Capitolo 9

26 febbraio 2019

A quell’ora al bar c’era sempre molta gente, in gran parte signore di mezza età, sarte, che lavoravano nella fabbrica a due passi, e che si facevano due chiacchiere tra amiche. Il bar era di strada per il suo ufficio e Sandro ci andava spesso la mattina. C’erano tre baristi, a rotazione, quel giorno il ragazzo con gli occhi all’ingiù. Sandro salutava sempre con un cenno e poi si piazzava con un gomito sul banco e incrociava le gambe per guardare i tavolini. Le sarte non badavano mai a lui. In fondo alla sala c’era un tavolino davanti alla vetrinetta, con un tizio allo smartphone. Sandro ordinò un caffé lungo e un cornetto con crema, cosa che comunque il barista con gli occhi all’ingiù gia sapeva.

Il barista mormorò che cominciava a far freddo e Sandro annuì tre volte con convinzione, addentando il cornetto. Il barista aveva finito gli argomenti e tirò fuori i bicchieri appena puliti. Si erano fatte le 8 meno un quarto. Entrò una ragazza bassina, vestita bene, con le scarpe lucidissime, gli occhiali, la bocca socchiusa, come se non respirasse bene. “Sandro! non ci vediamo da una vita!”. Lo salutò prima di ordinare. “Che piacere!”

Sandro se la ricordava bene perché si erano frequentati per un paio di mesi un cinque o sei anni prima, ma tra loro non aveva funzionato. Non si ricordava perché non avesse funzionato, sembrava una vita fa. Si chiamava Ilaria.

“Ciao! ti trovo bene!”. Tolse il gomito dal bancone: “Ti stanno bene questi occhiali”

“Grazie, purtroppo senza questi divento mezza cieca”. Ilaria era simpatica, questo se lo ricordava. Non se la tirava.

“Come mai da queste parti? Non lavori più dalle parti di Porta Romana?”

“Eh sì ma tanto tempo fa… lasciamo perdere va, poi ci siamo trasferiti a Corvetto, poi in sintesi sono finita in un’azienda a Bicocca, e sono tipo tre settimane che ogni tanto mi mandano qui nel palazzo di fronte perché abbiamo una cosa in ballo. Però non ti ho mai visto al bar finora”.

“Di solito vengo più tardi. Oggi ho fatto prima. Ti posso offrire io la colazione?”

“No, no lascia perdere va, ognuno si paga il suo”. Ilaria non era formale, ma a Sandro andava bene. Chissà come mai non aveva funzionato. Gli stava simpatica, ed era carina.

“Qualche volta possiamo vederci a pranzo”. Gli era sfuggito, l’aveva detto senza pensare. Sandro voleva rimangiarsi le parole. Gli era sfuggito. “Anche se immagino che per pranzo sei già in ufficio, dicevo per dire”. Ilaria masticava fissando il barista. “Se vuoi, ovviamente”. Di male in peggio, non riusciva a tacere. Ilaria gli venne in soccorso.

“Sì certo, poi ci organizziamo”. Pagò i 2 euro e 50. “Corro, mi ha fatto piacere rivederti!”. Il barista piegò gli angoli della bocca. Sandrò lasciò i suoi soldi sul banco e fece un cenno di saluto. Una sarta che parlava spagnolo disse una cosa ad alta voce e le compagne si misero a ridere. Sandro si accese una sigaretta appena fuori sul marciapiede, e gli suonò il whatzapp.

Sicuramente era Giorgio.

Sandro decise di far finta di non aver sentito e aspirò rumorosamente. Poi si pentì di aver fatto finta di non aver sentito, stava pensando ancora a Ilaria, ma sapeva che il messaggio era di Giorgio, così guardo, ed era Giorgio. Fissò le spunte blu e lo status online. Bastava che rispondesse ripetendo le parole di Giorgio, ma non ne aveva voglia.

Se avesse toccato la tastiera Giorgio avrebbe letto “sta scrivendo…” e avrebbe dovuto finire di scrivere. Era come se si fissassero negli occhi: “online” contro “online”. Sandro doveva rispondere subito, ma non gli veniva. Aspirò rumorosamente e buttò la sigaretta nemmeno a due terzi. Il gesto gli schiarì le idee, per cui toccò la tastiera, ma Giorgio non era più online.

Ultimo accesso oggi alle 7:53.

Lascia un Commento

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok