Coccodè
24 Agosto 2006Era una gallina brutta e stupida. Le penne color ruggine non servivano nemmeno a farla volare, per cui era costretta a spostarsi zampa per zampa alla ricerca di un sassolino da mandar giù. Incapace di dire coccodè, questo rottame da cortile si limitava a blaterare un co co co tra una cacata e l’altra, in perenne andirivieni tra la paglia puzzolente e l’aia fetida.
La gallina faceva l’uovo, un comune uovo arancione, nè grande, nè piccolo. Liberatasi del peso che le premeva la cloaca, azzardava un cooccò e poi usciva in cerca di sassolini, da mandar giù. Altro non chiedeva, altro non poteva.
Un giorno si accorse di essere rimasta l’unica gallina del pollaio, e si stupì. Le altre pennute erano infatti sparite, una dopo l’altra, ma il processo le fu evidente solo quando si ritrovò da sola sulla paglia. Sganciò un uovo, e poi osò un “coccodè“, il suo primo coccodè.
Trionfante, ne fece seguire un altro, e poi un altro ancora. Finchè un altro bipede la zittì, e l’ultimo co co co lo soffiò su un tagliere. Il brodo non fu granchè, e le penne color ruggine finirono nella spazzatura.
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