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A volte ti manca un pezzo

9 Agosto 2008

puzzleA volte ti manca un pezzo. Non sai cos’è, oppure lo sai ma non sei disposto ad ammetterlo.

Non che non si possa vivere anche senza un pezzo, però il quadro generale non è lo stesso.

Tu magari osservi un quadro e non ci badi, che c’è quel tocco di giallo o quella punta di verde o quella sfumatura arancione. Però se non ci fossero il quadro ti parrebbe ben diverso.

Così a volte ti manca un pezzo. Puoi ridere ugualmente, certo. Poi però capita il momento in cui ti chiedi se il pezzo che ti manca è nascosto in fondo ad un cassetto o se l’hai perso per non trovarlo più, così ci pensi, fai un bel respiro e ti tieni ben stretti i pezzi che ti rimangono.

Tutti fan di chi è morto ieri

27 Giugno 2008

Veramente io in vita mia non ho mai saputo che esistessero fan club di doppiatori, o che si potesse essere così affezionati ad una persona (di cui si conosceva praticamente solo la voce) al punto da sentirne la mancanza e tesserne le lodi dopo la morte. Certo, ci fu Ferruccio Amendola che era la voce di Al Pacino e di Stallone e di De Niro, ma lui era anche attore ed una presenza familiare anche per via della pubblicità del Vernel.

Adesso che è morto il doppiatore di Ridge e di tanti documentari di SuperQuark & Angela’s (Capone, si chiamava) ho letto di lui su un sacco di blog. Io personalmente trovavo la voce italiana di Ridge veramente odiosa ma il punto però non è tanto questo, quanto il fatto che -ammettiamolo- nessuno se l’era mai filato quest’uomo finché non è morto.

Io proprio non sopporto il fatto che non appena uno muore diventa “un grande“, il “migliore“, che “ci mancherai” o peggio ancora “grazie per quello che hai fatto” e “non ti dimenticheremo mai“. Brr che bugiardi. Ma perché se uno lo considerate un grande non glielo dite prima che schiatti? E poi, chi la dovrebbe bere la storiella del “non ti dimenticheremo mai?“.

E’ sufficiente che una persona dello spettacolo muoia prima della pensione per diventare un idolo? State ancora tutti a strapparvi i capelli per Heath Ledger o già vi siete scordati che film ha girato? Dite la verità. Questo buonismo post mortem mi irrita come i sottaceti nell’insalata di riso. Adesso ci sono un sacco di anziani attori italiani che stanno a casa a fare la calza (ammesso che la calza non la faccia la loro badante) e chi è che li ricorda? Nessuno, tanto anche Paolo Limiti non è più di moda, poi però appena il tg diffonde la notizia della morte tutti si rivelano i più grandi fan e vanno a fare l’applauso al corteo funebre. I più fortunati (che poi sono sempre gli stessi da 10 anni e cioè Mondaini e Vianello) ricevono la standing ovation alla notte dei telegatti, che però è come scattare alla nonna la foto da piazzare sulla lapide: mica è scema, se ne accorge.

Io non dico che bisogna sputare veleno su chi è morto perché per carità non fa mai piacere, però le ipocrisie no grazie. Va bene ricordare la persona, ci mancherebbe, ma -pietà- evitando di dire cose che suonano inutili e fastidiose,  come quando le vicine del serialkiller di turno in Studio Aperto dichiarano: “era una brava persona, tranquilla, una persona normale“.

Ehm.

23 Giugno 2008

Qui ci andrebbe il post di “benvenuti nel mio vecchio blog”, che però io non ho tanta fantasia per scrivere così bellino come merita, perciò lo scrivo una mezza schifezza. Non avete altra scelta che accontentarvi.

Io spero solo che questi maledetti amati feed funzionino a dovere, che già sto importando UNO AD UNO i post e finirò nel 2012 (non posso farlo in automatico ma non mi chiedete perché, giuro che io stesso ho ingoiato a fatica questo rospo) e che questa fase di assestamento durerà meno del terremoto in Irpinia.

Tra l’altro, ve lo dico, non so neanche mettere un contatore per cui fatemi il favore, quando passate, di gridare ad alta voce il numerino che avete preso dal salumiere o alle poste, così almeno mi sento meglio.

E poi vabbè niente. Qui fa caldo e mi si attaccano i polsi al portatile, il che è disagevole e non mi ispira grandi iperboli come mio solito. Come inizio direi che fa abbastanza cacare.

Io mi organizzo così

8 Giugno 2008

Mi incuriosisce subito questa cosa: che home page avete?
Io ho come home page il mio blog, anche se per molto tempo ho avuto Google. Ma ormai con tutte le barre degli strumenti non ha molto senso avere Google così quando lancio firefox mi appare la schermata familiare del blog.

E poi vorrei sapere se voi leggete la mail (un tempo si diceva “scaricate”) subito subito oppure se andate prima in twitter o nel vostro social network preferito, e che sequenza di azione fare sul web, cioè che abitudini avete.

Però, prima di conoscere le vostre, mi piace condividere la mia sequenza di azioni sul web (sono metodico lo sapete) che è

 

  • blog (vedo se ci sono commenti e li leggo ed eventualmente rispondo)
  • leggo gmail, hotmail (qui faccio veloce, ho massimo 2-3 mail al giorno)
  • lancio twitter (vedo se ci sono nuovi followers, reply e dm)
  • facebook (vedo le notifiche e se è il mio turno di gioco da qualche parte)
  • tumblr (vedo se ci sono nuovi followers e messaggi, poi lascio partire lo script che mi fa arrivare all’ultima pagina non letta)
  • plurk che però è una novità
  • greader (comincio a scorrere i feed, a segnare i condivisi, gli speciali e poi a tumblerare)

poi guardo i siti di tennis, che sono un appassionato, il sito della ssis di modena, le statistiche di technorati, di blogbabel (quando c’era), di google analytics, blogitalia, wikio, mybloglog, poi il twitterkarma e via da capo a rotazione tutto il primo blocco!

Ovviamente nel frattempo ho non meno di 6 schede aperte per girare sul web.
Quando dal lettore spunta qualche sito che mi piace, per prima cosa lo metto negli speciali. Finiti di leggere tutti i feed se ho ancora tempo scorro gli speciali e quelli che m interessano ancora li passo in instapaper. Da instapaper, dopo qualche giorno li aggiungo ai segnalibri e/o in delicious.
Nei segnalibri, infine, ho la cartella “da sistemare” in cui ci sono tutti i link nuovi.

Dopo questa condivisione “estrema” mi sento veramente più a nudo che non si può: corro a coprirmi!

L’ammazzagay

28 Maggio 2008

Che bello il nuovo gioco dell’estate, vedo che un sacco di gente intelligente vuole proprio partecipare e poi sono sicuro che avrà un successone enorme! Si chiama l’ammazzagay e funziona così: si va in giro per strada, se possibile la sera tardi o verso l’alba, nella stazione degli autobus, all’uscita delle discoteche, oppure anche nei cubicoli delle banche, non importa.

Una volta trovato un bel frocetto lo si uccide a colpi di spranga (e questo vale 100 punti), però se lo si trova in compagnia di un altro ricchione il gioco prevede prima di insultarli, poi picchiarli e poi caso mai ammazzarli, in modo da totalizzare 500 punti.

Se uno ha il sospetto di avere un nipote frocio, un cugino checca, un collega femminiello o un vicino di casa ciucciacazzi ha il diritto di insultarlo (10 punti) , rompergli la macchina (40 punti), sputtanarlo davanti a tutti (15 punti) o tante altre opzioni che non vi sto ad elencare sennò poi non c’è sfizio.

Questo gioco dell’estate è utile alla società italiana, perché i culattoni rottinculo sono un cancro inestirpabile, si sa. A causa dei froci tanti utili eteruomini sono distolti da altri compiti, come chessò picchiare i rom o uccidere le prostitute portoricane, inoltre tutto il tempo impiegato nella pulizia sociale è tempo tolto ai tentativi di procreazione di giovani e sani bimbi rigorosamente eterosessuali.

Io so bene che a questo gioco nessuno di voi ci vuole partecipare però secondo me vi perdete troppo uno sfizio. Fateci un pensierino, dai! anzi, suggeritemi qualche regoletta nuova che forse mi sfugge, perché mi voglio tenere informato!

eva dov’è?

26 Maggio 2008

io classifico le persone in 2 gruppi:

  • quelle che quando mi conoscono dicono “ed Eva dov’è?” o una battuta simile;
  • quelle che non fanno battute sceme quando sanno come mi chiamo.

Non c’è verso di farmi piacere le persone del primo gruppo, mi spiace.

post privato

20 Aprile 2008

Oggi è il compleanno di una persona che avrei tutti i motivi per odiare, eppure non ci riesco. A me non me ne viene niente, sapere che questa persona fa una vita da schifo o che sta male. Certo, finché appare e scompare, appare e scompare faccio fatica a scordarmelo.

C’ero riuscito anche, a far cristallizzare il ricordo in modo che fosse indolore, a far passare mesi (e dico mesi, sono tanti) interi senza mai pensare a lui e senza mai farmi condizionare, poi però un bel (bel?) giorno è riapparso. Inutile dire che ho cominciato ad aver mal di pancia e mi è tornata l’ansia. Perchè si sa che le ricadute sono anche più pericolose.

