lo scambio degli ostaggi

21 agosto 2006

semaforoUna delle grandi differenze che mi saltarono all’occhio quando mi trasferii a Parma da Napoli, e che ancora adesso mi fa sorridere, è il comportamento delle persone al semaforo. Dopo tantissimi anni in cui ero abituato a guardare a destra e a sinistra anche col verde e sulle strisce pedonali, qui a Parma mi sembrava una situazione buffa vedere che tutti aspettavano pazienti il proprio turno anche senza auto nel giro di un km.

Grandi masse di pedoni si affollano ai lati della strada, e si fronteggiano e si osservano in assoluta immobilità. Nessuno parla allo sconosciuto che gli sta accanto, (a Napoli si attacca bottone con assai più facilità) e con rassegnata abitudine attendono che appaia l’omino verde. Poi si muovono all’unisono, e si incrociano senza particolare interesse. Mi è sempre sembrato come nei film polizieschi, quando c’è lo scambio degli ostaggi.

Civile, anzi naturale, certo, ma indubbiamente inconsueto agli occhi abituati all’autogestione tipica di tanta parte delle città napoletane. E lungi da me criticare l’uno o l’altro comportamento, sia chiaro che non tutti i napoletani passano col rosso, così come non tutti i parmigiani aspettano il verde. Però io porto la mia esperienza, e posso testimoniare che il semaforo verde non è verde per tutti. Ad esempio capita che qualche automobilista si incazzi con te perchè lo rallenti sulle strisce mentre lui passa col rosso; o che un pedone che attraversi col rosso maledica l’auto di chi frena bruscamente per non investirlo. Qui invece anche alle 6 di mattina, se sei solo per strada, aspetti. E non sbruffi nemmeno!

Gran parte dei miei amici settentrionali sono affascinati dal traffico di Napoli, e trovano difficoltà a guidare in quel caos. Lo stesso si può dire del contrario, però, con amici napoletani che visitano Parma e devono gestire la guida in maniera differente da quella a cui sono abituati. Ormai però le cose si stanno gradualmente allineando nel senso di un maggior senso civico giù, e di una maggiore flessibilità quassù, e scommetto che sempre meno “emigranti” (che parola retrò vero?) si stupiscono dello scambio degli ostaggi. E meno male.

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