” e tu dovevi andare di là, prendere la cornetta grigia del telefono grigio coi numeri sotto la plastica e fare il numero e trovare occupato.

Poi andavi di là e dicevi a mamma “è occupato” e allora finiva la canzone degli Abba e facevano un’altra domanda del tipo “chi canta Sei Forte Papà?” e allora mamma ti diceva “Gianni Morandi, telefona” e tu telefonavi e ti rispondeva una signorina e ti dicevi

–un momento cambio tempo questo non è ipotetico è vero, passo al passato remoto–

e allora dissi “Gianni Morandi” e la signorina disse: bravo! per vincere il premio devi presentarti con papà o mamma qui da noi al negozio di giocattoli e come pegno devi portare un pennarello marrone, ok?. Allora io dissi “ok” e posai il telefono. Ovviamente anche il discorso della signorina è tra virgolette.

Così andai nell’armadio e presi l’astuccio dei colori. Io stavo in seconda, penso. Si sa che il marrone è il colore che più odiano tutti i bimbi. Per cui il pennarello non colorava. Così mamma disse “non fa niente” e poi chiamò papà e papà prese la macchina e mi accompagnò al negozio. Immagino dunque che fosse sabato, o domenica, o festa, o estate.

Allora andammo lì e c’erano taaaaanti bimbi, però più grandi di me. Erano grandi. Avevano 10, 11, a volte 13 anni. Avevano anche i genitori, ed erano anche femmine. Alcune si chiamavano Vittoria o Raffaella, Antonella o Grazia. Per cui erano grandi. Io diedi il pennarello marrone al presentatore e così ci fecero fare delle gare.

Erano gare per bimbi scemi. In una gara vinceva chi correva più veloce. Vincevi l’altalena. Bella l’altalena, la volevo io. In un’altra gara vinceva chi trovava un oggetto nascosto. Vincevi una bambola enorme. Bella la bambola, la volevo io. Comunque vincevano tutti i più grandi.

Poi fecero una gara con le lettere magnetiche quelle che si mettono sul frigorifero. Però all’epoca nessuno le metteva sul frigorifero, ma erano lo stesso magnetiche. Erano tutte a casaccio sulla lavagna e così il presentatore disse: vince chi per primo scrive la parola Befana con queste lettere. Ripeto avevo 6 anni così i miei avversari avevano 6 anni. Io scrissi Befana prima che i miei rivali trovassero la B. Questa era una gara per bimbi nerd.

Così ebbi l’applauso e dissero tutti che avevo vinto. E avevo vinto l’organo bontempi. Quello beige, che suona. Che suona jingle bells o oh susanna. Così avevo vinto. Tornai a casa e papà montò l’organo. Io poi imparai a suonare solo con due dita. Ero scarso.  Però avevo vinto il primo premio. Le Vittorie e le Silvane e le Roberte e gli Andrei e i Fabi e i Massimi mi invidiavano molto, nonostante gli occhiali.

Io poi passarono molti anni e continuai a giocare, ma non vinsi più nulla e non imparai a suonare. Avevo altri occhiali, ma sempre lo stesso papà e la stessa mamma.  Sarebbe oggi.

il post infame

8 febbraio 2010

Sei un deficiente. Hai investito il cane in autostrada e non ti sei accorto neanche del rumore delle vertebre rotte? Dove stavi andando?  Alla solita discoteca tutta luccicosa per restare ore e ore con la Ceres in mano mentre la camicia bianca abbaglia qualche provincialotta giunta all’ora dei saldi? Ah mi immagino la scena. Lei arriva al banco in cerca di un Mojito come diavolo si scrive,  poi tu le dici qualcosa di vagamente seducente e la tizia ti presenta l’amica puttanella. Ce l’hanno tutte l’amica puttanella. Anche le amiche puttanelle ne hanno una, pensa un po’.

Ma dico io neanche te ne accorgi che hai scamazzato un cane in autostrada? Dove cazzo guardi mentre guidi? Forse hai pensato che è stato cretino lui ad attraversare, forse stavi con gli occhi socchiusi per goderti l’ultimo tiro della tua Camel Light? E cambiati quelle scarpe che ce l’hai da due anni. No, non ti portano fortuna. La prima volta che le hai messe poi Monia ti ha fatto un pompino ma dopo le hai indossate altre, quante?, 70 volte? In cosa dovrebbero essere fortunate?

Frena, dico io, frena. E’ lì, lo vedi, c’è bisogno di andare a 150, devi andare al solito posto. Non ti stufi di andare lì? Ci sono i tuoi amici bla bla ah sì capirai begli amici, capirai. Un sms , la telefonata, lo spritz, sì sì come no ci vediamo, mi faresti un favore, non posso la bimba ha la febbre, begli amici. Begli amici veramente. E non dire che sei stanco per il lavoro. Passi la mattina a craccare i facebook dei colleghi per vedere se hanno messo la foto della moglie con le tette di fuori. Bello. Che stanchezza. Ma dico io ti pare, ora sì ammetto che se tu sei così idiota forse non ci arrivi, ma ti pare che uno ha la moglie troia e se ne vanta in facebook?

Non ci posso credere l’hai ammazzato il cane e non te ne sei neanche accorto. Poi magari ti prendi un cucciolo e lo chiami Briciola. Che nome da froci porca miseria. Ah sì è uno sharpey come diamine si scrive. Coglione andavano di moda 10 anni fa. Possibile che non ci arrivi? E no, i polsini a metà avanbraccio non sono sexy perché sai che c’è di nuovo, sei identico a quello e quell’altro e quell’altro ancora. Mettiti il maglioncino blu sulle spalle, mi raccomando. Ah non ti scordare di farti una sega su Belèn. Ammazzi un cane e non te ne accorgi. Come puoi?

Porca miseria perché perdo tempo a parlare di te? Chi diamine sei per entrare qui dentro?

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