Pensava peggio

5 gennaio 2019

Come se lo ricordava bene quel palazzo! una volta ci lavorava accanto, e quando ci passava lo guardava, ma senza interesse, giusto perché stava lì davanti e quindi che doveva fare. Adesso, non era sicuro, ma adesso che ci pensava ci dovevano essere otto targhe all’ingresso, lucide ma di diversi colori, una di un dentista forse, poi una sigla di quattro lettere e ci poteva giurare qualche avvocato coi suoi figli. Il custode del palazzo aveva sempre una maglia a scacchi, i baffi, e faceva un cruciverba. Gli era sempre sembrato uno di quelli che fa la copertina della settimana enigmistica, gli unisci i puntini e il primo orizzontale di quelli difficili.

E ora? e ora non gli sembrava possibile, eppure a quanto pare tutto era rimasto così come ricordava. Sui muri lo stesso colore, uno di quei colori che non stanno bene indosso a nessuno ma stanno bene a tutti i palazzi; le finestre del piano terra sempre chiuse e protette dalle inferriate, quasi arrabbiate per essere al pianterreno, e poi una, due, tre… otto targhe all’ingresso! Una nuova di zecca, e si vedeva, le altre uguali. Nessun dentista, ma uno psicologo. E la stanzetta del custode, identica, col vetro un po’ curvo e dietro 2-3 pacchi di amazon. Forse ci avrebbe trovato anche lo stesso custode, ma quel giorno non c’era nessuno, e questa era una delusione. Comunque sia entrò e salì al primo piano.

Non è importante quello che doveva fare lì, so solo che era al primo piano.

Quando uscì dal portone, il custode non era rientrato, e questa era una delusione più grande. Scese i tre gradini, e davanti agli occhi si ritrovò quella vecchia chiesa con i bidoni della Caritas nel cortile laterale. Fuori dal cancello, ma dall’altro lato, la pasticceria delle torte rettangolari con quei due sgabelli così scomodi: una volta ci aveva bevuto il caffé, ma solo perché non potè evitarlo. Il corso era bellissimo quando faceva freddo perché così la gente andava di fretta e non potevi vederne le facce. La piazzetta, con l’edicola che metteva i fumetti sul lato corto, con meno fumetti.

Pensava peggio! Pensava molto peggio. Certo, prima aveva le scarpe lucide e i capelli castani. Ma ora la metro era arrivata subito, e a casa nuova faceva caldo.

11 Commenti a “Pensava peggio”

  1. Attanasio Grunto Scrive:

    Come se lo ricordava bene quel blog! Una volta ci passava spesso, perché sapeva che ci avrebbe trovato nuove pagine, nuove storie, nuove emozioni. Adesso ci passava solo ogni tanto.
    Per fortuna.

    Bentornato, ammesso che tu sia tornato. Perché forse le vecchie pagine sparite raccontano un’altra storia…

  2. adamo Scrive:

    Grazie per avermi scritto, perché io non mi aspettavo nessun commento ed è stata una sorpresa.

  3. Attanasio Grunto Scrive:

    Spero sia stata una bella sorpresa, capace magari di farti tornare la voglia di scrivere un po’ più spesso.
    Non ho mai smesso di passare da queste parti, in effetti. E mi spiace davvero per le vecchie pagine che hai rimosso, che ogni tanto passavo a rileggere…

    Non riprenderai a scrivere, vero?

  4. adamo Scrive:

    Certo, una bella sorpresa.
    L’intenzione era quella di riprendere a scrivere: vediamo!

  5. Attanasio Grunto Scrive:

    Bene.

  6. Ciocci Scrive:

    Che bello leggerti di nuovo!

  7. adamo Scrive:

    Grazie! Ti abbraccio!

  8. Michele Scrive:

    Non so perchè pensavo a te e a quando leggevo Il tuo blog e mi son chiesto come stavi e se scrivevi ancora… una bella (ri)scoperta!

  9. adamo Scrive:

    Ti ringrazio tanto per avermi scritto!

  10. Stefania Scrive:

    Ciao Adamo,
    ma quanto tempo è trascorso…dai tempi di FF ed il giocone, poi in molti siamo transitati in Twitter… ma il tempo passa e non sono più tanto assidua sui social.
    Ritrovarti oggi e rileggerti è una gioia.

    Stefi

  11. adamo Scrive:

    Ciao! sì sono passati oltre 10 anni, incredibile! Fa tanto piacere anche a me questo tuo commento

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