Capitolo 7

19 febbraio 2019

Sandro aveva scritto due righe per dire che tardava a causa del lavoro. Aveva aggiunto le lacrimucce, ben due, e il cuoricino. Giorgio aveva risposto con tre lacrimucce e due cuoricini e aveva inoltre aggiunto che avrebbe approfittato per mettere ordine in camera, al che Sandro aveva risposto con l’ok e con le facce che si rotolano dal ridere, aggiungendo un buona fortuna, un nuovo cuoricino e poi era passato offline.

Di fortuna Giorgio ne avrebbe avuto ben bisogno, perché non sapeva da dove cominciare, perciò decise di farsi strada poco a poco, partendo dalla porta. Qualcosa avrebbe comunque risolto. Sulla maniglia della porta era appeso un borsone della palestra. Col tempo le viti della maniglia si erano allentate e ora non chiudeva più bene, ma non c’era mai bisogno di tenere la porta chiusa. Il borsone conteneva soprattutto bustine di crackers, fazzolettini di carta e probabilmente dei calzini. Giorgio aveva a portata di mano un sacchetto dell’indifferenziato e cominciò a riempirlo. Dietro la porta c’era la scaletta di legno, un valigione con la zip aperta e due o tre buste dell’esselunga vuote. La scaletta finì in ripostiglio, il valigione in armadio, le buste furono accartocciate.

Davanti all’armadio c’era una sedia completamente sommersa da pantaloni, qualche camicia, biancheria. La sedia ostruiva una porta ma lasciava libera l’altra, che si apriva sul caos. Alcune grucce sostenevano due-tre camicie, altre penzolavano vuote. I pantaloni erano sparsi sul ripiano, e si intravedevano scatole di scarpe senza scarpe, e scatole di scarpe con dentro rotoli di nastro adesivo e cavi elettrici. Davanti allo specchio dell’anta interna c’erano dei magneti con vecchi biglietti del cinema e uno scontrino sbiadito. Sul ripiano superiore, quello in cui era finito il valigione, c’erano delle coperte e un vestito buono che usciva per metà dalla busta di plastica. Solo per liberare la sedia e piegare la biancheria Giorgio impiegò un quarto d’ora, e a quel punto sotto la sedia trovò la paletta piccola della polvere, un accendino grigio e due biglietti della metro, uno usato.

Il comodino dal lato dell’armadio aveva due cassetti rotti e uno normale. In quello normale, cioé il più in basso, c’erano dei cerotti, due scatole di farmaci in cui le pasticche erano state prese a caso, in modo che uno dei due blister ne avesse solo tre e l’altro sei o sette.  Poi c’era della cenere di sigaretta, qualche sigaretta, alcuni accendini, due biglietti della metro, uno usato, forbici, un caricabatteria e un paio di mutande, che sembravano pulite. Nel cassetto di mezzo c’erano dei vecchi libri, ma il cassetto cedeva per cui aprendolo il libro che stava in alto si strappava un po’ e poi faticava a rientrare. Giorgio li tolse da lì per metterli in libreria. Le tre sigarette che comparvero sul fondo erano schiacciate. C’era anche un accendino verde chiaro, una busta di plastica e una tronchesina, un pacchetto di crackers e il tappo di una bottiglia di acqua. Nel cassetto superiore c’era un paio di occhiali da sole e poi il contenitore di tali occhiali, quindi un accendino rosso, due biglietti usati della metro e un pacchetto di fumo, poi un pacchetto di sigarette vuoto, un paio di sigarette, del nastro adesivo e due cannucce, degli elastici e la tessera dell’esselunga, la tessera di una libreria e la scheda elettorale. Il cassetto avrebbe avuto la maniglia, ma ora era senza, per cui non andava mai chiuso, affinché si potesse aprire facendo pressione con le dita nello spazio vuoto.

Giorgio era esausto, perché era solo a un terzo del lavoro, e solo in quella stanza. Un’occhiata al resto gli fece capire che avrebbe avuto bisogno di tutta la serata, anzi forse la nottata, per ottenere un qualche risultato. Comunque, sentì i passi di Sandro e la chiave nella toppa e si girò a guardarlo entrare come avrebbe fatto un gatto appena svegliato, da lontano, muovendo solo gli occhi. Sandro si tolse una scarpa puntando il tallone sull’altro piede, poi l’altra finì a un metro di distanza. Lasciò chiavi e portafogli sul mobiletto e guardò Giorgio. Andò subito da lui per abbracciarlo forte, poi si accese una sigaretta e lasciò l’accendino sulla sedia ormai sgombra, disse che aveva una fame incredibile e prese la via del bagno. Allora Giorgio andò in cucina per accendere il gas.

Entrando in cucina, Sandro non fece rumore, perché era a piedi nudi. Lo abbracciò da dietro e gli chiese se aveva sistemato tutto tutto. Giorgio rispose che aveva trovato solo cinque accendini, chissà dove stavano gli altri dieci, e Sandro si fece una risata senza sentirsi in colpa. Allora Giorgio gli diede il fumo “ho trovato anche questa, tieni”, e Sandro disse “uh” e se ne andò di là a fumare.

Quella sera parlarono del deposito di Zio Paperone, di quale attrice si fosse fatta più plastiche e della sfiga di nascere il 29 febbraio. Giorgio prese sonno per primo, per cui non si accorse del tappo dell’acqua che rotolò sotto ai calzini accanto al letto. Sandro voleva fare lo sforzo di raccoglierlo e allungò il braccio, ma le luci erano già spente, e sotto le mani trovò un accendino. Al buio, sembrava nero, poi non sapeva dove appoggiarlo e lo fece rotolare sotto il letto, da qualche parte. Si girò dal lato di Giorgio e cominciò a russare.

Lascia un Commento

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok