nuota, nuota

28 gennaio 2008

La maglietta era tutta stropicciata. “Arrivo subito!”, disse, e si precipitò per le scale. Puzzavano di detersivo, il cactus sembrava afflosciarsi e la luce illuminava le porte dell’ascensore. La vecchia demente succhiava un ghiacciolo sulla panchina, sola, le sottane rattrappite come le rughe del volto. “Eccomi!”, dichiarò.

In auto, c’era quell’odioso arbre magique verde. Si era fatto la barba, l’altro, aveva messo una camicia a fiori e sembrava un tamarro con quel nuovo paio di scarpe luccicanti. Ma aveva un buon odore e poi era sempre puntuale. “ciao, tutto bene?”. Lui annuì, tanto era di poche parole. Annuiva e basta. Ma andava bene così: c’è gente che parla e c’è gente che ascolta, ecco.

Nel parcheggio le auto erano gonfie di sudore. La carta dei giornali si appiccicava ai finestrini, assorbendo suoni e umori. Ogni tanto qualcuno scendeva a fumarsi una sigaretta, dopo. Quella sera fu veloce e anonima. Forse, per via della maglietta stropicciata, o per via delle scarpe luccicanti. L’aria si era fatta fresca, c’era quasi tutta la luna in cielo, tanti amanti in terra, e un uomo solo che nuotava nel mare, di fronte.

Scesero dall’auto, poi si aggiunsero altri e poi altri ancora. Lasciati i segreti nei cruscotti, la gente osservava quell’uomo solo nuotare. Invidiavano la libertà di quella calda solitudine d’acqua. L’alba era ancora lontana e il viaggio di ritorno, lungo.

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