Archivi per la categoria 'Arrivi e partenze'.

il post infame

8 febbraio 2010

Sei un deficiente. Hai investito il cane in autostrada e non ti sei accorto neanche del rumore delle vertebre rotte? Dove stavi andando?  Alla solita discoteca tutta luccicosa per restare ore e ore con la Ceres in mano mentre la camicia bianca abbaglia qualche provincialotta giunta all’ora dei saldi? Ah mi immagino la scena. Lei arriva al banco in cerca di un Mojito come diavolo si scrive,  poi tu le dici qualcosa di vagamente seducente e la tizia ti presenta l’amica puttanella. Ce l’hanno tutte l’amica puttanella. Anche le amiche puttanelle ne hanno una, pensa un po’.

Ma dico io neanche te ne accorgi che hai scamazzato un cane in autostrada? Dove cazzo guardi mentre guidi? Forse hai pensato che è stato cretino lui ad attraversare, forse stavi con gli occhi socchiusi per goderti l’ultimo tiro della tua Camel Light? E cambiati quelle scarpe che ce l’hai da due anni. No, non ti portano fortuna. La prima volta che le hai messe poi Monia ti ha fatto un pompino ma dopo le hai indossate altre, quante?, 70 volte? In cosa dovrebbero essere fortunate?

Frena, dico io, frena. E’ lì, lo vedi, c’è bisogno di andare a 150, devi andare al solito posto. Non ti stufi di andare lì? Ci sono i tuoi amici bla bla ah sì capirai begli amici, capirai. Un sms , la telefonata, lo spritz, sì sì come no ci vediamo, mi faresti un favore, non posso la bimba ha la febbre, begli amici. Begli amici veramente. E non dire che sei stanco per il lavoro. Passi la mattina a craccare i facebook dei colleghi per vedere se hanno messo la foto della moglie con le tette di fuori. Bello. Che stanchezza. Ma dico io ti pare, ora sì ammetto che se tu sei così idiota forse non ci arrivi, ma ti pare che uno ha la moglie troia e se ne vanta in facebook?

Non ci posso credere l’hai ammazzato il cane e non te ne sei neanche accorto. Poi magari ti prendi un cucciolo e lo chiami Briciola. Che nome da froci porca miseria. Ah sì è uno sharpey come diamine si scrive. Coglione andavano di moda 10 anni fa. Possibile che non ci arrivi? E no, i polsini a metà avanbraccio non sono sexy perché sai che c’è di nuovo, sei identico a quello e quell’altro e quell’altro ancora. Mettiti il maglioncino blu sulle spalle, mi raccomando. Ah non ti scordare di farti una sega su Belèn. Ammazzi un cane e non te ne accorgi. Come puoi?

Porca miseria perché perdo tempo a parlare di te? Chi diamine sei per entrare qui dentro?

il post pieno di pioggia

19 novembre 2009

Sapeva abbracciare.

Era bello seguire le gocce di pioggia sul finestrino mentre le dita sue sfioravano le dita mie. Almeno, fino al cambio di marcia. Era bello anche quando non pioveva. Però pioveva sempre.

 

Almeno, nei miei sogni.

il post che non inizia e che non finisce

22 marzo 2009

e dopo l’albero un prato verdissimo coi bimbi a fare la fila sullo scivolo e le mamme sedute sulla panchina con scritto alice96, l’acqua trasparente sulle foglie morte che galleggiano in mezzo ai riflessi di un sole ancora troppo basso, i cani, i cani e i vecchi, la ruggine sul cancello e un’auto parcheggiata troppo in là, all’ombra di un palazzo di travertino con una vecchia affacciata al balcone, il cortile vuoto e le luci accese sul tavolo apparecchiato per uno, senza tende, senza tende, senza tende e un tasto sul citofono,

il sole negli occhi che il giallo pulsa nell’odore del kebab, canzoni straniere di voci i cui nomi non sai scrivere senza errori, il gatto osserva il pomeriggio, la donna stacca le mollette di plastica dai fili di plastica, rosse le mollette e bianco il filo, un pigiama, le biciclette accatastate, puzza d’olio, il campanello del coiffeur, male nel petto e mani sulle cosce distese, lenzuola sudate si sentono  si aprono crepe sul soffitto e le mosche ed un moscone, l’acqua nei tubi ancora l’acqua,

la polvere dei raggi di luce e le mollette del bucato nella solitudine del momento in cui il caffé esce dalla moka da uno e le finestre poi continui il racconto solo nella mente perché volevo scrivere solo  per sapere che avrei scritto e ora lo so

il post di poche parole

13 febbraio 2009

E’ che certe volte mi pare bellissimo stare a guardare la luce sull’asfalto.

L’autobus mi trasporta anche se io resto immobile con la testa al finestrino, vedo la gente scorrere, le auto, i negozi, i balconi. Qualcuno sale, qualcuno scende, per ora io resto.

E’ che non puoi sentire la mancanza di chi ancora non hai mai conosciuto.

Mi resta il fotogramma delle mie scarpe sulle foglie secche, l’ombra dei rami sul marciapiedi, la mia amica che mi aspetta dall’altro lato della strada. Un bel respiro, ed i pensieri svaniscono come bolla, davanti a questo sole che non scalda.

il post della ragazza incastrata nel 7

4 febbraio 2009

Giunti al Policlinico, l’autobus si è svuotato.

Siamo rimasti noi 4 sfigati sissini, una vecchia che sgranocchiava i cantuccini, il sosia dell’Indiano Joe e il conducente (tra l’altro quest’ultimo uguale a quello dei Red Hot Chili Peppers). La sosta è stata più lunga del solito perché doveva scendere un signore che andava così lento che se guardate bene è ancora lì che attraversa la strada. Uno di quelli che parla sempre del governo.

Poi l’autobus si è rimesso in moto ma abbiamo sentito un ragazzo che urlava “ferma! ferma!” e poi “Sboing! Sboing! Sqlang! Sqlang!” [che rumore fa la mano sui vetri dell'autobus? cercasi onomatopea]. Così noi 4 abbiamo interrotto le nostre chiacchiere sulla sfigatezza del precariato e ci siamo voltati verso il “ferma! ferma!” anzi era piuttosto un “FERMA! FERMA!”, l’autobus era in curva e si è fermato, ma non capivamo perché, e manco il conducente, che infatti ha ingranato e proseguito per altri 10 metri.

A questo punto abbiamo sentito un “COGLIONE! FERMA!!!” e persino la vecchia ha riposto il cantuccino, per dire. L’Indiano Joe si è accorto di qualcosa ed ha esclamato: “c’è una ragazza incastrata nella porta!”.

Allora 4+2+1 paia di occhi si sono voltati verso la porta in fondo all’autobus per vedere il fotogramma più grottesco del 2009 senza dubbio alcuno: una bottiglia di acqua lilia sorretta da una mano con le unghie smaltate color mogano incastrata nel mezzo della porta. Fuori dalla porta, la proprietaria dell’acqua: una ragazza dai capelli crespi intenta a ridere istericamente.

L’autista è andato alla porta e - qui scatta la fase sorprendente - ha aperto un pochino  pochino, giusto per ricacciare la mano fuori (+ acqua lilia); poi ha gridato “sei una cretina, deficiente!” ed è tornato alla guida. Noi guardavamo con la faccia così.

La ragazza invece se la rideva come se fosse una cosa buffa, infatti mentre il sette proseguiva la sua corsa noi ci siamo guardati indietro per vedere che succedeva e niente, c’era lei che si beveva la sua acqua lilia come se niente fosse. Tutti abbiamo pensato che il RedHotChiliPepper fosse un razzista solo perché la ragazza incastrata aveva lo smalto color mogano, così l’Indiano Joe ha chiesto: “perché non l’ha fatta salire? poteva farsi male e l’ha pure sgridata?” e lui ha risposto “ha infilato la mano a porta già chiusa, pensava di aprirla lo stesso, c’ha provato”.

Poi siamo arrivati al campus, e pioveva.

il post in cui racconto una cosa magica che mi capitò

31 gennaio 2009

Una volta io avevo una gatta, ma non era mia, solo che per me era mia. Questa gatta mi piaceva assai, di carattere dico, ma era un po’ cretina come gatta perché tentava il suicidio saltando dal terzo piano almeno una volta al mese, però a me piaceva anche perché dal veterinario non la portavo io.

Un giorno la gatta che non era mia diventò ufficialmente la mia ex-nongatta e così io ci rimasi male come quando tu stai cantando e s’inceppa il cd oppure come quando una persona su cui vuoi fare colpo ti dice che “sei una brava persona” oppure come quando vai al cinema a guardare Thelma & Louise e la gente dello spettacolo prima uscendo dice “alla fine muoiono!”, insomma ci rimasi male così.

Così io ero sconsolato come vi ho detto, senza lavoro per di più, ma questo non fa ridere, e così mi venne l’ansia e pensavo solo a cose struggenti e deprimenti come gli episodi di ER oppure non so quando si rompono gli occhiali oppure non so quando la gomma per cancellare ti va a cadere sotto il frigorifero. Allora uscii di casa (e questo già è magico) e andai al parco, ma faceva un freddo! un freddo! che di bocca mi uscivano le nuvolette già sotto forma di marmo di carrara, per dire.

Insomma al parco io ero sconsolato ma ad un certo punto arrivò un gatto arancione tipo Garfield, ma a me Garfield non fa ridere, era solo per farvi capire, sia chiaro, non vi distraete, e il gatto arancione mi venne a fare le fusa sulla gamba sinistra. Penso sinistra, ora non mi ricordo. Così io pensai “che bello questo gatto se non fossi così sconsolato me lo porterei a casa” e così il gatto fece meow, e mi suonò il cellulare (cosa già magica) e mi diedero una supplenza.

Conciossiacosaché io vi racconto questa cosa perché sono passati già 2 anni e io da allora penso proprio che i gatti sono esseri magici e fatati e veggenti e anche se vogliamo un po’ bastardi ma non è questo il punto io quello che dovevo dire l’ho detto, poi pensateci voi se vi interessava o no, ma se è no, non me lo dite.

Il post che scrivo per mio puro diletto e che non vuole dimostrare NIENTE*

19 gennaio 2009

Cresce l’erba sul pavimento. L’edera ricopre le pareti e nell’angolo fioriscono i cardi e ronzano gli insetti. La luce è calda e piena di polvere, ci sono i suoni della primavera e cammino nudo per casa: devo chiudere le finestre.

C’è questo ragazzo che mi guarda negli occhi.

Sbocciano le margherite. Le felci si piegano sotto l’umidità e nell’angolo una luce blu, fredda e violenta. Piove dal rubinetto, ho i piedi sporchi di fango e cammino nudo per casa: devo aprire la porta. Il corridoio è infestato dalla gramigna, ma ora le piastrelle splendono. Ho male alle gambe, non riesco a correre più forte.

C’è questo ragazzo che mi guarda negli occhi, ma io non riesco a correre più forte.

*attenzione: la battuta “cos’hai mangiato ieri sera?” è stata già pensata e NON FA RIDERE

Complemento di specificazione

6 gennaio 2009

Ai lati dell’impalcatura la neve forma strane figure. Le cartacce si ammucchiano in un angolo e riflettono la luce come se fossero piccoli pezzi di vetro. Passando, ascolto il suono di posate ed una sedia che si sposta, c’è un fioco chiarore che filtra da una tendina sdrucita, dietro una grata di ferro. Qualcuno parla in una lingua sconosciuta. Ancora non è mattino.

Sono sempre tentato di rimuovere i mucchietti di neve che si accumulano sulle auto, ma mi piace vederle tutte così uniformemente candide e vaporose. Chiedo quasi scusa ogni volta che lascio le impronte sul prato. In queste mattine rimpiango di non essere più un bambino di 8 anni. Ed ecco, la solita vecchia, che va a sentire la messa.

Vorrei buttare il telefono nel fiume e sapere che giunge fino al mare. Lo vorrei lì, sul fondo, coperto di sabbia che lentamente si deposita. Lentamente, quieta, bianca, remota. Il silenzio di questa mattinata è quasi medievale. A pochi passi dal duomo si scrosta la vernice su grossi tubi di metallo e nell’aria si diffonde il ritmo delle campane. Le tegole sul tetto, vorrei colorarle, ma la neve continua a calare dall’alto.

Un giorno la mia casa sarà vuota.

il post in cui l’uomo metodico ha cambiato figlia

29 ottobre 2008

L’uomo metodico è un individuo di color lampade UVA che alle 11:03 di ogni giorno sfreccia in bici all’angolo tra la mia strada e la strada che è all’angolo della mia strada. E’ orrendo, però come sapete questo dettaglio non ha mai scoraggiato nessuno.

Le prime apparizioni dell’uomo metodico risalgono a circa 4 anni fa, epoca in cui vagavo per le vie del centro con una tuta da gabibbo e l’aria sfatta come la DeBlanck sull’isola dei famosi, mettendo a dura prova la mia corteccia cerebrale con telefoninate di 45 minuti capaci di mandare KO persino Echelon, data la loro inutilità.

L’uomo metodico abita lì, ma la mattina prende la bici, ci schiaffa la figliuola duenne sul seggiolino e pedala maschio verso l’acquisto di una gazzetta dello sport, il pane e la consegna della sua discendenza genetica ad un asilo nido. Sgravato dal riccioluto peso, l’uomo metodico fa sosta in caffetteria e si gode la possibilità di non lavorare a quell’ora del mattino, ridendo di denti bianchi come una violenza carnale.

Sfoggia sempre splendidi sandali e modaiole tshirt d’estate, ruvida pelle e torridi pellami d’inverno, quando il suo improbo splendore è allo zenit. Devo dirvi che l’uomo metodico mi guarda e devo anche dirvi che il puzzle dei suoi spostamenti è stato da me accuratamente realizzato in seguito a numerosissimi avvistamenti. Dal momento che anche io sono metodico, spesso scendo alla medesima ora per i miei casalinghi impegni e pertanto queste sliding doors sono una perpetua costante.

Oggi, dopo circa 8 mesi di angosciante assenza, l’uomo metodico è riapparso all’orizzonte della mia medietà con un nuovo taglio, una nuova bici e una nuova figlia al manubrio. Lo sguardo è stato feroce, ma l’istante è durato troppo poco. Un occhio all’ora: 11 e 03, qualcosa non è cambiato. La sua presenza riempie l’altrui assenza, anche se solo per un istante, ed i suoi denti sono candidi come un ricordo d’infanzia amorosa.

il post in cui vi insegno a pulire bene bene il bagno

17 ottobre 2008

Si fa così: si prende una spugnetta (con la e aperta tipo lavagneetta di Simona Ventura) e la si cosparge di qualsiasi liquido gelatinoso e biancastro vi venga in mente. Non qualsiasi, in effetti. Beh, poi si prende un guanto di lattice e lo si infila. Per tale operazione è richiesto un ghigno malefico dal momento che qualsiasi cosa fatta con un guanto di lattice fa MALE.

Ora si conta fino a 10 per autovalutare la propria volontà di trascorrere mezz’ora da casalingo e quando ti accorgi che, sì, le piastrelle non erano di quel tono di grigio quando le hai comprate è ora di scaldare i muscoli. Partite, vi prego, partite dal water perché vedete è la parte più antipatica da pulire. Esatto, perché voi non siete un mocio e dunque lì dietro non riuscite ad arrivarci proprio così facilmente, dico bene? (in questo paragrafo passo dal tu al voi al lei al si impersonale ma mi scoccio di correggere lo lascio così se per Loro va bene)

Assicuratevi di togliere il sudiciume anche in quella piastrella sfigata che è in basso a sinistra, nascosta dallo scopettino, perché è proprio lì che le più bastarde zanzare della storia della selezione naturale si danno appuntamento nei loro immondi rituali di procreazione. Quando cominciate a sudare significa che state raggiungendo lo scopo: ci sono più batteri su di voi che intorno a voi, dunque proseguite feroci verso il trionfo dell’igiene.

E’ molto importante capire che anche dopo un intero flacone di Mister Muscolo (lo scrivo così Wikio sa che tag mettere) non potrete mai e poi mai avere un risultato come quegli imbecilli della pubblicità che puliscono il calcare e con un solo colpo di spugna le piastrelle da nere diventano blu oltremare coi riflessi cristallo. Accontentatevi di non morire per le esalazioni tossiche di tutta l’ammoniaca che state ingollando come deficienti.

E poi l’unica vera regola è: pulite sempre come se mamma dovesse venirvi a trovare fra mezz’ora. Funziona.

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