E poi è scomparso ancora una volta. Ora non è che la storia si possa semplificare in poche righe, anche perché queste storie sono così personali eppure così tutte simili che ciascuno di noi pensa di averne una più intensa e particolare. Allo stesso tempo dare consigli agli altri minimizzando la situazione ed invitando a strafottersene e ad andare avanti ha il sapore della vittoria sul proprio personale dolore da parte di chi consiglia, mentre per chi riceve il consiglio tali parole suonano senza alcun senso. Fastidiose, anzi.

Per cui il mio scopo in queste righe non è farmi compatire nè essere incoraggiato. Non c’è motivo. Ricordo il suo compleanno perché ricordo tutto, mi viene automatico, e ci scrivo un post perché, come altre volte ho già ribadito, scrivere mi fa liberare del pensiero. Sono fatto così, non pretendo che possiate capire anche perché solitamente faccio di tutto per rendermi poco comprensibile.

Con me questa persona è stata vigliacca, meschina, bugiarda e anche crudele. Sono stato emotivamente bloccato per lungo tempo e la mia quasi-immobilità sentimentale degli ultimi 10 anni ne è una prova molto evidente. So che mi legge, ma so anche che è troppo debole per commentare. Oggi compie 40 anni e ne ha trascorsi 10 con un mio oggetto tra i suoi ricordi, ma non mi ha mai voluto spiegare perché.

sono il papà delle mie parole

19 Marzo 2008

Passarono i giorni e le settimane. Quella mattina si sentì un po’ meglio, per cui decise di fare un giro in bici. Faceva caldo ma il vento era fresco, il suono della maglietta sulla pelle era come velluto. Lasciò che il sole lo guidasse verso il prato coperto di margherite deboli e formiche veloci, smontò dalla bicicletta lasciandola a terra e si sdraiò sul verde, gli occhi socchiusi che lasciavano passare solo le sagome delle nubi.

Era così che guariva.

Passarono le settimane ed i mesi. Un pomeriggio vide un paio di scarpe in una vetrina ed entrò come in preda ad un impulso irresistibile. La commessa aveva il doppio mento e puzzava di cuoio. Digitò le 5 cifre del bancomat e torno a casa. Lasciò le scarpe e lo scontrino nella busta di plastica 2 giorni. Tanto il tempo non contava più nulla.

Il tempo non contava nulla.

Passarono i mesi e gli anni. Passarono lenti e lasciarono pochi ricordi. Una sera uscì per strada e si fermò in una piazza gialla di luci e di fari di automobili. Per qualche motivo aveva pensato che esser lì, a vedere la gente spostarsi verso le vite altrui l’avrebbe reso uguale agli altri. Lui era uguale agli altri, povero stupido, ma la sua vita era diversa. La vita di ciascuno è diversa dalle vite di tutti, pur essendo tutte ugualmente identiche. Guardò le auto scorrere per mezz’ora, fino a quando cominciò a sentir freddo alle guance, dove si erano seccate le lacrime.

Passarono gli anni ed altri anni. Tutto quello che avrebbe lasciato di sè sarebbero stati oggetti privi di valore, ma il resto sarebbe svanito con lui. Troppo poco: cominciò a scrivere.

Le sue parole sarebbero stati i suoi figli.

cerchi

13 Marzo 2008

Nell’acqua, quando butti una pietra. All’improvviso si scatena un temporale, gocce su gocce. La gente scappa, si ripara sotto i cornicioni. Se è estate, ridendo; se è inverno, in silenzio. Butti una pietra in acqua e si formano cerchi, ma c’è sempre qualcuno che sa farla rimbalzare meglio di te.

La sabbia bianca, la gente odia i vermi, la gente odia la terra tra le unghie, la puzza della decomposizione, il fango, i ragni. Insetti, scarafaggi, sotto le pietre la vita: sotto il marmo la morte.

Cerchi nell’acqua di mare, nei laghi, nei ruscelli e nelle pozzanghere. Ma soprattutto nelle pozzanghere, ai lati dei marciapiedi, quando in controluce vedi il ticchettio delle gocce più tarde, le ultime, quelle della quiete, quelle del rumore degli ombrelli che si richiudono. Il sole è quasi fuori luogo in quei momenti lì, vorresti che restasse ancora un po’ nascosto dietro a qualche nuvola.

Poi i fiori di pesca, di mela, di primavera. Scattano i clic delle fotocamere, ma anche i crack dei rami spezzati. Nella povertà delle case la fioritura della natura. Amputazioni di futuro, colori dolorosi, profumi di giorni veloci, veloci, troppo veloci. Qualcuno butta un sasso e la tua vita si allontana dal centro come cerchi nell’acqua, fino a svanire, svanire, svanire…

beta testing

12 Marzo 2008

a volte penso che, specialmente in amore, sono una versione beta di me stesso.

la grafica è accattivante, le funzionalità sembrano invitanti, la fase di prova suscita entusiasmo, ma poi i tester scoprono i bug e finisco dritto nel cestino, aspettando di spedire gli inviti per la nuova release.

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