il post di chi non sa nuotare

5 novembre 2010

Avevo comprato i jeans nuovi e mi andavano giusti giusti. In stazione c’erano un sacco di polacchi, il pullman li aveva scaricati a mezzogiorno, i maschi fumavano appoggiati ai pilastri, le ragazze chiacchieravano in cerchi da 3. Mi era venuto a prendere con la vespa, quando mi vide arrivare sorrise subito, perciò pensai che i jeans mi stavano bene, e sorrisi pure io. Mi diede il suo casco e così salii dietro, ingranò e imboccò piazza Garibaldi.

Lo tenevo abbracciato poco poco, perché mi scocciava che pensava che ero un tipo azzeccoso. Col casco non sentivo quello che mi diceva, ma penso che non diceva niente, cioè qualcosa così, tanto per dire, che poi andava bene lo stesso. Piazza Garibaldi era così piena di macchine. Prese il rettifilo che mi dovetti tenere meglio. La gente era troppa per strada.

Signore con le borse dei negozi, marocchini a vendere le cinte, i ragazzi con lo zainetto, la vecchia con le varici, il tizio che fuma, il poliziotto, un sacco di gente. Mi voltai con la faccia sulle sue spalle, che sentivo che aveva un odore troppo buono. Mi innamorai stando dietro alla vespa solo a guardargli il collo. Arrivammo ai Quattro Palazzi e prese per via Duomo, mi venne quella cosa nella pancia a fare insieme a lui la strada che invece facevo a piedi la mattina per andare all’università.

Entrò in Spaccanapoli che non si camminava veloce, perché la gente non si spostava. Così però lo sentivo quando parlava. “ci andiamo a prendere una pizzetta o un gelato che dici?” “boh come vuoi tu” “posiamo la vespa poi andiamo a prenderci due paste” “sì va bene”. Posò la vespa a San Domenico Maggiore e ce la facemmo a piedi. Aveva una t-shirt bianca e le braccia, quando scesi dalla vespa, ce le aveva gelate, le sfiorai.

“Entriamo qui a Santa Chiara, così stiamo un po’ tranquilli che dici?” “Sì sì, entriamo”. Io dicevo sempre sì, per me era uguale. Pure nel parcheggio di via Medina o nel Museo di Capodimonte, chi se ne fregava, bastava che stavamo vicini. Così entrammo nel cortile e ci mettemmo a sedere fuori dal chiostro. Il muretto era alto e facevo penzolare i piedi come i bambini. Lui si mise a ridere.

Mi parlava di un sacco di cose. Io rispondevo e annuivo e sorridevo, penso che bastava così.  Allora poi ci facemmo a piedi Gesù Nuovo e scendemmo per la Posta fino a Via Roma. Ci mangiammo due paste e parlammo di cose così, quelle che capitavano. Fu niente che ci trovammo davanti al mare. “Voglio stare sempre in una città di mare, lo sai?” “Perché?” “Guardalo. ” Lo guardai. Era il mare. Per me era solo il mare. Il mare.

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Un Commento a “il post di chi non sa nuotare”

  1. Stefi Scrive:

    …com’è profondo il mare…cantava Dalla ed io aggiungerei che… anche a nuotare si può imparare!
    Mi è piaciuto questo racconto anche se, confesso, mi ha molto immalinconita, sarà perchè vivo in una città senza mare?! :)

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