Capitolo 10

23 marzo 2019

C’era stato un incidente qualche minuto prima. Una moto era a terra, un uomo era a terra trenta metri più in là, una poliziotta discuteva con un poliziotto e la sirena dell’ambulanza suonava sempre più forte. Giorgio si affacciò alla finestra, sopra di lui il vicino si era già affacciato. C’erano due vecchi con le braccia incrociate dietro la schiena sul luogo del sinistro, uno faceva con la testa come per dire: questo è morto, l’altro come per dire: no non è morto.

L’ambulanza si aprì e tirarono fuori la barella, il primo operatore era in varie tonalità di arancione e trasportava uno zaino zeppo di cose; la sua collega aveva un mix di verde e arancione e si dedicò alla testa del povero Cristo. La poliziotta fece un gesto verso i vecchi, poi piazzò un cono per strada. Arrivò una seconda auto e una seconda coppia di poliziotti. Ben presto la circolazione rallentò, le macchine ora dovevano andare su una sola corsia. Uno dei due vecchi lasciò sfilare le braccia lungo i fianchi per un paio di secondi, poi le riportò dietro la schiena e indietreggiò sul marciapiede. Si erano aggiunti alcuni passanti, un ragazza con la coda di cavallo prese a fare un video con lo smartphone.

Il volontario in arancione copriva la visuale di Giorgio. Da quel lato non si poteva capire se il tizio fosse vivo o morto, ma dato che i volontari lavoravano e i vecchi non se ne andavano si poteva dedurre che fosse ancora vivo. Il vicino al piano di sopra buttò un mozzicone per strada. La seconda pattuglia era andata a monte della strada per bloccare la circolazione e deviare le macchine. Si sentiva il suono della radio che dava istruzioni alla poliziotta. Un cagnolino si mise a fare i bisogni accanto alla moto a terra, la sua proprietaria lo strattonò e il cagnolino si offese.

Siccome l’aria era calda, si stava bene affacciati alla finestra. Giorgio sentì il whatsapp avvisare di un messaggio, diede un occhio ed era un collega. Decise di non rispondere subito. Il tipo era a terra ma aveva ancora tutte e due le scarpe, segno che non era morto. La folla era diventata ora molto numerosa, c’erano almeno tre smartphone intenti a fare i video. Vide la volontaria in verde e arancio rientrare in ambulanza ed uscirne con qualche altro strumento, mentre il tipo in arancione, che stava in posizione di squat da mezz’ora si alzò in piedi perché era scomodo, poi si rimise all’opera.  La poliziotta disse alla gente di andare via. Lo disse gentilmente, ma con fermezza. La gente andò via come un’onda sismica, nel senso che indietreggiò a raggiera, ma rimase sempre lì sostanzialmente.

Nel frattempo Sandro era rientrato. “Hai visto che casino? un tizio si è schiantato, c’è la polizia.” Poi notò che Giorgio era alla finestra. “Ah, sai se è morto?” - “No, è vivo”. “Ah, beh meglio. Che culo. Vado a fare la doccia”. Giorgio si girò per accompagnarlo con lo sguardo, poi ritornò a vedere la scena dell’incidente. Sentì scrosciare l’acqua della doccia. Il tizio era vivo ancora, ma la gente tornava verso l’epicentro. Fu allora che decise di rispondere al collega. Chiuse la finestra e mise l’acqua sul fuoco, poi notò le scarpe di Sandro lì dove le aveva lasciate, nel corridoio, e decise di rimetterle a posto.

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