il post in cui gli eventi precipitano

19 aprile 2010

Il sole non scaldava più di tanto perciò tornai a casa presto dalla passeggiata. Avevo male a un polpaccio, il destro, e pensai di comprare un paio di scarpe nuove. Poi mi venne in mente che non avevo soldi così accesi la tv e rimasi a guardare quello che c’era, un vecchio telefilm lento e col doppiaggio da soap opera.

Non avevo fame né voglia di prepararmi qualcosa. In frigo c’era forse qualche uova, ma avevo scordato di comprare il pane, allora tanto valeva mangiare i biscotti. Si erano fatte già le sei ed era quel periodo dell’anno in cui il tramonto è più ricco di malinconia che di speranza. Un periodo che dura tutto l’anno.

Così cominciai a riordinare i libri per colore ma la polvere mi fece venire l’asma e andai in bagno a prendere l’inalatore. Avevo scordato la sciarpa in ammollo nel lavandino dalla mattina. L’acqua s’era ritirata e la sciarpa era circondata da piccole bollicine rosa, il colore dell’ammorbidente. Avevo le dita delle mani congelate.

Misi ad asciugare la sciarpa e finii tutti i biscotti. Erano ancora le 7, presto per andare a dormire, tardi per iniziare a far qualcosa. Così decisi di riordinare i libri per collana. A un certo punto mi stufai e andai a dormire. Tanto, era buio.

Sognai di camminare per la vecchia strada dove un tempo c’era lo scarico della fogna, dopo il traliccio e prima del ponte della tangenziale. La cagna nera aveva sgravato e quattro cuccioli succhiavano il latte tra i cespugli dietro il campo a maggese. Sotto i piloni del ponte c’erano vecchie carcasse di frigoriferi e un casco nero con una fiamma arancione. Il vento prese a soffiare più forte e misi le mani in tasca, poi me ne tornai verso casa.

La cagna cominciò a guaire, finché poi non la sentii più.

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