penna e blocnotes

31 maggio 2008

Da bambino vedevo poco papà, perché lui lavorava sempre fino alle 6 e io andavo a letto alle 9. I miei ricordi di lui sono tutti in penobra, nelle sere invernali in cui tornava a casa a volte con qualche bustina di figurine nascosta nelle tasche della giacca.

Ogni tanto papà doveva andare al lavoro almeno un po’ anche nel giorno libero, ma qualche volta mi chiedeva se avevo voglia di stare con lui in ufficio ed io ero molto contento. In realtà non era un ufficio, ma una sede comune a tanti dipendenti, solo che io non lo sapevo e non è che la cosa facesse tanta differenza. L’importante era andare dove papà lavorava.

Era molto noioso star lì ad aspettare che lui finisse di parlare coi colleghi, e poi gli uffici erano grigi, sapevano di ferro e di pelle, di plastica e di inchiostro. Però potevo rovistare nel cassetto della scrivania e portare a casa un po’ di cancelleria. Un blocnotes, una matita nuova, a volte una pinzatrice oppure una bella gomma nuova. Ero molto felice quando capitava, ed avevo sempre tanta cura di tutti quegli oggetti.
Mi sembrava come se papà fosse un grande dirigente solo perché potevo uscire dall’ufficio con un blocchetto e una matita nuova.

Ieri ho perso il temperamatite e sono andato quasi in crisi. Non che mi servisse, ma se non c’è mi manca. E poi la mente ha fatto i suoi giri e mi è sovvenuto questo ricordo di 25-30 anni fa. L’ho scritto prima che svanisse nuovamente.

Tags: ,

Lascia un Commento

Bad Behavior has blocked 257 access attempts in the last 7 days.

Chiudi
Invia e-mail
Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok