Archivi per agosto 2010

il post di quella brutta vespa che deve morire

29 agosto 2010

Le vespe siccome sono allergico significa che mi scatta la scarica di adrenalina che mi arriva fino alla testa mi fa fare brr e poi devo fare la pipì.

Allora c’è una che ha deciso che deve abitare nella mia caldaia, si vede che i tubi sono caldi e lei non so vuole farci il suo bel nido così poi i figlioletti possono svolazzare nel più bel tepore mai visto.

Perciò io ho preso il glassex e l’ho uccisa di blu.

Poi è passata mezz’ora e stavo mettendo lo stucco dentro a quella crepa di là, perché la vespa mi ha fatto venire in mente la mosca, la mosca il ragno, il ragno lo scarafaggio, lo scarafaggio mi ha fatto fare brr un’altra volta che quell’amico mio una volta se li trovò in casa e così per precauzione non sia mai ho detto visto che il silicone ce l’ho ora mi trovo e faccio un giro di spifferi e poi lo stucco pure e allora usiamolo.

Però intanto che facevo tutte queste cose da fascicolo 4 di “costruisci il tuo modellino della sedia rotta della cameriera della Regina Vittoria” la centrifuga ha fatto cadere le pasticche del detersivo per terra, e una si è scamazzata in quattro parti. Ora, la parte più bella di fare la lavatrice è quando prendo la pasticca e fa plop nella vaschetta, perciò quella rotta ormai non faceva più plop e l’ho buttata.

E mentre buttavo, mentre buttavo, perché tutto eheh tutto ha un suo scopo preciso, mentre buttavo è entrata una vespa da fuori e si è fatta un giretto per casa tanto per vedere come ci si campa. Allora io ho pensato “puozz esser accìs” e ho preso il panno da cucina e l’ho rincorsa con una ciabatta sì e una no, che l’altra me l’ero tolta per grattarmi il polpaccio con l’altro piede, e tanto ho fatto che è morta pure questa.

Poi ho pensato che c’è qualche gente pucciosa che vorrebbe proteggere tutte le creature indifese come le vespe e così ho detto ora scrivo che sono allergico alle vespe così sono giustificato. Tanto questi non capiscono che ho scritto per finta.

Il post della piscina d’aria

28 agosto 2010

L’asfalto finiva in prossimità dell’ultima casa, una villetta con le pareti tinte di giallo e con tutte le finestre chiuse. Più avanti c’era un campo di lino e un piccolo passaggio con la ghiaia sopra, che conduceva a un prato coi papaveri, la malva e le margherite. L’aria era ancora molto calda ma si era alzato un po’ di vento, che mi asciugava il sudore dai polpacci. Pedalai fino a metà prato, poi mi fermai per decidere da che parte andare.

Di fronte a me c’era solo altro prato, più avanti il cielo che pareva un enorme lenzuolo steso ad asciugare. Proseguendo a destra sarei passato sotto il ponte della tangenziale, dove le coppiette venivano a fare l’amore la sera, specialmente d’inverno, che d’estate era più facile trovarci qualche tossico o qualche sbandato, e un’altra birra in frantumi. Dall’altro lato c’era un colossale traliccio e un campo appena arato, con le zolle gonfie e scure e l’odore di terra e di polvere.

Mi avviai a piedi con la bici a mano verso il traliccio. L’erba mi solleticava le cosce e ogni cinque secondi abbassavo la testa per vedere se c’era qualche insetto. Per fortuna avevo messo le scarpe da ginnastica. Il vento si era fatto più insistente e aveva sbrindellato quelle tre nuvole. Quando giunsi al traliccio ci trovai una cagna stesa a terra che aveva partorito già un cucciolo.

La cagna aveva gli occhi acquosi e sembrava sofferente. Aveva scelto anche lei lo stesso posto che avevo scelto io perciò pensai che questo creava tra noi una specie di legame. Il traliccio non dava ombra, però squarciava il sole. Gli uccelli si appollaiavano sui cavi che erano tesi nel vuoto come le corsie di una piscina d’aria. Il vento faceva sibilare il metallo. La cagna non apparve interessata a me. Sgravò il secondo cucciolo e si costrinse a fatica a cambiare posizione per poterlo pulire.

Presi la bicicletta e andai oltre l’altro campo, perché avevo deciso che la mia presenza era inutile e perché non volevo dare dei nomi ai cuccioli. C’era un piccolo tratto in terra battuta che sotto le ruote faceva il rumore dei biscotti sotto il matterello. Mi fermai quando giunsi al canaletto che mi ostruiva il passaggio. L’acqua era sporca e stagnante, ma brulicava di piccoli animaletti che colonizzavano gli sparuti vegetali che avevano deciso di vivere lì. Mi facevano schifo.

Tornai a pedalare verso l’asfalto, col vento negli occhi, che era poi quello che preferivo, perché la polvere mi accecava e lo trovavo giusto.

il post con o senza gel?

