Capitolo 5

4 febbraio 2019

Sandro spense la terza, no, la quarta sigaretta della serata. Faceva una specie di coroncina nel posacenere, poi quando uno dei mozziconi cadeva nel centro lui spingeva gli altri e si accendeva una nuova sigaretta. Aveva sempre un pacchetto a portata di mano. Giorgio si stava abituando al suo odore più velocemente di quanto gli piacesse. Aveva capito che intraprendere la crociata per farlo smettere era una battaglia persa. Sandro nemmeno si accorgeva di avere la sigaretta in mano così come uno non si accorge di avere la mano.

A baciare, Sandro era bravo, se si può dire se uno è bravo o no. I suoi baci gli piacevano per cui per lui era bravo. Gli piaceva che in genere erano a sorpresa. Se aveva voglia, Sandro lo tirava verso di sé e lo abbracciava sorridendo, poi avvicinava le labbra velocemente. Erano baci veloci però sinceri, e a Giorgio piaceva subirli, dico subirli perché lui si limitava a riceverli, non aveva modo o tempo per partecipare, ma non era un problema perché sentiva che andava bene così.

Era Giorgio che andava a casa di Sandro, il motivo sempre il fumo. La prima sera, quando ancora non sapeva delle sigarette, non l’aveva invitato a salire, ed era stato contento che Sandro nemmeno gliel’avesse chiesto. Si erano lasciati bene, con un appuntamento per due sere dopo. L’appuntamento finì con l’invito di Sandro a salire a casa sua. Quando aprì la porta a Giorgio quasi venne l’asma. Il tanfo della cenere era ovunque, e glielo disse immediatamente, ma Sandro si limitò a ridere e disse: “sì scusa lo so”. Gli era parsa una risposta così semplice da non trovare niente da ridire.

La settimana seguente le cose si erano fatte più serie perché Giorgio andò a prendere un vecchio posacenere negli scatoloni in cantina. Quando gli trovò posto lo interpretò come una prova che lui e Sandro stavano insieme. Ora doveva capire che era la stessa cosa che pensava anche Sandro, così lo invitò a casa. Sandro arrivò mezz’ora in ritardo, e senza sigaretta in mano. Restò senza fumare un quarto d’ora, poi uscì sul balconcino e se ne accese una. Disse: “mi piace casa tua, però non te la voglio appestare. Domani sera vieni da me”. Giorgio capì che erano appena diventati una coppia.

Sandro spense la sesta sigaretta e si staccò dal monitor: “Si è fatto tardi, vieni andiamo a dormire”. Giorgio era già a letto che lo aspettava. Avevano passato una bella serata ed era stanco. C’era solo un lenzuolo, faceva caldo. Poggiò lo smartphone sul comodino. “Domani che vuoi fare? prendiamo la macchina?”: Sandro non prendeva sonno se prima non faceva due chiacchiere. “Boh, se vuoi sì”. Giorgio diceva sempre boh e mai no. “Dove vuoi andare?”. Sandro si sdraiò facendo quel verso di sollievo quando ti rilassi la schiena. “In piscina?”. “Andiamo.”

Sandro mise una mano sulla pancia e l’altra la offrì a Giorgio con un cenno. “Sennò, domani vediamo. Vieni più vicino”. Giorgio appoggiò la testa al petto e Sandro piegò il braccio per accoglierlo, poi iniziò a sfiorargli la guancia con le dita, distrattamente. Sul soffitto c’erano le strisce di luce che filtrava dall’esterno. Avevano la zanzariera, per cui si respirava, ma Sandro abitava al piano terra, e si sentivano le macchine. Stavano zitti a guardare le strisce di luce per qualche secondo, poi Sandro si girò un po’ dalla parte di Giorgio. Un po’, non tanto, quanto bastava perché il suo sorriso si vedesse anche al buio. Il suo sorriso puzzava di fumo, ma era bellissimo, e voleva dire tante cose.

2 Commenti a “Capitolo 5”

  1. Attanasio Grunto Scrive:

    Mi piace molto quello che scrivi. E mi piace molto “come” lo scrivi. E così, da un lato non vedo l’ora di leggere il seguito di questa vicenda, dall’altro potresti anche cambiare argomento e andrebbe bene lo stesso.

    In questi giorni ho vinto la tentazione di commentare ogni volta, per non essere eccessivo, per non sembrare stucchevole… ma tu fai conto che il mio commento ci sia anche quando non c’è, ok?

  2. adamo Scrive:

    Va bene :)

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