9-9-99

9 settembre 2006

Mi sveglio a mezzogiorno, su un letto non mio, stretto e provvisorio, con un telo da mare a farmi da coperta. Le zanzare hanno visitato il piede destro, ed il telefono si è fatto i cazzi suoi. Apro gli occhi e mi accorgo che voglio di nuovo chiuderli, li riapro e li tengo aperti, sospirando. La mattinata è schifosa, breve e puzza di candeggina. Colazione con latte fresco in una tazza non mia, qualche biscotto di quelli che si vendono nei sacchi da 5kg, poi mi affaccio al balcone per guardare la gente vivere. Il pomeriggio è caldo, lento e puzza di succo di frutta alla carota. La Bertè canta Traslocando da una sua raccolta, il sole illumina un divano che non è mio e la solita vecchia fa cacare il solito cane nel solito giardino.

Prendo la bici che non è la mia e inizio a pedalare in divisa nera. All’ incrocio, a destra; poi sinistra sul marciapiede; semaforo pieno; mi tengo sulla destra lungo il viale; attraverso, attraverso, marciapiede; svolto a sinistra e poi dritto, ancora dritto, 2 semafori e dritto, altri 2 e sempre dritto, ancora 2 e sempre dritto; quindi pedalo verso destra, poi supero 3 isolati e a sinistra lascio la bici in giardino, e dico la mia prima parola della giornata: “ciao”, e sono le 18:50.

I tavoli sono pieni, ho il fondo. Meglio, mi stancherò e non penserò, mi dico. 13 tavoli immersi nel fumo, 2 comitive, molte coppie, alcuni amici. “bud, becks, san miguel, kilkenny, faxe, ceres, dudemon ecc ecc“. Ripeto la solita litania. Mi scoccia quando alla fine mi chiedono una cocacola in lattina. Nel fondo c’è da camminare parecchio, col rischio che gli ordini si accumulino. Ma sono bravo, e non si accumula proprio niente. Ho anche il tempo di bere un thè, e di ascoltare i pettegolezzi delle mie colleghe. L’hanno capito subito che sono gay, perchè dicono che le guardo come guardo i tavoli, con disinteresse.

Alle 2 si chiude ed in sala resto da solo, poichè le ragazze si occupano di pulire e mettere in ordine ed i bicipiti si occupano dei lavori di forza. Ai tavoli c’è poca gente, ma va servita anche se i piedi fanno male. Poi qualcuno spegne le luce, dico “buona notte” e prendo la bici, per 25 minuti di meravigliosa pedalata nella notte, il momento più bello. Sono nella casa che non è la mia più o meno alle 3, mi tolgo gli abiti impregnati di fumo ed inizio a russare.

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