non puoi farci nulla
29 Novembre 2006Alla porta c’è un ragazzo con gli occhi gonfi di sonno perduto. Senza parlare, lascia che io guardi e si mette e rovistare nell’armadio. Nella stanza c’è un amico, che si sta rifacendo il letto. Si volta meccanicamente a vedere chi è, poi continua senza badare a me. Li lascio in pace e busso all’altra porta del pianerottolo, mi apre una ragazza scalza, coi capelli raccolti da un elastico e l’aria seccata. Senza parlare, mi lascia osservare. Vedo i piedi e le gambe di un uomo sdraiato sul letto, la luce azzurrina della tv accesa. Li lascio stare, e busso alla terza porta.
In strada c’è la domenica mattina, col rumore delle stoviglie dalle finestre aperte, i ricami del sole sull’asfalto e una vecchia che canta rime dimenticate da tutti:
“Oh dolce amore mio
l’attesa mi distrugge
la nostra vita sfugge
ritorna qui da me.
Oh cara innamorata
non stare più in pensiero
l’amore nostro è vero
ritornerò da te.”
Un balordo piscia dietro i bidoni dei rifiuti e nel ricordo della vecchia. Vorrei prenderlo a cazzotti, ma non sono che in un sogno, ed è ora che mi svegli.
