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Il pesce più magico del fiumastro splendidoso

13 giugno 2011

Una bella mattina Cirifuzzola andò a giocare sulla riva del fiumastro splendidoso e fece tante corse sul terreno soffice. Corse più veloce degli insetti pungentissimi e i suoi capelli volavano più vellutati dei petali più fiorellosi e delle farfallozzole più variopinte.

Cirifuzzola era felice perché il sole le scaldava il nasino e sentiva tutti gli odori più vivaci a pochi passi dallo sciaf sciaf celeste. Corse così assai che si stancò, e si sdraiò accanto a una piantina delicata, a due salti di distanza dalle piccole ondicelle spumeggianti.

I ramoscelli galleggiavano come tante barchette volanti e le nuvolonze erano gonfie come ovatta morbida morbida. Piccole apuzze ronzavano danzando nel silenzio del sonnellino di Cirifuzzola, che sognò di nuotare fino al mare come il più magico di tutti i pesci del fiumastro splendidoso.

Poi il sole si fece piccolo piccolo e Cirifuzzola rabbrividì svegliandosi. Si stiracchiò con mille ossa e sbadiglio con gli occhi pieni di lacrimottole. Fece un saltello piccolo e poi uno grande e infine scalò i gradini di pietra che portavano al ponte. Da lassù i riflessi dell’acqua erano mille più di mille e le apuzze sembravano piccole come le lucine degli occhi chiusi. Il mare non si vedeva, però Cirifuzzola lo sapeva, che il mare c’era.

Tornò a casa che aveva tanta fame, e tanta voglia di raccontare il suo sogno a qualcuno. Così corse subito dalla mammina, che era bella come cento orchidee e aveva le manine cicciotte. La mammina si abbassò e disse con voce squillante: “Cirifuzzola hai fatto il tuo pisolino? Sei una cagnolina pigronissima tu?”. Cirifuzzola scondinzolò così tanto che la mammina la prese in braccio e la coccolò assai molto. “Adesso ti porto a fare pipì”.

Mammina prese un guinzaglione arancione e lo mise al collo di Cirifuzzola, scesero mille scalini di pietra e trottarono in strada, sui lastroni squadrati di grigio, tra i macchinoni sonnecchianti e tra i bidoni puzzolenti. Mammina strattonò Cirifuzzola e disse: “Domani ti porto al parco, te lo prometto. Ma oggi mi fanno male le ossa.  Domani ti porto a fare una bella passeggiata al parco”.

Cirifuzzola fece una pipì lunga lunga all’angolo del palazzone gigantissimo. Mammina rise con i denti fracidi. “Cirifuzzola che hai fatto, un fiume? Eheh. Un altro poco e arriva dritto dritto al mare. Torniamo a casa, fai la brava!”. Cirifuzzola scodinzolò abbastanza e tornò a casa con mammina. Si accucciò accanto a lei e ascoltò le storie che mammina le raccontava, fino a che non si chiusero gli occhioni neri neri, un’altra volta.

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