Capitolo 1

20 gennaio 2019

Improvvisamente iniziò a piovere e l’odore dell’asfalto bagnato si diffuse nelle strade del primo pomeriggio. Possibile mai? con quella solitaria nuvola nessuno ci avrebbe mai creduto, ma dopotutto era estate, succede così e poi un po’ d’acqua non avrebbe dato così fastidio. Troppo presto per l’aperitivo, troppo tardi per il caffé, Giorgio si fermò al primo bar e ordinò un’aranciata, anche se sinceramente non ne aveva voglia, ma solo perché aveva visto un ragazzino con la Fanta in mano per strada e gli era venuto spontaneo e basta. Il barista aveva pochi capelli, gli portò l’aranciata e diede una passata al tavolino.

Era uno di quei tavolini anonimi, che non sai se sono di plastica ma sembrano di plastica, con le bustine di zucchero, di zucchero di canna e il dolcificante, il posacenere bianco questo sicuro di plastica, e quel porta tovaglioli che devi spingere col dito per prendere il tuo tovagliolo e se non lo fai bene ne escono troppi oppure si strappa. Il tavolino era vicino al muro e riparato dal tendone verde e per strada passavano in pochi ma se passavano avevano l’odore della plastica dei salvagenti e dei materassini, quello della salsedine e della pelle accaldata.

Avrebbe smesso di piovere nel giro di un minuto anche perché la nuvola non c’era già più e quindi per forza. Per Giorgio però era peggio, perché questa sosta ci voleva. Stava lì perché aveva deciso di andare in vacanza da solo e quando aveva prenotato l’albergo gli era parsa la decisione migliore, anzi era esaltato perché adesso poteva dire ai colleghi “ho prenotato 10 giorni a fine luglio” e quelli gli avrebbero risposto “ah bravo dove vai?” e lui avrebbe minimizzato dicendo “no niente di straordinario me ne vado in Sicilia, ho proprio voglia di rilassarmi in santa pace da solo”. Poi però mentre si immaginava questo scambio vedeva già nella sua mente le facce dei colleghi che avrebbero fatto una brutta piega negli occhi e li immaginava mentre pensavano “che sfigato, ci va da solo”, ed ecco che l’esaltazione per aver prenotato da solo quasi sfuggiva, allora si diceva “devo dire che ho prenotato 10 giorni a fine luglio da solo, e poi che in agosto organizzo con gli amici”. Questo sì che era più accettabile. Poi però i colleghi non gli avevano chiesto niente.

Di quella vacanza, Giorgio era già al giorno 6 e la pioggia era stata un bel diversivo. Una scusa per sentirsi meno solo, da solo al bar. Il barista non l’avrebbe giudicato: pioveva. Tirò fuori lo smartphone, erano le 16 e 10 e aveva 28% di carica. Non aprì il whatzapp altrimenti gli altri l’avrebbero visto online e non aveva voglia di chattare. La gmail non aveva novità. Delle notizie non gli importava. Le altre app, non gli importava. Attese che la carica scendesse al 27% e rimise lo smartphone in tasca. Aveva ancora mezza aranciata nel bicchiere quando vide quel tipo sedersi al tavolino di fronte.

Forse l’aveva già visto due o tre giorni prima, ma di sfuggita, e non in spiaggia e nemmeno in albergo. Forse a ballare? No, impossibile. Passò in rassegna tutti i posti che aveva visitato: non era sicuramente al lido, nemmeno a quel ristorante, di certo l’aveva visto di giorno e non di notte, e di certo l’aveva visto da solo e non in compagnia. Il tipo inizia a chattare e usa un sacco l’autocorrettore: Giorgio capì che era più giovane di lui. Col pollice passa da una chat all’altra, ne sta tenendo 2 o 3 contemporaneamente, ma mentre scrive non sorride: non gliene frega niente di quelle persone. Sceglie lo zucchero di canna nel caffé e gira il cucchiaino 2, 3, 4 volte. Ha i pantaloni corti e tiene un piede a terra e il collo dell’altro poggiato sulla gamba del tavolino. Non ha anelli, non ha tatuaggi, non ha barba, e non lo guarda, non lo considera, non sa che lui esiste e se lo sa non gli interessa.

L’ultimo sorso di aranciata era molto dolce. Si erano fatte le 16 e 25 quando gli arrivò la notifica della mamma che gli mandava una foto di sua nipote sulle giostre. Pagò il barista e se ne andò, il tipo continuava a chattare. Giorgio vide che usava caratteri enormi e lo sfondo col tramonto: no dai, il tramonto no.

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