4 agosto 2010

Io da piccolo avevo i capelli ricci e biondi però poi diventarono lisci e castani per un mistero che non ho mai capito anche se mi sforzo di guardare le foto dove ero sempre io. Così un giorno secondo me diventarono più lunghi e me li dovettero tagliare. E’ sempre una cosa brutta tutti quei capelli a terra che uno li deve raccogliere con la paletta, perché anche se la paletta ha bei colori, alla fine sempre si devono buttare.Così il mio primo barbiere si chiamava Rafiluccio e metteva l’asciugacapelli così vicino alla testa che io mi bruciavo però avendo visto Mazinga Z la sera prima trovavo coraggio e non dicevo niente, tanto più che avevo le mani sotto quei teli da barbiere che esce solo la testa e allora potevo stringere i braccioli senza che nessuno se ne accorgeva. La gente del salone leggeva l’intrepido e io uscivo dall’altra porta perché quell’altra ci entravo, invece.Poi però quei capelli da little italy non si portavano più e infatti andai da un altro barbiere, che ormai io ero tipo undici anni perciò mi potevano parlare come se già esistessi, non come quando parlano al padre davanti al figlio e chiedono tuo figlio come si chiama che il figlio sta lì e lo può dire meglio del padre come si chiama. Siccome dunque avevo undici anni il mio barbiere aveva un sacco di diplomi appesi al muro che aveva vinto le gare e io ero invidioso di tutti quei trofei. Dopo Mennea e Dino Zoff, dopo Fellini e Mike Bongiorno il mio barbiere era la persona con più trofei mai vista. Sapeva tagliare i capelli in 5 minuti e ti metteva pure il borotalco col pennello rosa.I suoi assistenti avevano i baffi, perciò fu naturale che quando feci 15 anni cambiai di nuovo barbiere. Così andai da loro che si erano aperti il nuovo salone con le sedie che si giravano senza far rumore e i poster di quelle femmine con in testa Lulu il vaso di Pandora. Dissi tagliatemeli cortissimi e loro lo fecero e io ero contento effettivamente.Quando poi fu l’epoca che si portava il codino, io me li dovetti far crescere per forza perché sennò a scuola mi avrebbero sfottuto, però io ho un sacco di vertigini e a me i capelli lunghi mi danno fastidio che sto sempre a passarmi la mano nei capelli e la gente si accorge che sono timido anche più presto ancora il che non è cosa. Fu un periodo mica da poco e infatti cambiai per sicurezza barbiere pure questa volta, che magari ci azzeccava il taglio giusto. Uè, veramente ci azzeccai, perché questo mi stava pure simpatico assai e peccato mannaggia la miseria che non ci capivo niente. Infatti cambiai un’altra volta.E Sandruccio il barbiere era uno precisissimo, con Isoradio sempre a volume basso, devo dire, la gazzetta dello sport sul divanetto, il bicchierino del caffè caldo caldo di bar, il bancone sistemato senza le chiazze di calcare e poi l’acqua se era troppo calda tu potevi fare con la sopracciglia così e lui si accorgeva immediatamente e diceva pure scusami. Dove lo trovate un barbiere così ve lo dico io, non lo trovate.E per la miseria che ho 38 anni non sapevo che avevo cambiato così assai barbieri sennò questo post non lo scrivevo! Mi mancano ancora altri 4 o 5. Però inutile che ve li dico che tanto questi non contano. Quelli che dovevo dire chi erano li ho detti, però se proprio li volete conoscere pure quegli altri fatemi un cenno sopra a friendfeed e vediamo che si può fare. Comunque, castano chiari per la precisione.

il post del capitolo 1

1 agosto 2010

Non mi ero mai tuffato da un’altezza simile e avevo molta paura. Pensavo a uno spuntone di roccia sotto la spuma o a uno scoglio mascherato dalle alghe. I miei amici si gettavano a bomba uno dopo l’altro, muovendo le cosce in aria come una moglie strangolata dal marito geloso. Le loro urla si esaurivano in un tonfo sordo e gli schizzi luccicavano nell’aria opprimente del primo pomeriggio. Neanche badavano a me, forse nemmeno sapevano che io ancora dovevo buttarmi. Mi tirai indietro un passo per volta confondendomi con gli altri, poi voltai le spalle al mare.

Restai a lungo seduto su un gradino a guardare le nuvole dietro le araucarie, le auto in lontananza e la gente sdraiata sulla spiaggia. Le loro voci mi giungevano attutite e non potevo distinguerne nessuna con precisione. Alzai un sasso e gli insetti scapparono via velocemente accecati dal sole. Provai ribrezzo e mi allontanai velocemente, mi girava la testa e avevo sete.

Più scendevo verso il lido e più aumentavano i capogiri. Dovetti tenermi a un alberello e concentrarmi per evitare di cadere. Un ragazzo mi superò, ignorandomi. Mi ero accorto di avere i piedi e le ginocchia troppo arrossati e cominciava a bruciarmi la nuca. Avevo le lacrime agli occhi e sbadigliavo continuamente. Raggiunsi la fontanella del lido come se fossi arrivato a Santiago de Compostela.

Tre ragazzine si ripulivano i piedi dalla sabbia e strizzavano i capelli bagnati. Si alternavano in un giro che mi sembrava senza fine, come se avessero avuto quattro gambe a testa. Finalmente, potei bagnarmi. L’acqua gelata mi friggeva la pelle arsa e mi sentii poco bene. Andai di corsa all’ombrellone e mi sdraiai sul lettino all’ombra. Gli altri non erano ancora ritornati. Presi la crema e cominciai a spalmarmela, poi mi addormentai. Non so perché.

So che a un certo punto mi trovai sospeso in aria tenuto braccia e gambe da quei deficienti. Ridevano di cose senza senso e mi dondolavano come un appestato che deve finire nel carro dei monatti. Mi buttarono a mare e bevvi molta acqua. Un ciottolo mi ferì il polpaccio. Loro ridevano, poi mi chiesero se me l’ero presa. Io risposi di no e con la scusa che dovevo medicarmi la ferita me ne tornai a casa.

Loro approfittarono per finire tutta la mia crema solare, visto che l’avevo scordata.

Bad Behavior has blocked 154 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok