Archivi per la categoria 'Arrivi e partenze'.

Praticamente si sposa mia sorella

8 Luglio 2008

Per cui quando chiamerò casa non risponderà più lei, ma mamma o papà. Perché io a mia sorella non l’ho mai chiamata per cellulare, anzi neanche so il suo numero qual è . Lei è a “casa” e casa si chiama col telefono fisso.

Certo, certo, è una cosa rudimentale e vecchia e costosa avere il telefono fisso e hai visto l’offerta di qua l’offerta di là ma io il telefono fisso lo devo tenere in casa perché sennò non posso “chiamare casa”. Io ho bisogno dei miei rituali alla RainMan, scusate. Nella mia famiglia alle 20 scatta una specie di macro per cui o mamma o mia sorella devono chiamarmi, e se non lo fanno è perché chiamo io.

Papà non conta, lui dice “ti passo mamma“.

Però praticamente a settembre si sposa mia sorella e quindi - TREMO - potrebbe capitare che chiamo lei e risponde mio cognato. No no non è cosa, non può essere. Noi parliamo anche due ore di fila, la prima di cose di cui ci piace parlare, la seconda delle stesse cose ma tanto per ribadire il concetto. Cioè capitemi da settembre quando parlerò al telefono con mia sorella lei non sarà più nella mia ex camera, sul divano, a tavola, nella stanza della nonna, ma altrove.

E’ una pietra miliare della mia esistenza (se se), più ne scrivo più mi sconvolgo, voglio diventare la perfida delle soap opera e presentarmi all’altare per impedire questo matrimonio dai risvolti catastrofici, datemi una parrucca vi prego impedite questa sciagura che sta per abbattersi nella mia consolidata routine, io devo poter parlare dell’ultima puntata di Lost con mia sorella, di XFactor, dei saldi, di mia nipote grassa, della depressione di mamma, della cliente zoccola, dei miscugli Viakal-Dash di mia nonna! Ahimè! Praticamente si sposa mia sorella.

E io non ho ancora comprato il vestito bbbuono.

La cartolina che arriva dopo 1 secolo

20 Febbraio 2008

Ho letto oggi in neatorama che nella città di Brighton, in Massachussets, è stata recapitata una cartolina dal parco di Yellowston, scritta 79 anni fa, praticamente… vediamo, 2008-79… (da compito in classe di terza elementare) fa 1929. Una cartolina scritta nel 1929!

Praticamente sarà andata persa in qualche cassetto di qualche ufficio postale, però è intatta ed è stata recapitata all’indirizzo del  destinatario, una signora morta da tanto tempo. Gli abitanti di quella casa neanche conoscono i discendenti della donna, anche se confermano che effettivamente una volta lì ci abitava quella signora.

E’ una specie di miracolo ricevere ancora cartoline. Le e-mail e gli sms ne hanno decretato la morte ormai da tempo. Venti anni fa collezionare cartoline era comunissimo, in vacanza una delle prime cose che si facevano era acquistarne tante per poi spedirle a tutti i compagni di classe. Ricordo che al rientro poi era quasi motivo d’orgoglio dichiarare il numero di cartoline ricevute, perché era indice di popolarità.

L’ultima cartolina che ho ricevuto è stata da parte dei miei nipoti, un anno fa. I bambini utilizzano questo strumento come “una cosa da adulti“, poi lo tralasciano in favore delle nuove modalità. Però confesso che trovare la cartolina nella cassetta della posta è una cosa che mi manca molto. A proposito, sulla cartolina di 79 anni fa c’è scritto “saluti“.

adesso che posso scrivere?

29 Dicembre 2007

Veramente non ne ho idea, mi sento come quando cambi il sacchetto al folletto della Vorwerk. Oggi poi ho un sacco di cose da fare perciò penso che comincerò come mio solito dalla più scema, per finire col rimpiangere di non aver fatto la più utile.

Ci sono i cruciverba, certo. Voglia zero, ma mi fanno galleggiare il conto in banca qualche banconota sopra il rosso, perciò mi ci dedico lo stesso. C’è l’esame di chimica, come no. Non capisco perchè questo esame dopo la laurea e l’esame di ammissione con tanto di orale in chimica, ma si sa che non sono io il direttore della Siss. C’è poi il frigo da riempire, non la pancia ma il frigo. Fra poco scorrazzerò tra gli scaffali e vediamo se riesco a tornare senza niente con un nastrino dorato sulla confezione.

E’ più forte di me lo devo scrivere: il tipo seduto nel treno accanto a me aveva le orecchie a sventola più grandi dell’emisfero boreale. Ha perfino navigato in internet tutto il viaggio e ho il sospetto che c’entrino qualcosa col segnale Wi-fi. Si è scaricato almeno 975 software per l’i-pod e teneva le cuffie a volume così alto che non mi viene neanche un paragone. E poi ogni volta che cliccava invio faceva un gesto esagerato premendo il pulsante come se fosse nel bunker di Lost.

Quando si è alzato per parlare al telefono nel cubicolo tra 2 vetture è stato come togliermi il tappo di cerume, tanto il silenzio. Ho addirittura memorizzato il suo contatto msn caso mai volessi mandargli un chilo di spam. Ma alla fine penso che mi scorderò di lui visto che come dicevo ho altro da fare, e a quanto vedo sono veramente partito dalla cosa più scema.

il natale è rosso

22 Dicembre 2007

Arancione A Natale sono tutti di colore rosso
ma la cosa più rossa che ho in casa in realtà è arancione.
(<– vedi foto a lato)

Beh, a chi ci tiene tanto ma proprio tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene tanto: Buon Natale!
a chi ci tiene: Buon Natale!

a tutti gli altri: Buon Natale anche perchè non so che altro scrivere e poi non mi voglio scervellare.

Ora prendo il mio bel trenino e vado direttamente nel passato remoto, un luogo fatto di mozzarelle, pizze, baccalà e nipoti urlanti. Un luogo in cui la mamma è regina, alle 21 c’è il coprifuoco e alle 7 suona il gong. Dove sei figlio che torna.

In questo posto la mia lingua è il dialetto, la mia giornata è nondamegestita, e l’affetto mi circonda sotto forma di sì e di “sì?”. Torno in una bolla. Una sanguigna bolla rossa di Natale, con la foto di 4passi alla parete, i gerani nei balconi, la biancheria che profuma. Il calore del forno, il suono della tv, i passi della nonna, la presenza di papà. E poi, e poi…

Vado, poi torno.

una pizza per papà

11 Dicembre 2007

pizzapapàUna pizza per papà

In treno si vede un catalogo umano così vario che ci sono spunti per 283 post, comunque vabbè mi ha colpito questa scena mentre aspettavo di partire per la famigerata Ssis, dall’alpino gentile.

C’è questo ragazzo che se ha 30 anni glienehodati tanti, che avanza tra i binari con un passeggino con tanto di bimbo che dorme. Vedere papà alla guida di un passeggino durante le “vasche” in centro è normale, così mamma si dedica alle vetrine oppure a quel che le pare, però se la mamma non c’è è un po’ più strano.

E la mamma non c’è, qui. Papà ha con se 2 cartoni di pizze, mi immagino che senta la mano calda e l’odore dell’olio. Poi si siede cavalcioni alla panchina fredda come un blocco di ghiaccio, e si sistema con lente manovre il passeggino tra le cosce, proprio per offrire al bimbo il massimo riparo possibile dal vento. Lo vedo che si apre un cartone, piega la pizza e si mette a mangiare.

Adesso non so se mamma era in bagno, se deve arrivare dal binario 3, se c’è o non c’è. Però questo papà con le vesciche alle mani perchè chissà che lavoro, che fa scudo al figlio prima di addentare qualcosa da mangiare, a me mha colpito e per una volta tanto mi è quasi spiaciuto che il treno partisse in orario.

w la privacy

25 Novembre 2007

Col numero 11, mamma ed io scendiamo nelle catacombe del piano -1, tra rumori di sedie a rotelle, zoccoli del dr.Scholls come cazzo si scrive, e decine di donne con le bandane color chemioterapia.

Ma vi avviso non è un post palloso, qui si parla di una figura di merda, non di morti e di metastasi.

Insomma c’erano vecchie più vecchie della nonna della Lollobrigida, c’era una tipa che col bastone per andare da qui a lì si stappa lo spumante di capodanno 2 volte, c’erano due innamorate che al confronto Gianna Nannini è un’esangue madamigella, poi c’era mamma che direi che stava lì a farsela sotto sperando negli esami, e poi oh insomma lasciamo perdere chi c’era.

Praticamente una voce stile callcenter, ma giuro non era della sardegna questa qui, annuncia il numeretto di turno. Poi si scorda l’interfono acceso. Ora indovinate un po’ nel reparto ginecologia quanti maschi ci potevano essere eccetto i medici ed eccetto i mariti mummificati delle vecchie senz’utero. E figuriamoci se qualcuna si alzava per andare a dirlo. Toccava a me, anzi: TOCCAVA A ME!

Io però il rischio di aprire una porta e trovarmi davanti al primo quadro di Courbet che vi esce da Google immagini proprio no. Però sentire la tipa dire che pisciava 6 volte al giorno, che non aveva rapporti da 12 anni, sentire il medico “signora apra le gambe”…no no.  Con l’imprimatur della folla alle mie spalle, mi sono diretto dove mai e poi mai sarei dovuto essere: in un reparto ginecologico a pronunciare la frase surreale “mi scusi, ma avete lasciato l’interfono acceso“.

La qual frase è stata poi l’ultima ad essere udita dall’interfono.

Dall’1 al 4

25 Novembre 2007

La Rinascente zeppa come una gallina imbottita. Chissà come mai le toilette sono al piano delle donne, così dal freddo ammezzato decidiamo di prendere l’ascensore e schiacciare il 4. Ci saranno 10000 pubblicità di gente che entra in ascensore e poi quando si riapre è successa una cosa buffa o una scena di seduzione, ma stavolta invece c’erano mezza dozzina di donne con almeno 3 borse ciascuna che si accalcavano noncuranti del limite di 13 persone. E poi una demente che diceva “stringiamoci“.

Perciò quando la porta si è aperta sull’1 un’intrepida imbecille ha provato ad entrare ma ci abbiamo messo mezz’ora a farle capire che la porta non si chiude se qualcuna si piazza sopra la fotocellula. In più una tipa scamazzata al muro gridava “mi sento male fatemi uscire!”. Mamma era in zona incontinenza, io in zona serial killer.

L’apertura sul 2 è stata liberatoria. E’ uscita la stangona che aveva provato tutti i profumini del piano terra così abbiamo smesso di trattenere il respiro. Secondo me qualcuno ha pure scorreggiato per la disperazione. Al terzo piano una donna ha provato ad entrare e a chiedere “scende?”. 12 voci hanno risposto “nooooo” e quella sta ancora a piangere per il trauma.

Finalmente il quarto piano ed i gabinetti. C’era una fila, tra le donne, che fossi imprenditore ci metterei un distributore di tampax proprio lì e domani faccio la gara col sultano del Brunei. Per ogni 10 maschi che tornavano più lenti di come erano andati, a stento ne usciva 1, di femminuccia. I mariti stavano fuori a mantenere gli ombrelli e le buste e a farsi due palle così, che poi è il loro compito principale.
Vuoi tu prendere in sposa…? E allora poi stai zitto, e non un lamento!

due lingue diverse

27 Luglio 2007

Il dialetto napoletano uè uè è una lingua a parte, si sa… jamme jamme.

Però non sapevo invece che fosse così diverso dall’italiano. Praticamente un baldo giovine vestito di marche contraffatte, con un tono di voce più alto del Pirellone e dall’incontenibile invadenza di ahimè tanta napoletanità da documentario, chiede info al controllore.

“scusatemi devo andare a reggio emilia, a che ora sta il treno?” - tradotto, sia chiaro, in italiano, lui l’ha esternato in dialettone -
“dunque vediamo… alle 14:27″
“eh? non ho capito non c’è?”
“alle 14 e 27!”
” e che significa? non capisco”

e così via tra l’incredulità dei passeggeri.
Non la faccio lunga, ma insomma l’emigrante 2007 (ah, qui urge ribadire che io sono napoletano a scanso di odiosi e inopportuni commenti buonisti sul blogger razzista), non capisce l’italiano. Cioè lui proprio non capiva che il treno c’era ma alle 1427, non “verso le 2 e mezza” oppure “quando arriva arriva”.
Infatti, dopo la mia traduzione, perchè di traduzione si tratta, lui si è anche lamentato con il controllore, perchè…non era stato chiaro.

