il post della pallina di mimosa alla più cessa

8 marzo 2010

In classe mia eravamo 3 maschi e mezzo. Devo spiegarvi il mezzo? No. E poi c’erano 25 femmine. I maschi se la facevano con le più puttanelle, io invece con le più cesse. In realtà essere cessa significava solo “non essere puttanella”, ma voi lo sapete che gli adolescenti hanno un cervello deforme e quindi è inutile che ti metti a spiegare a un adolescente come stanno le cose. In più, hanno i brufoli.

Così quando era l’8 marzo non si entrava in classe perché era una festa importantissima e molto sentita da noi tutti perché veramente ci tenevamo nel profondo del nostro cuore e con tutta la nostra vasta cultura a festeggiare le donne dell’universo intiero che tanti lutti addusse agli Achei. In pratica, c’era interrogazione di latino perciò ogni occasione era quella buona per far festa.

Nel campetto vicino casa (parliamo del 1987 perciò sarebbe un po’ come l’albero degli zoccoli) c’era una mimosa ma che dico enorme, diciamo leggendaria, con più mimose che un albero di mandarini! Insomma veramente gialla come il sole sui disegni dell’asilo. Essendo noi maschi il nostro compito era distruggere la mimosa per portare rami vaporosi in giro per le amene strade cittadine, vantandoci del nostro sesso e facendone medievale omaggio alle ragazze nostre compagne.

I miei tre amici, ma che dico amici, compagni di classe portavano i loro turgidi virgulti alle più bonazze. Andava un po’ a misura di tette. Se avevi la quinta ricevevi un ramo intero, se portavi la seconda un ramoscello mezzo moscio. Se eri racchia allora uh! ho finito le mimose! Tanta crudeltà è utile nella vita e poi si sa che gli adolescenti sono fatti per essere stronzi.

La racchia di cui non farò il nome in modo che nessuna lurker possa mai nei secoli pensare di essere lei medesima (e comunque le ragazze non si sentono mai racchie quindi non c’è pericolo) ricevette in regalo dal più perfido dei co-maschi una pallina di mimosa. Una sola. Nella sua mente era uno sfregio che l’avrebbe reso strafigo agli occhi dei compagni, ma la racchia, poveraccia, ci rimase una vera merda.

Il mio animo sensibile era combattuto. Se io regalavo alla racchia una mimosa come si deve i 3 co-maschi mi avrebbero preso in giro, la racchia avrebbe pensato a una carità e si sarebbe vieppiù incazzata e le altre ragazze mi avrebbero guardato come guardi chi ti stringe la mano dopo che si è messo le dita nel naso. Cosa potevo fare? Inoltre, io il latino l’avevo studiato, mannaggiammè che non ero entrato in classe.

Le co-ragazze puttanelle risolsero a modo loro. Presero i gonfi doni degli spasimanti e li scaraventarono nel più schifoso bidone dell’immondizia dell’angolo, accanto a “Bar Gino” e a “Pentol” (la e era caduta dall’insegna). Tennero per sè soltanto 1 pallina di mimosa e non rivolsero la parola a nessuno dei 3,5 co-maschi di classe. Io venni catalogato negli imbecilli fino a Pasqua, ma almeno così i co-imbecilli mi permisero di andare a giocare a bigliardino con loro, che era una cosa considerata molto truce. Poi me ne tornai a casa, e comunque odiavo fare assenza a scuola, odiavo rompere i rami di mimosa, odiavo le puttanelle e odiavo giocare a bigliardino. E valere solo mezzo voto.

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3 Commenti a “il post della pallina di mimosa alla più cessa”

  1. Marina Scrive:

    L’8 Marzo ricorda anche a me un episodio scolastico: un professore di latino, vedendoci con le mimose in mano ci chiese che giorno fosse. Noi gli ricordammo che era la festa della donna, e lui decise così di interrogarci tutte in latino. Dopo di che chiese chi ci avesse regalato le mimose e tutte, con orgoglio femminile, indicammo un nostro amico di classe, che devo dire le aveva distribuite equamente tra noi avendo strappato un ramo molto grande di mimosa.
    Il prof decise di interrogare anche lui in latino insieme a noi: da allora per scaramanzia nessuno più ci ha regalato delle mimose :D

  2. upclose Scrive:

    ma poverinaaaa

  3. adamo Scrive:

    eheh i prof di latino sono sempre i più perfidi ^^ grazie per i commenti!

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