contiene le palle sull’albero di natale, cadute

18 dicembre 2012

Peppino si arrampicò sulla sua scaletta a pioli mettendo sempre primo il piede destro sul piolo più alto, e siccome erano sette pioli, quando aveva alzato già sei volte la coscia guardò giù per vedere se caso mai cadeva. Vide Enzina con la busta della spesa e la 500 gialla. La prima palla era verde e le palle verde si mimetizzano: era l’ideale per cominciare. Peppino faceva l’albero il giorno dell’Immacolata, la mattina presto, quando il cielo era a strisce solo in un punto preciso, quello più freddo ma più colorato. Lo scatolone stava dentro al deposito, accanto alla vasca dell’acqua. Quella chiave la usava solo lui, due volte l’anno, all’Immacolata e alla Befana.

Dopo due palle verdi ne uscì una rossa rotonda e una gialla oro. Gli aghi profumavano e si azzeccavano alle mani. Peppino salutò Mariuccia che si guardava gli spicci nel borsellino e scese di uno scalino per sistemare la fila di lampadine. L’albero era cresciuto dall’anno passato. Con queste palle non si sarebbe riempito e sarebbe sembrato più spoglio. Poi di quelle bianche a spuma una si era rotta. Si aprì il garage della Signora Stefanina, che fece dietromarcia a due centimetri dalla scala, sgommò per andare a lavorare e Peppino riprese fiato, poi piazzò un paio di angeli, e i fili argentati.

All’Immacolata lavoravano solo le infermiere, e i negozi. E pure Peppino. Gli angioletti ridevano, uno aveva una spaccatura sull’ala destra. Peppino ci piazzò la palla blu e una lampadina sopra, poi scese un secondo a vedere se l’effetto era troppo pacchiano. Gli aghi di pino erano caduti attorno alla scaletta come un piccolo recinto verde e marrone. Peppino si andò a mettere vicino all’ingresso. Da lì le lucine lampeggiavano come si deve. Visto che si era fatto orario, citofonò al maresciallo e poi sistemò l’androne del dentista, quindi tornò all’albero, prese la scatola di cartone e spostò la scala dall’altra parte, dal lato del salice piangente.

Vittorio e Riccardo avevano cominciato a fare i palleggi. Il super santos ogni tanto andava a sbattere vicino alle ringhiere del primo piano. Graziella e Mariangela stavano saltando a un piede solo con una pietra in mezzo a tanti quadrati numerati. Peppino prese i fili dorati e circondò il pino a metà altezza. Gli angioletti rimasero quasi soffocati, ma le luci acquistarono un bagliore più intenso. I cipressi profumavano e la fontanella faceva il suo dovere senza stancarsi. Entrò il carretto del pane, due vecchie scesero a tastare le palatelle.

Peppino aveva quasi finito e si erano fatte le 10 e mezza. Rimanevano due palle a intaglio, due trasparenti con i pupazzi di neve disegnati e qualche bluettone. Se le metteva troppo sotto, i bambini le avrebbero toccate e le avrebbero rotte; se le metteva troppo sopra sarebbe sembrata la festa di Piedigrotta. Forse, spostando il filo argentato tutto si sarebbe risolto. Salì due scalini e sfrattò gli angioletti mettendoli a guardia dell’oleandro. Le palle a intaglio si bevevano la luce rossa della serie di lampadine. Enzina usciva per andare a trovare sua sorella che abitava in piazza, si era portata una busta con una confezione di zucchero e caffè, si capiva dalla carta della torrefazione. Il super santos di Riccardo andò a sbattere contro la cinquecento gialla, senza ammaccarla. Graziella dal rumore inciampò e la pietra uscì fuori dal numero 4, perse il turno e si incazzò. Peppino scese dalla scala per minacciare i ragazzi che se toccavano l’albero gli avrebbe schiattato il pallone, e quelli se ne scapparono nel cortiletto piccolo.

Da quel lato l’albero sembrava fatto e finito. Peppino gli piaceva a lui pure. Tolse la scala e se la mise sotto il braccio, con quell’altro prese lo scatolone e andò al deposito. Lo spinse dentro col piede e chiuse la porta con il chiavino doppio. La scaletta finì vicino ai bidoni, dove sempre stava. Le palle trasparenti si fecero Natale dentro allo scatolone, mentre il pino cresceva un altro poco. Le luci lampeggiarono giorno e notte e si vedevano da tutte le finestre e da tutti gli oleandri. La mattina la Signora Stefanina sgommava sugli aghi verdi e marroni caduti ai piedi degli angioletti e li sparpagliava, poi Peppino passava con la scopa e ripuliva.

Non cadde nessuna palla, perché Peppino non si è fatto influenzare dal titolo. E comunque Graziella vinse lo stesso.

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3 Commenti a “contiene le palle sull’albero di natale, cadute”

  1. Nervo Scrive:

    Oh, mi eri mancato! *_*

  2. Attanasio Grunto Scrive:

    Complimenti. Leggerti è una delizia.
    Ciao.
    AG

  3. Ana Popusoi Scrive:

    Prof dovrebbe scrivere più spesso!!

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