Ha continuato a sbraitare assurdità del tipo “già aggia perdut ‘o tren ppe guardà u cul a na guagliona” e poi al suono di un polifonico concertino neomelodico ha sganciato un rutto di mortadella per andare a colonizzare Reggio Emilia. Cafoni con la C ce ne sono ovunque, però quest’esemplare è una specie di reperto vivente, rustico partenopeo che in passato ha impresso in tante nordiche teste il sillogismo napoletano = terrone.

E poi è andato a Reggio non perchè avesse già un lavoro ma perchè “si chiava”.
Cosa dire.

blasonato

29 Aprile 2007

Ogni tanto si incontrano proprio persone gentili, con le quali dici: ah che bello come mi ci trovo bene con questo qua. La scena si svolge sul treno, con me che incrocio orizzontali e verticali su fogli a quadretti grandi, e un ragazzo che ascolta qualcuno in ipod. Sono abituato all’incredulità dei vicini di viaggio quando mi vedono sfornare parole e schemi, perciò neanche più ci bado, ogni tanto alzo la testa perchè mi inceppo e li osservo osservarmi.

E questo ragazzo mi osservava cercando un segnale di incoraggiamento per parlare, ma io ero concentrato e non ci ho fatto caso, poi mi sono incastrato da solo con un incrocio mezzo scemo, e quand’è così so che è meglio riposare 1 minuto, così poi la mente scoglie il nodo e trova la parola giusta.

Il treno si è fermato a Reggio, il ragazzo doveva scendere, così mentre si alzava ha trovato il modo e mi ha detto: “spero che lei lo faccia come lavoro! è velocissimo mai visto nulla del genere!” al che io sono stato colto in contropiede ed ho abbozzato una specie di monosillabo, così lui ha detto:” “blasonato“….ci va questa parola qua nell’incrocio!” Io ho calato la testa e sì, ci andava, perciò l’ho rialzata e lui era verso la porta.

Allora volevo non so, sapere almeno il nome, o dirgli il mio, ma lui doveva scendere così dalla porta mi ha detto: “lo prenda come un mio ricordo personale!” ed è sparito nella sua vita. Perciò gli dico grazie, gli dedico questo post, e se caso mai dovesse cercare in google “blasonato”, beh, io lho messo come titolo. Buon viaggio anche a te, gentile amico di un secondo!

incontri casuali

17 Febbraio 2007

Io e la mia amica V. abbiamo trascorso tanto tempo insieme, molti anni fa. Mi ritrovai per caso a lavorare nel pub dove lavorava anche lei, e scoprii che abitava nel mio stesso condominio, 2 piani più in basso. Riservata com’era, non c’eravamo mai incrociati per le scale, neanche sapevo che vivesse lì.

Diventammo molto amici. Di notte, quando smontavamo, mangiavamo una pizza in casa sua, alle 4, chiacchierando per rilassarci dalla fatica. Io le raccontavo delle mie all’epoca avventurosissime vicissitudini amorose, lei mi parlava del suo ragazzo un po’ manesco dal quale non riusciva a staccarsi.

Di giorno poi prendevamo il caffè insieme, o mangiavamo una fetta di dolce, e ci trovavamo bene…insieme andavamo a seguire le mostre di pittura o in giro per negozi, eravamo amici. Poi ci licenziammo entrambi, io trovai lavoro in videoteca, lei invece in un mobilificio. Si trasferì ed andò ad abitare lontano da Parma. I primi tempi ci sentivamo per telefono, ma poi inesorabilmente i rapporti si diradarono. Mi trasferii a Milano, più volte cercai di mettermi in contatto con V. ma invano, avevo un numero ormai diventato inesistente.

Sono passati 7 anni. Qualche giorno fa, nello spacco tra due ore di lezione, sono andato al parco a fare una passeggiata, ma c’era la polizia. Si erano verificati problemi nel parco, e la polizia aveva messo i lucchetti ai cancelli, per cui ho dovuto cambiare strada, passeggiando in una via che non avevo mai percorso finora. E proprio lì incontro V. di passaggio, anche lei “deviata” dal caso.

Abbiamo parlato un po’, ma come 2 adulti, non più come i 2 ragazzi che eravamo. Ci siamo salutati con una piacevole malinconia, con il sorriso sulle labbra. Un saluto col sorriso perchè eravamo contenti d’esserci rivisti, ma malinconico, perchè assomigliava tanto ad un addio.

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