Archivi per gennaio 2019

Gli amici del mio cane

13 gennaio 2019

Questo tizio che porta il cane ha la barbetta ed è pelato, ed è molto elegante, mi piace non per la barbetta, né per la pelata, ma per come cammina, una specie di sfilata nel parchetto. Non so come faccia a stare così dritto e contemporaneamente ad avere una buona acqua di colonia. Sono due cose troppo positive nella stessa persona e quindi non gli guardo mai le mani perché la terza sarebbe fatale. Il suo cane è brutto, però è un cane simpatico. A me sta simpatico perché ha l’aria minacciosa ma è una pasta di pane, inoltre mi riconosce e gioca più con me che col mio cane.

Poi c’è quella grossa che ne porta 3. All’inizio pensavo che fosse una dogsitter, invece sono i suoi perché io la vedo alle 7 di mattina e ne ha 3, alle 2 del pomeriggio e ne ha 3 e alle 8 di sera e ne ha 3. Non li chiama nemmeno per nome, lei li tira e loro ubbidiscono. Sono i suoi e sono suoi da anni. Secondo me non hanno nomi e secondo me sono disposti in ordine come i cavalli di Ben-Hur. Non li ho mai visti negli occhi perché la padrona mi fa soggezione e quando la vedo attraverso, per cui non sono tanto amici del mio cane, sono sincero.

La vecchietta che non ha capelli, per carità non è colpa sua che non abbia capelli, ma non ne ha e se li avesse sarebbero arancioni, ebbene lei, il suo cagnolino è bianco e ho saputo che dorme con lei. E’ lungo da spiegare come lo so e se lo spiegassi potrei fare altri errori di grammatica. La vecchietta non cammina molto, si siede e basta e il cagnolino si siede e basta. Poi lei dice che il cagnolino non fa i bisogni, ma quello non cammina e quindi è logico. Somiglia al mio di aspetto ma non di carattere, però vanno d’accordo almeno i primi 5 minuti.

Per ultima c’è quella signora magrissima col cane enorme. Questo cane è enorme. La signora non lo porta al guinzaglio ma ci cammina accanto. Se la guardi da lontano sembra il simbolo del Sagittario, che al posto dell’arco ha la sigaretta. Marca stretto il suo cane e ci parla continuamente. Lo mette in guardia dagli ostacoli, gli dice con chi deve fare amicizia, gli dice che non va bene salire sul marciapiede, gli dice ora basta. Il cane non risponde perché secondo me è più una mucca che un cane, e quando vede il mio si fa fare tutto, no veramente.

Sono veramente contento che il mio cane abbia questi amici, solo che il cane non è mio e questa gente non so chi sia.

Pensava peggio

5 gennaio 2019

Come se lo ricordava bene quel palazzo! una volta ci lavorava accanto, e quando ci passava lo guardava, ma senza interesse, giusto perché stava lì davanti e quindi che doveva fare. Adesso, non era sicuro, ma adesso che ci pensava ci dovevano essere otto targhe all’ingresso, lucide ma di diversi colori, una di un dentista forse, poi una sigla di quattro lettere e ci poteva giurare qualche avvocato coi suoi figli. Il custode del palazzo aveva sempre una maglia a scacchi, i baffi, e faceva un cruciverba. Gli era sempre sembrato uno di quelli che fa la copertina della settimana enigmistica, gli unisci i puntini e il primo orizzontale di quelli difficili.

E ora? e ora non gli sembrava possibile, eppure a quanto pare tutto era rimasto così come ricordava. Sui muri lo stesso colore, uno di quei colori che non stanno bene indosso a nessuno ma stanno bene a tutti i palazzi; le finestre del piano terra sempre chiuse e protette dalle inferriate, quasi arrabbiate per essere al pianterreno, e poi una, due, tre… otto targhe all’ingresso! Una nuova di zecca, e si vedeva, le altre uguali. Nessun dentista, ma uno psicologo. E la stanzetta del custode, identica, col vetro un po’ curvo e dietro 2-3 pacchi di amazon. Forse ci avrebbe trovato anche lo stesso custode, ma quel giorno non c’era nessuno, e questa era una delusione. Comunque sia entrò e salì al primo piano.

Non è importante quello che doveva fare lì, so solo che era al primo piano.

Quando uscì dal portone, il custode non era rientrato, e questa era una delusione più grande. Scese i tre gradini, e davanti agli occhi si ritrovò quella vecchia chiesa con i bidoni della Caritas nel cortile laterale. Fuori dal cancello, ma dall’altro lato, la pasticceria delle torte rettangolari con quei due sgabelli così scomodi: una volta ci aveva bevuto il caffé, ma solo perché non potè evitarlo. Il corso era bellissimo quando faceva freddo perché così la gente andava di fretta e non potevi vederne le facce. La piazzetta, con l’edicola che metteva i fumetti sul lato corto, con meno fumetti.

Pensava peggio! Pensava molto peggio. Certo, prima aveva le scarpe lucide e i capelli castani. Ma ora la metro era arrivata subito, e a casa nuova faceva caldo.

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