contiene poche cose e qualche sicché

14 novembre 2011

Mi avevano dato l’angolo opposto alla porta, sicché avevo solo una persona accanto. Tutto quello che dovevo fare era dormire, al massimo potevo contare le macchie di umido sulle pareti. Accanto a me, quell’altro si era portato un libro e leggeva col fianco dall’altra parte. Presi sonno tardi, con l’odore della muffa, le ombre sul soffitto, gli altri ragazzi che parlavano sottovoce.

Era il 12 di gennaio e l’aria era bianca davanti a ogni bocca. Ragazzine coi capelli rossi saltavano a piè pari, magri bimbi con ciuffi castani strappavano foglie dai rami più bassi. La cerimonia fu brevemente interminabile. La voce di quell’uomo piacque a tutti quanti. Mi avevano fatto sedere all’estremità della panca, sicché avevo solo una persona accanto. Potevo contare le candele accese ai piedi di una santa sofferente, al massimo ascoltare in silenzio.

I giochi terminarono con un pareggio tra i maschi, mentre a vincere fu una ragazzina con le guance rosse e il sorriso con le gengive. Il presepe non l’avevano ancora smontato. Potevamo pranzare nel refettorio, bastava che facessimo attenzione a lasciare tutto così come l’avevamo trovato. Ci toccò la panca più interna, che quasi sfiorava il crocifisso di legno. Faceva passare la fame. Le altre panche intonarono una specie di inno, noi il nostro non l’avevamo. Io mangiavo il mio panino sulla sedia all’angolo, sicché avevo solo una persona accanto. Potevo seguire i motivi sul pavimento, al massimo guardare la pianta di limone dalla grata di fronte.

Ci vennero a prendere i grandi con le loro macchine. In quella che capitò a me parlavano tutti, anche al semaforo. C’era un ingorgo davanti all’Albergo dei Poveri, con le scale piene di polvere e i muri opachi e vecchi. Nessuno scendeva e nessuno saliva. Gli altri in macchina non lo notarono neanche un secondo. Mi misi a pensare di salire quelle scale, di scenderle, di salirle un’altra volta. Si appannò il finestrino e cominciarono a fare due gocce di pioggia.

Seguii una goccia scorrere lentamente. Si unì a quella sotto, poi fu spinta verso sinistra e si fuse a quell’altro fiumicello di gocce, poi sparì. Gli altri nella macchina ridevano, io guardai la pioggia scendere per mille e mille gocce.

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2 Commenti a “contiene poche cose e qualche sicché”

  1. Considerovalore Scrive:

    in tutte le storie che scrivi ci sono delle frazioni di secondo o delle eternità che ho vissuto anch’io

  2. adamo Scrive:

    grazie mille per questo commento! grazie davvero

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