La regola dell’amico non sbaglia mai

3 agosto 2009

Il mio amato googleassegno è giunto nella sua cornicetta verdolina accolto da un mare di “ooooooh”. Indossate le cityscarpe e la citycamicia sono andato in banca a versare il frutto del mio ingegno. Due i cassieri: un megagalattico strafigo e una lesbica anni ‘80. Vi lascio indovinare quale dei due mi è toccato in sorte.

La lesbica indossava una parure minimal color lapislazzuli la cui più piccola pietra ricopre il Molise intero. Le unghie smaltate cobalto e uno strato di trucco denso come la crosta oceanica non devono essere sottovalutate. La commessa odia gli assegni della citybank, ha detto.

Pochi minuti dopo, alle poste, inviavo per raccomandata il mio ricorso al presidente illustrissimo ed eccellentissimo per una manovra di massa anti decreto Gelmini. In più, ahimè, c’era un improvvido ticket recapitatomi dopo #4 mesi, retaggio di un antico mal di schiena curato con 2 iniezioni al prontosoccorso una domenica d’inizio primavera. Un pezzettone del googleassegno bruciato così.

La fase numero tre era la più appassionante. Il mio amato pacco dagli USA è stato recapitato due volte: la prima, mentre ero a correre; la seconda, mentre il citofono era rotto. Dopo un’estenuante trattativa col solerte call center di PosteItaliane (solo 14 minuti d’attesa) ho deciso di andare a raccogliere il pacco al deposito dell’SDA, che a occhio e croce è collocato più o meno in culo al mondo.

L’unica possibilità era il taxi e ne ho scelto uno con un giovine le cui orecchie erano camuffate da campionario di piercing. La sua coda di cavallo stile Fiorello dava alla vettura un tocco di vivace folclore. Euro 7 e 10 di sgommate.

L’addetto dell’SDA mi ha guardato con un’aria affranta alla Maria Maddalena. Nella sua voce più macha possibile mi ha chiesto i documenti e poi mi ha lanciato un’occhiata che non passerebbe al checkin dell’aereoporto. Quand’è andato a prendere il pacco giuro sul numero 4 che sculettava. La nostra storia d’amore si è infranta al pagamento delle spese doganali, 35,09 euro che hanno ammazzato il mio googleassegno.

Ho prenotato il taxi Como16 sotto l’occhiata languida dell’Sda, intento a digitare un codice di tremila cifre al ritmo di due dito indice al minuto. Per ingannare il tempo mi son messo a leggere le fatture buttate nel raccoglitore della carta. Il nuovo tassista, l’orso Yoghi, ascoltava a voce enorme un’attualissima This is the rhythm of the night, una delle canzoni che più odio di sempre.

Ovviamente, quando mi ha chiesto: “le dà fastidio la musica?”, ho risposto no no. L’acuto più martellante è coinciso con la curva dell’Euro Torri. Terminata l’esibizione la radio ha proposto un’evocativa “Scat Man”, per poi esibirsi nell’agghiacciante “La regola dell’amico” degli 883. E’ stato lì che l’auto avanti a noi ha tamponato quell’altra, in pieno traffico. L’orso Yoghi si è lanciato in una manovra di disimpegno per la quale ha perso 2 litri di liquidi corporei. Io guardavo dal finestrino una vetrina di un pellicciaio evocando San Gaetano protettore dei disoccupati.

Il contatore è salito a 12euro. Giunti all’angolo di casa, il mio portafogli si è spalancato sul nulla. “aspetti qui per favore salgo a prendere i soldi”. Sono un essere previdente. Nel mio salvadanaio ci sono i soldini per i regali di Natale, in pezzi da 1 euro. Ne ho contati 12 e ho rifatto le scale, dando estremo saluto al frutto del mio ingegno.

Il prossimo googleassegno lo immergo nell’acqua di Lourdes.

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Un Commento a “La regola dell’amico non sbaglia mai”

  1. oscar Scrive:

    come ti capisco, non hai idea.
    ladri!

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