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22anni fa

12 giugno 2008

2 anni fa, in questo stesso giorno, vivevo un anniversario importante. Erano passati, infatti, 20 anni dalla morte di mio fratello. 20 anni sono tanti, ma i ricordi erano e sono sempre molto vividi. Magari di un albero vecchio si guarda la folta chioma, ma quella sta lì solo perché c’è un tronco grosso e con una spessa corteccia, mettiamola così.

Per liberarmi della parte più dolorosa di quel ricordo decisi di aprire questo blog, dopo circa 3 anni che avevo chiuso il mio primo, su bloggers. Quella storia che tanto aveva significato per me e per la mia famiglia, diventò i “4passi sulla Terra” qui in splinder. La storia di 4passi non è la mia, o meglio non è completamente la mia, ma per il modo in cui l’ho raccontata in tanti sono stati tratti in inganno.

Nei blog come nella vita, le persone si avvicinano più facilmente e volentieri a chi sorride e li diverte rispetto a chi è malinconico e li rattrista, perciò la storia di 4passi aveva soprattutto lettori silenziosi e non contribuiva certo alla mia popolarità. Tuttavia, per me significava molto, e così continuai a scriverne un pezzetto dopo l’altro, fino alla conclusione nel post a cui sono molto legato e che mi commuove sempre molto, che ho scritto esattamente 1 anno dopo, 366 giorni fa.

E insomma ora ne è passato un altro, di anno, e sono 22. Tante cose sono cambiate ma di certo non è cambiato il ricordo ed il legame che io ho nei confronti di quella parte di vita mia che non mi appartiene più, almeno quanto alla farfalla non appartiene più il bozzolo. Io non sono triste ora che scrivo queste cose, al contrario sono contento, perché continuo in questa mia avventura terrena. Mi spiace, invece, per chi ha vissuto troppo poco e troppo male, e per coloro che condividono pezzi di vita simili a quelli di 4passi.

E’ a loro che dedico questo mio personale ricordo. (750)

4passi sulla terra: di passaggio

10 gennaio 2008

Oggi sono andato a giocare nel parco. C’era una bimba bella che mi ha dato la manina e ci siamo messi a correre, però lei era veloce. Allora io mi sono fermato per accarezzare un cane rosso, grande!, e molto morbido perchè aveva tanti peli. Io non ce l’ho il cane però mi piace quello.

Poi siamo andati nel prato dei girasoli e delle margherite, dove è caldo ogni giorno e dove se ti togli le scarpe voli, così mi sono tolto le scarpe (però le ho messe da parte così non le perdo) e ho chiamato la mia amichetta e abbiamo volato sui fiori piano piano, sennò qualcuno si accorgeva e ci sgridava.

Allora ho visto che passava un signore con un giubbotto verde, ma però io lo conosco quello lì, è quello che era mio fratello! E allora per fargli uno scherzo l’ho seguito zitto zitto mentre lui camminava e andava alla stazione. Lui non si accorge mai che io lo inseguo, perchè non ci vede molto bene, e poi perchè non sa vedere i bimbi che volano. A me mi dispiace però neanche no, perchè lui lo so com’è… è così, lui!

E poi è salito sul treno (mi piacciono un sacco i treni, sono veloci!) e se ne è andato. Io ho fatto ciao con la mano però lui non mi ha visto dal finestrino, così pazienza. Lo vengo a trovare un altro giorno.

Per cui, ciao

12 giugno 2007

4passi sulla Terra - ULTIMA parte

Ci sono mamma e papà, e ci sono i dottori e le infermiere. Oggi non mi riesco a muovere e infatti sto sul lettino mezzo addormentato. Fa molto caldo e papà mi ha preso in braccio, così ho guardato un poco il mare dalla finestra. Sono tornati i dottori e poi le infermiere e hanno detto qualcosa ma non li ho sentiti tanto bene. Mamma mi ha raccontato la mia favola preferita, quella del bimbo con il drago nella pancia. Il bimbo prende la spada e lo uccide e poi va sull’arcobaleno a giocare con gli amici dai capelli lunghi.
E’ bella quella favola. Mamma ha visto che chiudevo gli occhi e ha detto ciao. E io ho detto ciao.

———

Oggi, 21 anni fa

Lo zio ci sveglia di notte, saranno le 3. Alzatevi, vostro fratello è morto da poco. Così ci vestiamo senza dire una parola, poi ci mettiamo in macchina. Fa caldo a Nervi e nella notte si vedono pochi fari ed alcune luci sul mare. L’ospedale poggia quasi sulla spiaggia. A quell’ora, il custode non ha bisogno di chiedere nulla, basta vedere 2 ragazzini insonnoliti per capire in quale reparto stanno per andare.

Il viale di giorno è profumato di colori, di notte è cupo d’argento. I passi sono pesanti e l’aria umida. E’ vuoto e triste. C’è l’odore dell’alcool e del detersivo. Papà non dice una parola, le infermiere ci fanno passare come se fossimo delle persone importanti. Quella notte il bimbo che gridava era nella nostra stanza. Quella notte non toccava ad altre mamme, toccava alla nostra.

E poi mi chiedono se voglio vederlo e dico di sì che voglio. Ho 14 anni, sono grande, sì che voglio. E lui è quieto, calmo e sorridente. Ha la testa voltata a sinistra e le scarpine che gli piacevano. Somiglia a tutti e 3, anche a mia sorella. Per fortuna ora dorme. C’è mamma inginocchiata ai piedi del letto che gli tiene la mano. Non l’ho mai vista così. Non so perchè ma penso che lei avrebbe fatto a cambio. Ma anche papà, ma anche io, ma anche tutti, e mi sa che alla fine siamo stati accontentati tutti.

Ci fanno aspettare nel salottino accanto, quello dei parenti, finchè non è spuntata l’alba sul mare. Già. Poi torniamo a casa, e mamma telefona alla zia, e a mia sorella. Ma lei è piccola e al telefono ha detto che aveva comprato un vestito nuovo, così mamma si è arrabbiata. Ma lei era piccola e ci ha provato a restare bimba un altro po’, ma non ha potuto neanche lei.

Siamo tornati a Napoli, 8 ore in auto seguendo una bara bianca in autostrada. 8 ore di silenzio perchè mamma piangeva. Se mi concentro mi ricordo le targhe delle auto che passavano. Ci vergognavamo di vivere, i miei fratelli ed io. E la sera tutti a far finta di dormire nel primo giorno del medioevo della nostra vita.

Per cui, ciao.

4passi sulla terra

24 maggio 2007

E’ scoppiata una bomba, ha detto mamma. In un posto che si chiama urcrania, o non mi ricordo bene come si chiama. Le fragole non si possono mangiare, perchè c’è un nuvolone che se poi le mangi ti ammali. Io e mamma siamo chiusi in questa stanza da 40 giorni. C’è un vetro grosso ed ogni tanto papà e mio fratello vengono a parlarci col citofono. Mamma ha un vestito che pesa tanti chili, perchè se non se lo mette poi si ammala come me.

I dottori dicono che se non sto in questa camera magica non posso tornare più a casa. Però io vorrei correre nel giardino che c’è sotto la finestra. E’ bello e ci sono i fiori, così mi affaccio con mamma che mi tiene in braccio. Mamma è stanca io dico mamma dormi ma lei dice che dorme quando dormo pure io.

Io dormo ma poi mi sveglio perchè mi fa assai male la pancia. Così urlo e arriva l’infermiera. Ieri è passato un prete, ha detto un po’ di cose e poi c’era l’infermiera bella che mi ha messo la mano sulla spalla e poi il prete mi ha salutato. E mi ha detto che sono un bimbo speciale. Forse è per questo che mi tengono chiuso nel vetro. A mamma la tengono chiusa invece per via del nuvolone. Papà non so perchè no.

Sono passati a salutarmi gli altri due miei fratelli, sempre dal citofono. Però è un segreto, non ditelo a nessuno. Ha detto mamma che era un trucco, perchè loro non potevano entrare nell’ospedale perchè non hanno 12 anni. Però i dottori di nascosto li hanno fatti passare, così li ho visti che non li vedevo da Natale, cioè da un sacco di tempo. Mamma ha detto che quest’estate ci porta tutti al mare però io vorrei prima togliermi i tubicini.

Sono tanto stanco. Ieri mamma mi ha raccontato la mia favola preferita, quella dove apro gli occhi e sono su un giardino con tanti bimbi e giochiamo a palla, ed abbiamo tutti i capelli lunghi. E giochiamo per sempre di sempre.

4passi sulla terra

26 marzo 2007

A me il mare mi piace un sacco perché è bello. Oggi siamo andati con mamma e papà sulla passeggiata sul mare, di un posto che si chiama Nervi e ci sono gli scogli, lì. Così faceva freddo però il mare era calmo e volevo andare a mettere le mani nell’acqua, allora papà si è messo a scendere le scale che sono tantissime e mamma è rimasta sopra che ci guardava.>

Poi sono sceso ancora e ancora e sentivo il rumore dell’acqua fresca e mamma diventava piccola. Allora si sono avvicinati 2 signori a mamma e l’hanno sgridata, così papà è salito sopra e io sono rimasto male perchè volevo andare sullo scoglio! Questi signori sembravano uguali ai poliziotti delle mie macchinine, e hanno detto a papà che non si può scendere.

Però poi mi hanno guardato bene e gli sono simpatico si vede, perchè hanno chiesto a mamma dove abito, e quando mamma gli ha risposto il nome dell’ospedale allora loro hanno chiesto a mamma una domanda che lei si è messa a piangere, così mi hanno dato un pizzicotto ed hanno detto che va bene potevo andare a mare, però papà ed io dovevamo stare molto attenti. Così papà ha detto che sarebbe stato attento e mamma è rimasta a guardare coi 2 signori e con mio fratello.

E quando poi sono tornato mamma mi ha detto che mi aveva visto mentre mettevo le mani nell’acqua e facevo “ciaf! ciaf!”, in braccio a papà, e poi che l’ho salutata anche se la vedevo piccola piccola in alto. I poliziotti mi hanno comprato il gelato a pistacchio e si vede che sono magici perchè è il mio preferito! Poi mi sono messo a giocare un po’ ma domani però devo tornare in ospedale e non ho voglia perchè poi mio fratello deve tornare a casa a scuola, perchè lui è grande.

4passi sulla terra

1 marzo 2007

Ci sono giorni che papà prende la macchina e dice “andiamo!”, e allora mamma fa la valigia e io saluto i dottori e le infermiere, mi mettono uno strano cerotto dove ho il tubicino e poi torniamo a casa. Allora papà corre corre corre e mamma dice “vai piano!” perchè forse non vuole correre, però io penso che è meglio se papà va forte perchè così arriviamo subito subito e posso giocare coi miei fratelli.

Dice mamma che per arrivare a casa bisogna fare un viaggio lungo, perchè la casa ospedale si trova a Genova, che è lontanissimo anche più dell’aereo lontano. Allora papà si ferma per strada perchè sennò la macchina scoppia, e mette la benzina e poi mamma mi porta all’autogrill, così mi compro spesso anche i dolci. Però mi piace il gelato a pistacchio più di tutto.

Quest’autogrill è bello perchè è sospeso in cielo, così mamma e papà mangiano e io guardo alla finestrona le macchine che passano di sotto. Io saluto tutti però secondo me quelli nelle macchine non mi vedono, forse perchè sono piccolo. Poi è passato uno grande e giallo che ha detto papà che si chiama trattore, e andava piano piano, e allora quel signore che c’era dentro mi ha visto!

E mi ha salutato così io ero contento! Ho detto a papà che volevo salire sul trattore, e così siamo scesi dall’autogrill in cielo e siamo andati da quel signore sul trattore nel parcheggio. E allora il signore mi ha visto e secondo me era un mago perchè ha capito che a volte abito all’ospedale, così papà gli ha parlato un po’ e quel signore mi ha fatto fare un giro sul trattore, e mamma da dietro la finestra salutava con la mano. Ma si vede che si è alzata la polvere perchè poi quando sono sceso papà aveva gli occhi rossi rossi.

Poi ce ne siamo andati, e siamo tornati a casa, quell’altra.

l’albero di Natale

18 agosto 2006

Si avvicina Natale. Nel giardino del nostro condominio hanno preparato un bell’albero, un abete con tante palline colorate, che lampeggiano. Sono ancora molto piccolo e non riesco ad affacciarmi alla finestra da solo, per cui ogni tanto qualcuno dei miei fratelli mi prende in braccio e posso guardare in giardino.

Mamma è in cucina, ed è già sera, ed io mi diverto ad osservare le luci dell’albero, che si spengono e poi si riaccendono a caso. Stasera mio fratello ha giocato a lungo con me, poi io a parole mie gli ho fatto capire che volevo guardare l’albero di Natale, e lui mi ha preso in braccio. Siamo nella stanza in cui non c’è mai nessuno, perchè gli altri due miei fratelli sono in camera, e mamma e papà in cucina.

C’è una tenda, e dietro la tenda il davanzale. Mio fratello mi ha preso in braccio e mi ha fatto sedere lì, sul davanzale, e lui è accanto a me che si assicura che io non cada. Ma io non mi muovo, sto guardando le luci dell’albero, proprio di fronte a me.

“quella lì è rossa, vedi?” - mi dice mio fratello.
“quella invece è gialla” - “gialla” - ripete.

Io ascolto attentamente. Sto imparando che ogni luce ha il suo nome. Mio fratello è paziente, e segue il mio sguardo, poi quando si accende una luce io faccio un gridolino, e lui mi dice il nome di quel colore.

“Verde!” - esclama. “Blu!…rossa!…”

Fu Natale anche per me, e mamma chiese a Gesù Bambino di farmi tornare l’appetito. Ormai iniziavo a dimagrire.

4passi sulla terra

29 giugno 2006

4passi sulla Terra

Sono passati 20 anni da quando sono andato via e ho lasciato la mia famiglia da sola.
Li ho visti piangere tante volte, e molte più volte trattenere le lacrime. Mancano anche a me, tutti quanti. Quest’anno il giorno dell’anniversario della mia morte è passato senza un accenno, nessuno ha fatto il mio nome, nessuno ha parlato di me: non era necessario, perchè io ho ascoltato bene il loro silenzio.

Ciascuno dei miei familiari è alle prese con la sua vita. Lasciano che i giorni passino. Papà è un calendario arrivato già ad ottobre; mio fratello grande è in acque stagnanti; mio fratello piccolo vive di corsa; mia sorella ride amaro; mia mamma lotta, e non ha pace.

La mia foto è lì da 20 anni, le mie ossa sono all’ombra di fiori candidi, la mia voce è in una musicassetta, il mio amore è in tutti loro, che camminano e camminano, finchè non troveranno la strada che porta al luogo dove io mio trovo di solito. Sì, di solito, perchè ogni tanto torno a visitarli, e faccio loro compagnia.
Come adesso. Verrò ogni tanto. Forse mi leggeranno, ma non credo: non glielo dirò mai.

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