mi tendo la mano

3 Novembre 2007

Sono giunto all’incrocio. La mia strada mi ha portato qui, e mi vien da vomitare dalla consapevolezza. C’è il vento che mi fa lacrimare gli occhi, ma il cielo è bello e senza nuvole. E c’è il mare, gonfio di futuro.

Ho camminato molto lentamente. Qualche volta, per la fatica e per il dolore, mi son fermato al bordo della strada, a piangere e a riprendere fiato. Ho pregato che qualcuno mi tendesse la mano, ma nessuno è mai passato. Così mi alzavo da solo e più solo. E lentamente, camminando, ho smesso di pregare.

Il sole è basso all’orizzonte.
Nel vuoto in cui mi trovo ci sono io, con la mia serena incompletezza.
Immobile, non penso a niente. Voglio solo respirare e sentire il vento.
Se mi osservo da lontano, mi posso vedere.

Non sono che un uomo.

Domani è già arrivato. Non è quando ti svegli, ma è quando apri gli occhi.
Agire, o aspettare: agire, e piangere; aspettare, e morire. Il vento.
Nella mia immobile attesa, posso ancora scegliere di vivere.
Agire, e forse vivere. Aspettare, e forse capire.

E’ ora di capire, per divenire.

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