Archivi per la categoria 'LaPensoCosì'.

il post di fine anno

31 dicembre 2010

Non è un post patetico o triste o riepilogativo o di buoni propositi o altre cose che si rispolverano giusto a fine anno. E’ solo che non avevo scritto niente in dicembre e non sopporto l’idea che l’archivio di “dicembre 2010″ poi rimane vuoto, quando fra 80 anni muoio e uno vuole leggere le cose che ho scritto.

Sennò poi si chiederanno “come mai non ha scritto niente a dicembre 2010?” e penseranno che forse avevo l’artrosi alle falangi, oppure i ladri avevano svuotato l’appartamento, o magari ero alle Maldive a bere Mojito, oppure penseranno che forse ero cieco o che scrivevo poesie alla luna o che un hacker mi aveva cambiato la password.

Questa cosa non può essere. Ve lo dico ora senza che aspettiamo il 2090: non avevo scritto niente perché i primi 20 giorni mi stufavo, e gli ultimi 10 non avevo l’adsl per un maledetto guasto. Già che ci sono, gli auguri li faccio lo stesso a chi legge, sennò poi nel 2090 dicono che ero cafone, e anche questo non può essere.

il post che il titolo fu cancellato

4 settembre 2010

C’era una volta un cagnolino color crema che la mamma lo prese per la collottola e lo pulì per bene. Il cagnolino non abbaiava però subito capì che la pipì non si faceva sul divano, così un giorno una signora se lo comprò e gli insegnò un sacco di cose nuove. Gli diede una ciotola celeste, gli comprava i croccantini e gli spiegò che quando diceva “seduto” lui doveva rimanere lì immobile per farle fare bella figura con le cognate.

Un giorno poi la signora fece un figlio e il cagnolino se lo andò a leccare perché vedeva che tutti gli davano i baci a quel bambino, solo che forse sbagliò qualcosa, perché un giorno lo presero e lo portarono con la macchina fino a un posto dove non c’era nessuno. Il cagnolino scese ad annusare quelle due piante ma poi si girò e non trovò più la macchina.

Bau? Bau?

il post a orologeria

19 luglio 2010

è solo che non sopportavo l’idea di scervellarmi per scrivere qualcosa di abbronzato o splendido una volta tornato a casa, così prima di partire ho programmato il blog per scodellare questo post qua proprio adesso, e mi sono tolto il pensiero.suppongo che adesso starò dando l’acqua alle piante e altre cose divertenti tratte dal manuale di depressione for dummies. se volete ve ne presto una copia però vi avviso è tutto sottolineato con l’evidenziatore.io gli a capo li ho messi, è il blog che formatta di merda.

il post in preda al dubbio

28 giugno 2010

Me lo porto o no il computer in vacanza? Hmm no, sennò non stacco. Hmm sì, sennò che faccio? Hmm no no, sennò non stacchi Adamo, non te lo portare. Hmm sì portatelo lo usi per guardarti i film.Hmm no, dammi retta no che ti fa bene stare 10 giorni senza. Hmm lascia perdere portatelo tanto lì non hai internet è come una tv scusa. Hmm no, scusa prima del 1993 come facevi scusa? Hmm beh e allora chi ha l’iphone non se lo porta al mare?Hmm no Adamo no cazzo non portartelo poi scusa rischi solo che sia un peso inutile metti che ti diverti devi lo stesso tenere a bada il portatile? Hmm vabbé ma se te lo porti vuoi mettere quelle due orette mentre tutti dormono e ti fai il tuo giretto online?Hmm vabbé ci rinuncio fai come ti pare. Hmm vabbé dai forse hai ragione tu ora ci penso.

il post all’infinito come tanto va di moda

26 giugno 2010

Svegliarsi presto. Pensare che è meglio un sabato oggi che una domenica domani. Continuare a scrivere solo all’infinito per sentirsi molto fighi e poetici. Piadina. Scrivere un solo vocabolo per dare enfasi e sentirsi fighi e poetici. Il sole, la gente, ricordi, un bimbo. Scrivere un elenco di cose apparentemente fighe e poetiche. Rendersi conto di fare solo la figura di Mami o Toro Seduto e smetterla altro che figata poetica.

il post con una grande regia

20 aprile 2010

Si vedono solo due nidi ma ce ne sono sicuramente di più. Saranno giorni che il rastrello è poggiato a quel vaso enorme di terracotta. I pesci rossi salgono a galla un po’ più spesso e i gerani sono gonfi e pendono verso il basso.

