nascosto

4 luglio 2007

Pensai che forse non mi avrebbe notato nessuno. Così andai a prua, dove il vento era insolente e violento, ma non trovai un posto dove nascondermi. C’erano ragazzi che si baciavano al buio, coppie usa e getta che lasciavano al mare la testimonianza della loro consumabile passione. Tornai sul ponte.

Il gruppo di ragazzi fumava qualche sigaro. Si sentivano adulti, ma a me sembrano dei gran fessi. Eppure, li temevo. Li odiavo, ma non potevo fare a meno di cercare la loro approvazione perché nella solitudine non c’è mai vittoria. Pensai che forse non mi avrebbero notato se fossi stato in silenzio lì, a guardarli fumare, ma che forse si sarebbero ricordati che c’ero stato anche io.

Appena parlarono di farsi una puttana tornai in cabina. L’aria era calda ed il rollio mi dava la nausea. Pensai che forse nessuno mi avrebbe notato se avessi passato la notte a dormire, eppure non potevo, perché l’indomani tutti mi avrebbero considerato debole. Un uomo in pigiama mi spintonò. Entrai in cabina e vidi un mio amico che pisciava nel lavandino, ubriaco.

Salii al ristorante. Accanto all’ascensore c’era un piccolo divano, una pianta. La gente era troppa. Fuori, il vento si era fatto intenso e il mare mi faceva paura. Non sapevo da che parte andare. Continuai a camminare senza motivo. In questo modo avrebbero pensato che io sapessi dove stessi andando e mi avrebbero lasciato in pace. Per cui camminai fino all’alba, finchè non mi accorsi che nessuno mi stava più osservando, ma a quel punto non era più buio.

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