Per cui, ciao

12 giugno 2007

4passi sulla Terra - ULTIMA parte

Ci sono mamma e papà, e ci sono i dottori e le infermiere. Oggi non mi riesco a muovere e infatti sto sul lettino mezzo addormentato. Fa molto caldo e papà mi ha preso in braccio, così ho guardato un poco il mare dalla finestra. Sono tornati i dottori e poi le infermiere e hanno detto qualcosa ma non li ho sentiti tanto bene. Mamma mi ha raccontato la mia favola preferita, quella del bimbo con il drago nella pancia. Il bimbo prende la spada e lo uccide e poi va sull’arcobaleno a giocare con gli amici dai capelli lunghi.
E’ bella quella favola. Mamma ha visto che chiudevo gli occhi e ha detto ciao. E io ho detto ciao.

———

Oggi, 21 anni fa

Lo zio ci sveglia di notte, saranno le 3. Alzatevi, vostro fratello è morto da poco. Così ci vestiamo senza dire una parola, poi ci mettiamo in macchina. Fa caldo a Nervi e nella notte si vedono pochi fari ed alcune luci sul mare. L’ospedale poggia quasi sulla spiaggia. A quell’ora, il custode non ha bisogno di chiedere nulla, basta vedere 2 ragazzini insonnoliti per capire in quale reparto stanno per andare.

Il viale di giorno è profumato di colori, di notte è cupo d’argento. I passi sono pesanti e l’aria umida. E’ vuoto e triste. C’è l’odore dell’alcool e del detersivo. Papà non dice una parola, le infermiere ci fanno passare come se fossimo delle persone importanti. Quella notte il bimbo che gridava era nella nostra stanza. Quella notte non toccava ad altre mamme, toccava alla nostra.

E poi mi chiedono se voglio vederlo e dico di sì che voglio. Ho 14 anni, sono grande, sì che voglio. E lui è quieto, calmo e sorridente. Ha la testa voltata a sinistra e le scarpine che gli piacevano. Somiglia a tutti e 3, anche a mia sorella. Per fortuna ora dorme. C’è mamma inginocchiata ai piedi del letto che gli tiene la mano. Non l’ho mai vista così. Non so perchè ma penso che lei avrebbe fatto a cambio. Ma anche papà, ma anche io, ma anche tutti, e mi sa che alla fine siamo stati accontentati tutti.

Ci fanno aspettare nel salottino accanto, quello dei parenti, finchè non è spuntata l’alba sul mare. Già. Poi torniamo a casa, e mamma telefona alla zia, e a mia sorella. Ma lei è piccola e al telefono ha detto che aveva comprato un vestito nuovo, così mamma si è arrabbiata. Ma lei era piccola e ci ha provato a restare bimba un altro po’, ma non ha potuto neanche lei.

Siamo tornati a Napoli, 8 ore in auto seguendo una bara bianca in autostrada. 8 ore di silenzio perchè mamma piangeva. Se mi concentro mi ricordo le targhe delle auto che passavano. Ci vergognavamo di vivere, i miei fratelli ed io. E la sera tutti a far finta di dormire nel primo giorno del medioevo della nostra vita.

Per cui, ciao.

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