C’è il cartello affittasi monolocale che è piazzato troppo in alto e nella vetrina del gioielliere abbondano gli anelli di oro giallo grandi come uova bio.  La telecamera lampeggia e i militari se la suonano e se la cantano.

Quella vespa insiste che vuole abitare tra i miei infissi. Si è accumulata polvere sulla cornice e sarà ora che butti quelle mele troppo mature. Pare che faccia un po’ più caldo e che ciò debba far piacere a un sacco di persone, perché l’inverno è lungo e la primavera è assai più colorata. I miei jeans sono sempre dello stesso colore.

Non ho sete. Mi pare logico che per scrivere questo non so che scrivere eppure se scrivo è perché vorrei scrivere qualcosa, ma cosa non so. Forse quello che ho scritto, ma se così è allora perché? Che c’è da dire quando non c’è niente da dire? Sarà forse che c’è chi legge ciò che non ho scritto, ed è questa speranza che mi motiva o sarà forse che questo niente è comunque pieno di colori e se riesco a scriverli non me li scordo più. Sarà che oggi è oggi. Non lo so, non mi importa, che mi importa, che importa.

il post acustico

6 marzo 2010

Tutto rimane sempre là dove l’ho lasciato, ma per quanto io possa facilmente trovarlo non faccio altro che perder tempo nel cercare.

il post post-it del post del futuro, più breve del titolo stesso

22 febbraio 2010

un giorno poi mi affaccerò alla finestra e mi ricorderò di questo momento, mi verrà un brivido di freddo e rientrerò in casa, aprirò questa pagina e scriverò ciò che sto provando ora, che ancora però non so cos’è.

il post della porta chiusa

29 gennaio 2010

Nel mio sogno ero ospite in questa casa bellissima e pulita e non ero l’unico ospite. Ero ospite ma ero lasciato lì. La gente parlava e rideva di cose cretine e io ero seduto dove mi avevano fatto sedere e non ridevo e non parlavo e nessuno mi guardava.

Poi gli ospiti se ne andarono nell’altra stanza e se ne andarono tutti con loro e nessuno badò a me, non mi dissero vieni anche tu, non mi dissero niente, io restai lì nella cucina pulitissima, il legno lucido, il sole dalle finestre, il lavello d’acciaio e il pavimento splendido. Aprii la porta dove erano andati tutti, ma non feci rumore. Così c’era un corridoio di quelli bianchi, lindi, dritti, dove non ti puoi perdere perché puoi solo andare verso l’altra porta, ma quella porta era chiusa a chiave. E la porta dietro di me non c’era mai stata.

Così restai intrappolato nel corridoio e desiderai di svegliarmi. Ma nel mio sogno io soffrivo come quando guardi con quegli occhi qualcuno che non ti guarda per niente, e quel qualcuno sorride e parla e ti ignora. Non è un paragone, è proprio quel tipo di sofferenza lì. Nel mio sogno io vedevo i volti dei volti che non voglio più rivedere e avevano tutti la stessa faccia. Io ero lì, costretto a sognare i miei sogni svaniti.

Ma senza chiavi la porta non si aprì e non mi curai neanche di bussare, perché avevo paura che non mi aprissero o forse perché non ero sicuro di volere che mi aprissero. Volevo chiudere gli occhi e concentrarmi, per svegliarmi. Così scelsi di restare lì ad aspettare che il sogno finisse, come del resto sempre faccio, anche da sveglio. Per cui quando mi sono svegliato è svanito tutto, eccetto la solitudine.

il post che in realtà non dovrei neanche scrivere

11 dicembre 2009

Non dovrei scrivere quando sono dell’umore così, perché poi magari arriva quell’uno che dopo 2 giorni commenta cercando di farmi cambiare umore e allora intanto avevo già cambiato umore e a leggere il commento ritorno dell’umore che mi vuole far cambiare.

Comunque in realtà poi ho scritto un coso lungo quanto i libri sacri dell’induismo ma poi ho commesso il fatal error di rileggerli perché nello scrivere intanto avevo sputato il veleno e dopo mi sentivo meglio e così rileggendoli mi sono dato del cretino da solo e essendo debole come il polso di Oetzi allora non ho pubblicato quel potenziale nuovo Seneca che è in me, ho cancellato tutto però intanto avevo già intenzione di scrivere un post e oramai lo dovevo fare e così ho cancellato tutto tranne il primo paragrafo e poi ho combattuto con la mia mente pop e credetemi, sono stato sconfitto.

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