cerchi

13 marzo 2008

Nell’acqua, quando butti una pietra. All’improvviso si scatena un temporale, gocce su gocce. La gente scappa, si ripara sotto i cornicioni. Se è estate, ridendo; se è inverno, in silenzio. Butti una pietra in acqua e si formano cerchi, ma c’è sempre qualcuno che sa farla rimbalzare meglio di te.

La sabbia bianca, la gente odia i vermi, la gente odia la terra tra le unghie, la puzza della decomposizione, il fango, i ragni. Insetti, scarafaggi, sotto le pietre la vita: sotto il marmo la morte.

Cerchi nell’acqua di mare, nei laghi, nei ruscelli e nelle pozzanghere. Ma soprattutto nelle pozzanghere, ai lati dei marciapiedi, quando in controluce vedi il ticchettio delle gocce più tarde, le ultime, quelle della quiete, quelle del rumore degli ombrelli che si richiudono. Il sole è quasi fuori luogo in quei momenti lì, vorresti che restasse ancora un po’ nascosto dietro a qualche nuvola.

Poi i fiori di pesca, di mela, di primavera. Scattano i clic delle fotocamere, ma anche i crack dei rami spezzati. Nella povertà delle case la fioritura della natura. Amputazioni di futuro, colori dolorosi, profumi di giorni veloci, veloci, troppo veloci. Qualcuno butta un sasso e la tua vita si allontana dal centro come cerchi nell’acqua, fino a svanire, svanire, svanire…

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