Blackout

26 novembre 2006

La fontana coi putti di marmo luccicava sotto i lampioni liberty illuminati a festa. La notte era calda e la gente sorridente. Lo sciabordio delle onde sul lungomare accompagnava i movimenti d’amore di una coppia sulla sabbia, i ragazzini si fermarono sulla balaustra ad osservarli, commentando imbarazzati.

Ai tavolini del bar della piazza un cameriere serviva birre e gelati, la musica del pianobar imprimeva nella memoria dei presenti il ricordo di una magnifica serata qualsiasi.
E poi le luci si spensero, come uno scoppio rovesciato, e si spense il suono del pianobar. La gente guardò in alto come se dall’alto ci fosse la risposta, e mormorò la sorpresa come se mormorando la luce potesse tornare.

Una mamma chiamò a sè i ragazzini, gli occhi di tutti si abituavano al buio, e nell’aria c’era l’attesa silenziosa ed il rumore dei cucchiaini nel vetro dei bicchieri. La gente smise di vedere e cominciò ad intravedere, e ad ascoltare. La luna a metà faceva compagnia al cielo gonfio di punti bianchi, che si rifletteva sbiadito nel marmo dei putti sorridenti. La birra scorreva, l’attesa proseguiva, le onde si infrangevano.

La luce tornò, la gente riprese ad ignorare il cielo e ad ascoltare canzoni. Per un istante nessuno riconobbe il vicino, l’amico, il compagno, poi le parole trasformarono in ricordo quei minuti appena trascorsi. I ragazzini tornarono a spiare la coppia sulla sabbia: seduti rivolti al mare, dopo l’amore, osservavano le stelle all’orizzonte ed ascoltavano i propri silenzi. Il blackout continuò solo per loro, tutta la notte.

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