Lampadine viola

31 gennaio 2008

Sono in un prato, un prato di primavera, ma l’erba è secca e i fiori hanno i petali raggrinziti. Disteso sul verde, osservo le persone che passano il tempo senza accorgersi che il tempo passa. Una coppia si sdraia poco distante da me, lei è bella ed è sorridente, lui non ha volto, proprio non ce l’ha.

Vorrei vederlo in viso ma non posso, il sole mi acceca. Come per un impulso che non so spiegare mi alzo e mi sdraio accanto a loro. Inizio a parlare con lei, come se fossimo vecchi amici, ma non appena il ragazzo senza volto si accorge di me, comincia a piovere. Non so da dove arrivi quell’acqua, il cielo è blu, ma piove. Alziamo gli occhi, la pioggia ci avvilisce.

E’ subito mezzanotte. La strada è illuminata da lampadine viola. Un automobilista si ferma e mi dà un passaggio. Salgo in auto, e riconosco in lui un mio vecchio amico. Non parla, nè ride. Vorrei abbracciarlo, non lo rivedevo da tanto, ma mi fa un cenno col volto,  come se dicesse: “scendi”, così mi  ritrovo in una piazza con una fontana. Un bronzo che versa l’acqua da una brocca.

La gente ha caldo, e sorride coi piedi a mollo. I riflessi delle luci nell’acqua, qualcuno sorride a qualcuno che sta zitto. La loro presenza mi è insopportabile. Nel bar più vicino ordino una coca cola. Ai tavoli, fiori dai petali vellutati illuminati da lampadine viola. La gente mi osserva come se non avessi un volto.

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