Archivi per febbraio 2011

Senza data di scadenza

27 febbraio 2011

Un sacco di ricordi belli ce l’ho che sono cose che ora non contano più a niente, ma sono ricordi belli.

Come quando nella stazione del mio paese si aprì un bar, piccolo, senza niente, ma potevo comprarmi le gomme intanto che aspettavo il treno. E un giorno arrivò un treno nuovo a due piani, e salivo al piano di sopra giusto perché mi sembrava una cosa nuova. O quando arrivavo a Napoli e per attraversare Piazza Garibaldi ci mettevo 20 minuti facendo lo slalom tra le macchine.

Una volta un amico comprò dei pastelli in un negozio di Forcella e gli feci compagnia, e passammo davanti a una chiesa e c’era una vecchia che dava da mangiare ai piccioni. C’era il negozio dei cambi e leggevo sempre il cambio della lira così intanto che camminavo. Il posteggiatore si contava i soldi, nel cortile della facoltà c’era sempre qualcuno seduto sul muretto vicino alla fontanella.

Oppure quando mamma ci portava alla Rinascente, che poi ci fermavamo a prendere una pasta o un panino alla Motta, che stava lì fuori. Poi ci facevamo tutto il rettifilo a piedi, con le buste piene, e in fondo alle buste c’era sempre un libro o un gioco, perciò la stanchezza non la sentivo.

Altre volte me ne andavo fino in piazza Plebiscito e mi sedevo sulle catene sotto alle statue di gente morta 700 anni fa. Poi qualcuno sempre passava, degli amici miei, e andavamo a prenderci una granita lì sul lungomare, o ci affacciavamo dal Palazzo Reale per vedere le macchine che uscivano dalla galleria.

E dopo il cimitero c’era una via e dopo quella via si era aperta una pizzeria, e andammo lì in quattro, che conservo ancora lo scontrino e mi ricordo le risate delle mie amiche, e che musica sentivamo, e che il giorno dopo non avevamo fatto i compiti.

Poi la sera si accendeva la luce gialla del lampadario e le altre stanze erano scure, così non ci andavi più.

C’erano i nani nel giardino sotto la sopraelevata, e non l’avevo mai visto un giardino così. Al supermercato mi diedero 5 lire di resto, e neanche quelle ormai si vedevano più in giro. Mi pesavo sempre sulle bilance fuori dalle farmacie, perché era divertente. Invece su certe giostre non ci andavo mai e ormai non esistono più e non ci posso più andare.

Neanche sulla funivia ci voletti andare e così nelle foto io non ci sono. Mi è sempre venuto più facile dire di no e così è per quello che le cose stanno come stanno, perché invece i sì li ho detti per paura di dire un’altra volta no, e non ci ho mai azzeccato. Così se possibile, meglio che nessuno mi fa delle domande, che almeno non sbaglio.

Un giorno poi coi soldi del primo stipendio mi comprai una camicia e un paio di scarpe, che le ho buttate qualche anno fa. In cantina trovai un casco e non era il mio, l’ho regalato e ora è in un’altra cantina.

Avevo quell’altro amico che una sera si ubriacò e si fece notte, e non si svegliava. Da sopra la tangenziale si vedeva il sole che quasi quasi spuntava su mezza Napoli. Laggiù in basso era tutto piccolo piccolo. Si svegliò e vomitò in mezzo alle ginestre. Poi disse vieni ti accompagno a casa, si sono fatte le 5 e mezza. E così fece.

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